COMUNALI

Bilanci di fine mandato, il primato di Pizzarotti: +11,5% di consensi

di Riccardo Ferrazza

(Contrasto)

3' di lettura

Ci sono cinque comuni capoluogo in cui i sindaci uscenti hanno visto incrementare il loro consenso tra i propri concittadini da inizio mandato ma che non si presenteranno (perché non possono in quanto al secondo mandato e per libera scelta) alle elezioni dell’11 giugno. Di contro, ce ne sono altrettanti “bocciati” nei sondaggi che chiederanno una prova di appello ai propri elettori candidandosi di nuovo alla guida della città. È il paradosso che salta agli occhi se si mettono a confronto i risultati di due edizioni della tradizionale governance poll del Sole 24 Ore sul gradimento dei primi cittadini realizzata con Ipr Marketing: quella del 2013 (la prima per i sindaci eletti nel 2012) e l’ultima, datata 2017.

Una classifica nella quale spicca una posizione in particolare: quella di Federico Pizzarotti. Partito sotto la soglia del 50% a inizio mandato (quando era ancora un esponente del M5S, primo del movimento fondato da Beppe Grillo a essere eletto in un grande centro per poi essere espulso come dissidente) ha scalato posizioni fino a guadagnarsi il podio con il 60,5% nell’ultima rilevazione, dove compare al terzo posto assoluto. Un delta positivo di ben 11,5 punti che fa ben sperare i sostenitori dell’ex dissidente grillino, già proiettato al ballottaggio del 25 giugno.

Loading...
I BILANCI DI FINE MANDATO

Rilevazioni sul gradimento ai sindaci da parte degli elettori (Ipr Marketing per Il Sole 24 Ore)

I BILANCI DI FINE MANDATO

L’unico altro sindaco uscente con un incremento di consensi tra il 2013 e il 2017 a doppia cifra è Ippazio Stefàno, pediatra alla guida di Taranto per due mandati consecutivi e per questo non immediatamente rieleggibile. Nel 2013 risultava ultimo in classifica. Stessa situazione per Massimo Cialente, sindaco dell’Aquila da un decennio e sei punti guadagnati dal 2013. Anche Ettore Romoli, classe 1938 e due mandati alla guida di Gorizia, ha fatto passi in avanti rispetto a quattro anni fa, varcando la linea del 50% (da 47 a 53). Marco Doria, sindaco arancione di Genova, chiude con un bilancio in positivo, almeno in termini di consensi (+4%). Benché sia alla sua prima esperienza ha deciso di non ripresentarsi.

Difficile pensare due città più diverse eppure Palermo e Cuneo sono accomunate per queste elezioni da una condizione: in entrambe le città il sindaco uscente si ricandida pur avendo perso consensi rispetto a inizio mandato. Leoluca Orlando, già sindaco tra il 1985 e il 1990 con la Dc e poi dal 1993 al 2000 all’epoca della Rete, è in carica per il suo terzo ciclo a Palazzo delle Aquile dal 2012 e conta di rimanerci pur avendo perso in quattro anni consensi (-4% rispetto al 2013). A 1.500 chilometri di distanza identica posizione per Federico Borgna, sindaco uscente di Cuneo arretrato nella governance poll di quattro punti mache si ricandida partendo dal 54% dei voti.

Tra i ricandidati in perdita di consensi c’è il caso di Maria Rita Rossa (Pd), sindaco di Alessandria. Ultima nella graduatoria del 2013 e posizione immutata nelle edizioni successive fino al 2017. Nonostante la maglia nera - 42% di consensi contro il 67,9% delle elezioni nel 2012 - è a caccia di un secondo mandato. «Ho dovuto tagliare la spesa corrente di 26 milioni, alzare le tasse e le tariffe, taglito contributi e benefit. Ora abbiamo un attivo di 2 milioni di euro. Tutte queste cose non portano consenso e voti». La parola passa ora ai 75mila elettori della città.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti