Interventi

Bilancio e debito, le due sfide europee segnalate da Visco

di Riccardo Rovelli

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

Sono al solito importanti e interessanti le «Considerazioni finali» che il governatore della Banca d’Italia ha presentato lo scorso il 31 maggio. Lo sono anche sui temi dell’Europa: e su questi ci sarà molto da discutere, nei prossimi mesi. Ne riprendo qui due, in merito al completamento dell’Unione economica e monetaria.

1) Secondo Visco «oggi, la necessità di disporre di una capacità di bilancio comune è divenuta ancor più evidente». E il Next Generation Eu (Ngeu, lo strumento temporaneo per stimolare la ripresa) è un passo importante in questa direzione. Ma Visco aggiunge due qualificazioni importanti. Primo: «Una risposta congiunta può essere necessaria anche nel caso di shock asimmetrici». Tradotto dal gergo degli economisti, questo vuol dire che l’Europa potrebbe voler intervenire anche nel caso di una recessione che colpisse un solo Paese. L’onere di tale intervento potrebbe essere condiviso tra tutti gli altri: stiamo parlando di introdurre nuovi meccanismi di solidarietà “assicurativa”.

Loading...

Ma a questo proposito – ed è la seconda qualificazione - «i programmi varati nell’ultimo anno potranno costituire un punto di riferimento per il disegno di meccanismi di natura permanente e dal funzionamento più agile». Qui Visco va direttamente contro l’opinione dei “frugali”: secondo i frugali, i meccanismi inventati per Ngeu dovranno scomparire al più presto; secondo Visco, qualcuno potrebbe utilmente sopravvivere oltre il 2026. Prima di Ngeu, queste sarebbero apparse proposte di fantascienza, per due motivi: (i) ogni strumento con un’esplicita natura assicurativo-solidaristica tra gli stati dell’Unione implica la condivisione di alcuni rischi; (ii) sono strumenti finanziati con nuove imposte: per la prima volta, l’Ue non si limiterà a ricevere risorse (falsamente) proprie (in realtà, sono un trasferimento dagli stati membri), ma deciderà da sé (ovviamente con il placet degli Stati) le caratteristiche delle nuove imposte europee, a cominciare da quella (già decisa) sugli imballaggi in plastica non riciclata, per continuare poi (speriamo) con carbon tax e digital tax e altre ancora. Ora, pare sostenere il governatore, è davvero cambiato il vento. Staremo a vedere.

2) Una capacità di bilancio comune richiede, naturalmente, di poter emettere debito comune. È quanto sta per avvenire, già questo mese, per finanziare i 750 miliardi di Ngeu. Con immensi benefici per i mercati finanziari e per lo status dell’euro come valuta globale. In merito al debito, Visco fa una considerazione importante, quasi rivoluzionaria: parla di «gestione comune di una parte delle passività emesse in passato da ciascun Paese, ad esempio attraverso un fondo di ammortamento». Si riferisce al debito già emesso dagli Stati membri: quello che, per l’Italia, è salito a fine 2020 al 156% del Pil (e grazie al quale la diminuzione del reddito disponibile delle famiglie è stata contenuta, lo scorso anno, a poco più del 2%, mentre il Pil crollava di quasi il 9%). Cosa vuol dire gestione comune (europea) di una parte del debito? Visco mette subito in chiaro che il debito «resterebbe responsabilità nazionale» e che «non si tratterebbe, in tutta evidenza, di cancellare le passività nazionali». Anche qui si aprirà certo nei prossimi anni un enorme dibattito. Il suo suggerimento infatti richiama ancora all’importanza di disegnare istituzioni comuni per il miglior esercizio delle responsabilità nazionali. È un concetto già espresso da Mario Draghi in un discorso del 2018.

Ma se questo è chiaro (e condiviso) in generale, cosa significa in particolare? Tutti siamo d’accordo che la prima responsabilità di ogni Paese è assicurare la sostenibilità del proprio debito, ma rimane un dubbio colossale: come ci ricorda Olivier Blanchard, cosa vuol dire debito sostenibile, in un mondo dove i tassi d’interessi sono prossimi allo zero (e comunque inferiori al tasso di crescita del Pil nominale)? Si potrebbe addirittura azzardare che, in un mondo siffatto, qualsiasi debito diviene sostenibile. Detto così, è una provocazione, ma è chiaro che la definizione di nuovi criteri (e regole) di responsabilità nella gestione delle finanze pubbliche è un tema sul quale ci sarà da accapigliarsi nei prossimi anni.

Per concludere, Ngeu e il nostro Pnrr sono un’enorme scommessa sulle nostre capacità di contenere i rischi adottando soluzioni comuni. Visco ci avverte che non finirà qui: finita l’emergenza e fatte (speriamo) le riforme, rimarrà il debito: «E andrà, gradualmente ma con continuità, ridotto il fardello del debito pubblico sull’economia».

Anche in questo caso, pur senza farsi carico del nostro debito, le buone istituzioni dell’Europa potranno continuare ad aiutarci. Sul come, ci sarà molto da discutere.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti