innovazione multidisciplinare

Big pharma, competizione digitale

di Francesca Cerati


default onloading pic

3' di lettura

All’inizio del 2018 il Ceo di Novartis, Vas Narasimhan, ha reimmaginato la Società come un’azienda alimentata da dati, grazie ai quali è possibile trasformare completamente il modo in cui si sviluppano le terapie. A un anno dal suo insediamento, dal concetto di “ridifinizione” si è passati ai fatti. Sul piatto tanti ingredienti: espansione di bioterapie di nuova generazione (terapie cellulari e terapie geniche); prescrizione di terapie digitali; progressi nell'intelligenza artificiale e nell'apprendimento automatico; e poi i data science, il carburante per estrarre informazioni utili dai registri dei pazienti, accumulati in anni di ricerca.

Tutto questo in un orizzonte temporale che dimezza i canonici 10 anni di sviluppo di un farmaco. Anche secondo il report di Iqvia i farmaci innovativi influiranno positivamente sui mercati nel prossimo quinquennio, soprattutto in campo oncologico, per le malattie croniche e autoimmuni e per le malattie rare. Altro fattore interessante sarà l’applicazione della tecnologia in ambito medico, per migliorare la qualità di vita dei pazienti cronici, e per la prevenzione di alcune malattie. Molti di questi sono già stati approvati e altri lo saranno nei prossimi 5 anni. Su questo fronte dopo l’approvazione della Fda è già attiva da alcuni mesi negli Usa e in Canada la terapia digitale di Novartis Re-Set per fronteggiare le dipendenze: il software - che via app consente a chi ha soffre di dipendenza di seguire una terapia cognitivo-comportamentale sotto controllo medico - attende ora l’ok per l’introduzione in Europa. La terapia digitale sfrutta l’intelligenza artificiale per analizzare i dati inseriti dal paziente restituendogli un feedback non solo formativo ma anche premiante. La novità è che Novartis ha stipulato accordi con Starbucks e altri marchi famosi per tradurre questi premi in buoni-spesa.

Un netto cambiamento culturale che si concretizza anche con l’assunzione nei ruoli chiave di manager che arrivano da Google o Amazon, come Bertrand Bodson, Chief digital officer di Novartis da gennaio 2018. «Se il 2018 è stato l’anno in cui sono state messe a fuoco le tecnologie giuste, il 2019 è l’anno in cui ci si concentrerà su come adottarle - ci dice Bodson -. Ma sfruttiamo anche il machine learning e i big data per accelerare la scoperta e lo sviluppo di nuovi farmaci». Per esempio la stessa tecnologia che consente di taggare le foto su Facebook o Instagram può essere sfruttata per ordinare e raggruppare una serie di immagini digitalizzate di cellule trattate con miscele di diversi composti sperimentali. «Abbiamo un algoritmo per riconoscere i sottili cambiamenti nelle cellule quando vengono trattati con alcuni composti sperimentali - continua Bodson - Il computer a “rete neurale” è capace di predire quasi il 100% dei risultati quando le cellule vengono trattate con 100 composti misteriosi, anche a vari livelli di dosaggio».

E per captare le idee migliori in circolazione la farmaceutica svizzera ha anche creato Novartis Biome, una rete globale di laboratori di innovazione digitale che abilita startup tecnologiche. «L’idea è di dare impulso all’ecosistema della tecnologia della salute e offrire una via di accesso per lavorare con noi». E poi c’è lo sguardo alla Cina, il secondo mercato farmaceutico al mondo. Qui, Novartis ha firmato un accordo con il gigante tecnologico Tencent Holdings Ltd: la collaborazione si concentra sulle malattie cardiache e darà ai pazienti l'accesso ai servizi sanitari di Tencent, compresi promemoria per prendere le loro medicine e informazioni sulle condizioni della loro salute.

E sempre la Cina ha l’obiettivo di diventare leader nella terapia anti-cancro Car-T, la terapia cellulare (tisagenlecleucel) di Novartis che ha avuto già il via libera da Fda ed Ema e che consiste nel prelevare i linfociti T del malato e modificarli in laboratorio perché riconoscano le cellule tumorali. A oggi sono diverse le compagnie cinesi entrate in questo settore, ma già a dicembre 2017, il Cancer Research Institute segnalava che erano in sviluppo clinico 99 immunomodulatori mirati alle cellule T e 199 quelli in fase preclinica. A questo proposito abbiamo chiesto al nuovo ceo della divisione oncologia di Novartis, Susanne Schaffert, se temono di perdere il vantaggio acquisito in questo campo. «Si tratta di un’area terapeutica molto complessa, non è semplice espandere le capacità produttive mantenendo un processo efficace e sicuro, noi abbiamo la conoscenza e un processo stabilito che ci garantiscono la leadership».

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...