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Bilanci, in arrivo gli standard europei per la sostenibilità

Efrag, braccio operativo Ue, sta pubblicando i principi obbligatori per le imprese. La Commissione europea vuole adottare gli standard entro il 30 giugno 2023

di Giancarlo Attolini

(ntinai - stock.adobe.com)

4' di lettura

Nel 2015 l’adozione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile e l’accordo di Parigi hanno segnato un cambiamento significativo nell’atteggiamento globale verso i cambiamenti climatici e la sostenibilità.

L’8 marzo 2018, la Commissione europea ha pubblicato un primo piano d’azione per la finanza sostenibile, con l’obiettivo di convogliare maggiori finanziamenti verso attività economiche sostenibili dal punto di vista ambientale, in particolare verso quelle attività che possono svolgere un ruolo cruciale nel raggiungimento di un’economia a zero emissioni e resiliente al clima entro il 2050. Il Piano d’azione per la finanza sostenibile comprende al momento le seguenti iniziative: la Corporate sustainability reporting directive (Csrd); la Sustainable finance disclosure regulation (Sfdr); la Eu Taxonomy regulation; la Low-carbon benchmark regulation.

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Nell’aprile 2022 l’Efrag, il braccio operativo della Commissione Ue, ha pubblicato per la consultazione 13 exposure drafts (Ed) preparati dalla Task force on european sustainability reporting standards. La consultazione si è conclusa l’8 agosto 2022.

Ci sono standard trasversali: Esrs 1 Principi generali; Esrs 2 Requisiti informativi generali, strategia, governance e valutazione della materialità.

Gli standard ambientali sono: Esrs E1 Cambiamento climatico; Esrs E2 Inquinamento; Esrs E3 Risorse idriche e marine; Esrs E4 Biodiversità ed ecosistemi; Esrs E5 Uso delle risorse ed economia circolare.

Gli standard sociali sono : Esrs S1 Forza lavoro propria; Esrs S2 Lavoratori nella catena del valore; Esrs S3 Comunità interessate; Esrs S4 Consumatori e utenti finali.

Poi gli standard di governance:

- Esrs G1 Governance, gestione del rischio e controllo interno;

- Esrs G2 Condotta aziendale.

Efrag finalizzerà la prima serie di Esrs entro la metà di novembre, nel rispetto della scadenza fissata dalla Commissione europea che mira ad adottare gli standard entro il 30 giugno 2023.

Inoltre, la direttiva Csrd prevede che Efrag prepari anche una “seconda serie di principi”: principi specifici per singoli settori; standard per le società non Ue; standard per le Pmi quotate; guida volontaria per le Pmi non quotate, ed emendamento ai primi 13 Esrs per implementare il “tetto” alle informazioni sulla catena del valore.

Sarà probabilmente adottato un approccio scaglionato per gli standard di settore, 41 standard settoriali saranno preparati quindi nell’arco di tre anni. Il primo lotto di standard settoriali dovrebbe riguardare le seguenti attività:

1 - cinque settori coperti dal GRI (il primo standard setter per la sostenibilità): agricoltura, estrazione del carbone, industria mineraria, petrolio + gas (upstream), petrolio + gas (mid-to downstream);

2 - cinque settori ad alto impatto: produzione di energia, trasporto su strada, produzione di autoveicoli, alimenti/bevande, tessile.

Le exposure draft del primo lotto di dieci standard settoriali potrebbero essere poste in consultazione da Efrag già nel marzo 2023.

Efrag metterà mano anche alla Guida per il reporting volontario Esrs nelle Pmi.

Gli standard Esrs in elaborazione dovranno consentire l'adempimento degli obblighi di reporting derivanti dalla Csrd, considerando anche le esigenze informative che scaturiscono dalla Sustainable finance disclosure regulation (Sfdr), dalla Eu Taxonomy regulation e dal Banking capital requirements regulation (Crr).

Efrag ha anche avviato un progetto per lo sviluppo della tassonomia Xbrl per la prima serie di Esrs: la consultazione pubblica avverrà nel maggio/giugno 2023. Gli standard saranno rivisti ogni tre anni.

La Csrd prevede, al momento, che la redazione e pubblicazione di report conformi agli standard Esrs avvengano obbligatoriamente alle seguenti scadenze: dall'esercizio 2024 per tutte le società già soggette alla direttiva Nfr (Non-financial reporting); dall’esercizio 2025 per tutte le società di grandi dimensioni; dall'esercizio 2026 per le Pmi quotate, istituzioni finanziarie piccole e non complesse, compagnie di assicurazione captive.

Le imprese obbligate dovranno incorporare nel loro reporting di sostenibilità anche le informazioni relative all’impatto sociale e ambientale della loro catena di fornitura: quindi le imprese più piccole potrebbero essere coinvolte nel reporting in modo riflesso. L’obbligo si applicherà inoltre a tutte le società extra Ue che realizzano nell’Ue un fatturato superiore a 150 milioni di euro. La direttiva Csrd prevede altresì l’obbligo di assoggettare a revisione indipendente il report Esg.

A livello internazionale l’International sustainability standards board (Issb) ha posto in consultazione l’Ifrs S1 General requirements for disclosure of sustainability-related financial information Ed e l’Ifrs S2 climate-related disclosures Ed.

Va anche registrata la proposta di regolamento della Sec Usa.

L’Issb è stato costituito dalla Ifrs Foundation nel novembre 2021 e sta cercando di recuperare rispetto al progetto europeo di Efrag.

Esistono alcune differenze tra l'impostazione di Issb e quella seguita da Efrag, in particolare sul tema della materialità. I tempi di Issb saranno meno stringenti di quelli di Efrag ed è auspicabile che questo consenta una migliore convergenza. Molte voci autorevoli, tra cui quelle di Ifac e del Consiglio nazionale dei commercialisti si sono levate in favore della convergenza e compatibilità tra gli standard europei e Issb.

La tassonomia Ue per le attività sostenibili, entrata in vigore il 12 luglio 2020, è un sistema di classificazione istituito per stabilire quali investimenti possano considerarsi sostenibili dal punto di vista ambientale.

L’obiettivo della tassonomia è prevenire il greenwashing e aiutare gli investitori a compiere scelte più rispettose dell'ambiente. Gli investimenti sono valutati in base a sei obiettivi: mitigazione dei cambiamenti climatici, adattamento ai cambiamenti climatici, economia circolare, inquinamento, effetti sull’acqua e biodiversità.

Un’attività economica può essere certificata ecosostenibile se contribuisce in modo sostanziale ad almeno uno dei sei obiettivi e contemporaneamente non espleta un impatto negativo significativo sugli altri cinque.

L’applicabilità della tassonomia verde per le banche commerciali è in fase di definizione da parte dell’Autorità bancaria europea (Eba). Nel marzo 2021, l’Eba ha proposto alla Commissione Europea di obbligare le banche a divulgare un indice di attività verdi (green asset ratio, Gar) e altri indicatori chiave di prestazione e nel gennaio 2022 ha pubblicato standard vincolanti per l'informativa sui rischi ambientali, sociali e di governance (Esg).

Inoltre, in base al regolamento Ue sull’informativa sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari (Sfdr) la Commissione Ue ha adottato nell’aprile 2022 gli standard tecnici (in vigore dal 2023) che gli operatori dei mercati finanziari dovranno utilizzare per la divulgazione delle informazioni relative alla sostenibilità e su come affrontano e riducono i possibili impatti negativi che i loro investimenti possono avere sull’ambiente e sulla società in generale.

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