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Big tech, un aiuto dal virus e tasse non pagate per 46 miliardi

Amazon nella prima metà di quest'anno ha fatturato (in euro) 146,3 miliardi, il 33,5% in più rispetto ai 109,6 miliardi del corrispondente periodo 2019, doppiando Google e Microsoft

di Antonella Olivieri

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(ANSA)

Amazon nella prima metà di quest'anno ha fatturato (in euro) 146,3 miliardi, il 33,5% in più rispetto ai 109,6 miliardi del corrispondente periodo 2019, doppiando Google e Microsoft


3' di lettura

Mal comune, gaudio per pochi. Mentre l'economia tradizionale era paralizzata dal lockdown, i giganti del web, con poche eccezioni, non solo hanno continuato a prosperare, ma in alcuni rami di attività hanno addirittura ricevuto una spinta dalla pandemia. I dati raccolti dall'area studi Mediobanca - che sono aggiornati agli ultimi rendiconti disponibili, quelli del primo semestre - rendono bene l'idea di cosa succede quando la gente è chiusa in casa: food delivery, e-commerce, fintech si sono allargati consistentemente col virus. Sempre più potenti, i conglomerati del terzo millennio, seguendo la loro natura multinazionale, sono in grado di “ottimizzare” il pagamento delle tasse. Il fatto è che sono ormai talmente grandi che fanno piangere le casse statali. Solo a considerare i 25 maggiori gruppi del web e del software censiti nello studio, il risparmio fiscale degli ultimi cinque anni - calcola Mediobanca - è dell'ordine di ben 46 miliardi. Mancati introiti per i Paesi in cui operano questi colossi che in Borsa hanno surclassato tutti. Basti pensare che, messi insieme, i primi tre per capitalizzazione - Microsoft, Amazon e Google - valgono quanto il Pil della Germania.

Crescere col virus

L'effetto lockdown - che ha messo fuori gioco gli operatori tradizionali - è visibile nel confronto tra l'andamento del primo e del secondo trimestre dell'anno. Sempre nell'ambito dell'empireo del settore, i ricavi derivanti dal commercio online, che nei primi tre mesi erano aumentati del 21,1%, nei tre mesi successivi - quelli più impattati dalla crisi sanitaria - sono cresciuti del 40,4%. Col maggior utilizzo di strumenti elettronici, il fintech ha allungato il passo, con un incremento del giro d'affari salito dal +21,5% del primo trimestre al +30,5% del secondo. Ma il grande salto riguarda la consegna di cibo a domicilio, balzata dal +1,7% dell'inverno al +29,8% della primavera. Amazon nella prima metà di quest'anno ha fatturato (in euro) 146,3 miliardi, il 33,5% in più rispetto ai 109,6 miliardi del corrispondente periodo 2019, doppiando Google (70,7 miliardi rispetto a 67) e Microsoft (65 miliardi contro 57,2). Amazon inoltre ha visto crescere gli utili di un quarto. In assoluto i maggiori incrementi sono stati messi a segno da Nintendo, il gruppo giapponese dei giochi, con ricavi aumentati del 71,5% e i profitti del 303,4%. Non sorprende che, per contro, siano colate a picco le attività legate alla mobilità e al turismo: da aprile a giugno -47,4% i ricavi della mobilità condivisa; -74,9% le entrate di viaggi e prenotazioni online. Booking e Expedia le società più colpite.

Big tech a un passo dai massimi storici nonostante la pandemia

Fisco, il piatto piange

Grazie alla capacità di districarsi tra i Paesi a fiscalità agevolata, negli ultimi cinque anni le società considerate hanno evitato di pagare, complessivamente, 46 miliardi di tasse per un tax rate effettivo del 16,4%. Microsoft ha ottenuto un risparmio fiscale di 14,2 miliardi, Google di 11,6 e Facebook di 7,5. Dai bilanci delle società con base nella Penisola, risulta che lo scorso anno sono state pagate in Italia tasse per soli 70 milioni.

Beniamini della Borsa

Se il web non si ferma, la Borsa nemmeno. Nei primi nove mesi dell'anno bisesto le società del campione (quasi tutte quotate con l'eccezione del gruppo tedesco Otto, che è a controllo familiare) hanno messo a punto complessivamente una performance positiva del 30,4%, contro il -6% delle multinanzionali manifatturiere. Per dimensioni, testa a testa a fine settembre tra Microsoft e Amazon, entrambe sopra i 1.300 miliardi di euro di capitalizzazione (1.357 la prima, 1.345 la seconda). Segue Alphabet/Google con 852 miliardi di valore di mercato. Nei primi nove mesi rialzi a tripla cifra per le cinesi Meituan Dianping (+128,8%) e JD.com (+110,9%). In calo solo Automatic Data Processing (-21,7%), Booking (-20,3%), Expedia (-18,8%) e Baidu (-4,1%).

Chi li ferma più?

I big del web e del software sono diventati grandi rapidamente, a un ritmo dieci volte superiore a quello delle multinazionali manifatturiere: +118,3% i primi negli ultimi cinque anni, +10% le seconde. Analogamente gli utili sono aumentati mediamente, dal 2015 al 2019, al ritmo del 24,1% all'anno, mentre l'industria tradizionale ha segnato il passo con un +0,6% all'anno. Complessivamente i 25 gruppi analizzati da Mediobanca hanno superato i mille miliardi di giro d'affari, realizzando 146 milioni di utili netti e con in tasca 520 miliardi di liquidità da spendere a piacimento.

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