INNOVAZIONE

Big Usa in campo per Industria 4.0

di Luca Orlando

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(Adobe Stock)


3' di lettura

Confermare. E se possibile migliorare. Le grandi multinazionali Usa scendono in campo a difesa del piano Industria-Impresa 4.0, in un libro bianco pubblicato dalla American Chamber of Commerce (AmCham) che ha come obiettivo dichiarato quello di riportare il tema nel radar dell’agenda del nuovo Governo.

«All’esecutivo chiediamo di andare avanti - sintetizza il numero uno di Hewlett Packard Enterprise in Italia e presidente di AmCham Stefano Venturi - perché a questo paese serve più produttività. Qui si gioca la rifondazione dell’efficienza industriale dell’Italia: se vogliamo restare competitivi la direzione è questa».

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Il paper, realizzato in collaborazione con la Scuola S.Anna di Pisa, mette a confronto i piani dei principali paesi, evidenzia i fallimenti del passato (Industria 2015), analizza i primi risultati concreti per le aziende che hanno digitalizzato e messo in rete gli impianti. Una messa a terra che riduce i costi di manutenzione post-vendita fino al 40%, migliora la produttività del 5% grazie alla sensoristica intelligente, dimezza i tempi di fermo-macchina, abbatte i costi di magazzino e la percentuale degli scarti.

Risultati che spingono le imprese a chiedere che l’uscita da Industria 4.0 non sia nell’agenda pubblica, proseguendo e ampliando quello che è definito un investimento per il Paese, sfruttando questa fase di transizione politica come un’opportunità per consolidare quanto di buona già acquisito. un contributo, si legge nel rapporto, alla costruzione di un futuro per Industria 4.0 nell’interesse delle aziende associate e dunque nell’interesse del Paese ove operano e svolgono principalmente il loro business, l’Italia.

«Da un paio d’anni - prosegue Venturi - lo stock di investimenti italiani negli Usa supera quello statunitense in Italia. Investire in innovazione è un modo per tornare attrattivi. Industria 4.0 è un tema su essere follower non è affatto un buon affare».

Per le aziende associate ad AmCham, così come per molte realtà italiane, i benefici del piano sono visibili nel doppio risvolto cliente-fornitori, con gli incentivi in grado di rilanciare le commesse dei produttori di tecnologie così come gli investimenti in impiantistica evoluta e connessa.

«L’impatto positivo sul mercato è evidente - spiega Sandro De Poli, presidente e ceo di General Electric in Italia - e queste misure non vanno assolutamente smontate. Vuole esempi concreti? A Brindisi investiamo qualche decina di milioni per costruire una nuova linea produttiva nella manifattura additiva, mentre in Piemonte, a Cameri, stiamo raddoppiando la nostra dotazione attuale di stampanti 3D».

«L’automazione e la digitalizzazione - aggiunge il numero uno di Janssen-Cilag Italia e presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi - sono strumenti che caratterizzano il nostro sito di Latina, con impatti rilevanti su efficienza e qualità. Per continuare a crescere è fondamentale che le qualità espresse da questo impianto e da altre realtà 4.0 siano sostenute da una sempre più efficace collaborazione e supporto da parte delle istituzioni».

Il lavoro di AmCham proseguirà nei prossimi mesi con una survey tra gli associati ed una serie di proposte operative, anche se alcune linee guida paiono già emergere.

Tra queste, il maggior ruolo delle partnership tra pubblico e privato, la possibilità di promuovere in modo differenziato le tecnologie abilitanti considerate di maggiore impatto, l’ampliamento delle risorse finanziarie attraverso la modifica delle regole dei Pir o del Fondo di Garanzia per le Pmi.

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