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Bilancio europeo: si accende il confronto e il Parlamento minaccia la bocciatura

In vista del consiglio straordinario di giovedì 20 febbraio, a Strasburgo gli europarlamentari chiedono al presidente Michel di evitare di formulare una proposta al ribasso e troppo lontana dalla posizione espressa dal Parlamento. E insistono su web tax e carbon tax per finanziare le politiche Ue senza pesare sui bilanci nazionali

dall'inviato Giuseppe Chiellino

Von der Leyen vuole 25% bilancio Ue contro cambiamenti climatici

In vista del consiglio straordinario di giovedì 20 febbraio, a Strasburgo gli europarlamentari chiedono al presidente Michel di evitare di formulare una proposta al ribasso e troppo lontana dalla posizione espressa dal Parlamento. E insistono su web tax e carbon tax per finanziare le politiche Ue senza pesare sui bilanci nazionali


5' di lettura

Strasburgo - Nessuno è disposto a scommettere un euro sulla possibilità la settimana prossima, il 20 febbraio, il consiglio europeo straordinario convocato dal presidente Charles Michel, trovi un accordo all'unanimità sul bilancio a lungo termine 2021-2027 dell'Unione europea (MFF nell'acronimo inglese). Ma almeno dovrebbe ripartire il dialogo, interrotto a dicembre scorso, davanti alla proposta della presidenza finlandese giudicata ampiamente inadeguata. Il Parlamento, che ha già presentato da mesi la sua proposta, mette le mani avanti e avverte: «Un accordo in Consiglio è importante – ha detto il presidente David Sassoli al termine della discussione in plenaria a Strasburgo – ma se non sarà coincidente con le posizioni del Parlamento, il Parlamento andrà fino in fondo». Andare fino in fondo significa bocciare l’eventuale decisione degli Stati membri di un bilancio troppo timido e troppo povero, senza cioè tutte le risorse considerate necessarie per continuare a realizzare le politiche tradizionali della Ue, dalla coesione all'agricoltura, dalla cultura alla ricerca, ma investendo adeguatamente anche sui nuovi bisogni, a cominciare dalla lotta ai cambiamenti climatici, ma anche la difesa e le migrazioni. «Ho apprezzato molto le posizioni di tutti i gruppi politici nel sostenere la determinazione ad andare fino in fondo» ha sottolineato Sassoli.

L'esercizio provvisorio
Un avvertimento esplicito al Consiglio e alle capitali: «I governi devono essere informati delle conseguenze negative di una eventuale bocciatura del budget pluriennale» ha sottolineato Jan Olbrycht, popolare polacco e correlatore del MFF. L'avvio dell'esercizio provvisorio dal 1 gennaio 2021, tra l'altro, avrebbe un effetto perverso per gli Stati membri perché si baserebbe sui dodicesimi del vecchio bilancio che comprendeva il contributo britannico, ma le risorse non potrebbero essere utilizzate per le nuove politiche comuni, proposte dalla Commissione e chieste dagli Stati membri.

Il nodo delle risorse proprie
Sassoli e il team parlamentare dei negoziatori, guidati dal presidente della commissione Budget, il belga Johan van Overtveldt, hanno insistito tra le altre cose su un punto: le risorse proprie, la capacità impositiva diretta dell'Unione europea per ora limitata ad una quota dei diritti doganali me che in futuro potrebbe estendersi ad altre voci, dalla web tax alla carbon tax, ampliando la capacità di spesa del budget comunitario senza pesare sui bilanci degli Stati membri che oggi assicurano circa l'85% delle risorse necessarie a finanziare le politiche europee. «La discussione sul bilancio e sulle risorse proprie deve procedere in modo parallelo» ha affermato Sassoli. «Per superare l'impasse sul quadro finanziario pluriennale – ha detto durante il dibattito Piernicola Pedicini (M5s) – l'Unione europea deve avere il coraggio di finanziarsi con risorse proprie introducendo una carbon tax e una seria web tax. I contributi nazionali non possono aumentare”. Sul tema risorse proprie concorda Patrizia Toia (Pd) ma con una buona dose di prudenza per evitare di prestare il fianco a chi potrebbe cogliere l'occasione di accusare “l'Europa” di imporre nuove tasse.

Per raccogliere risorse proprie la Commissione propone una base imponibile comune per le società, la semplificazione dell'Iva , il contributo sulla plastica e una quota degli Ets (Emission trading scheme). Il Parlamento appoggia queste ipotesi e aggiunge la web tax, la tassa sulle transazioni finanziarie e una “carbon border adjustment tax” per limitare l'ingresso nel mercato interno di prodotti che non rispettino i limiti europei sulle emissioni di CO2 facendo dumping ambientale.

I fondi per l'ambiente
La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, in apertura del dibattito, ha ricordato di aver chiesto agli Stati membri di tener conto delle richieste del Parlamento sulle risorse proprie, proprio per alleggerire la pressione sui bilanci nazionali. Sull'ambiente è stata netta: «Non accetterò nessun risultato che non garantisca che almeno il 25% del bilancio sia destinato alla lotta contro il cambiamento climatico, così come mi aspetto che il nuovo bilancio destini risorse fresche al Fondo per la transizione giusta, per sostenere le regioni e i lavoratori che saranno colpiti dalla transizione verde. Senza queste risorse non potremo farcela».

Charles Michel, assente al dibattito parlamentare, sta negoziando con gli Stati membri nel tentativo di arrivare ad una proposta di mediazione tra le varie posizioni da presentare nel fine settimane e da discutere al consiglio Affari generali lunedì 17 febbraio e poi al vertice con i capi di stato e di governo tre giorni dopo. Un compito arduo, tenuto conto delle distanze tra la proposta della Commissione, di un budget complessivo pari all'1,1% del Pil della Ue, quella del Parlamento che ha chiesto l'1,3% per poter finanziare tutte le vecchie e nuove politiche, quella degli Stati soprannominati “frugali”, che vorrebbero scendere addirittura all'1%, e quella degli Stati “amici della coesione” che temono un taglio alle politiche regionali e dunque chiedono un budget complessivamente più ricco e ambizioso. «Ma è un'ambizione – chiosa Patrizia Toia – che alla fine sarà misurata dai decimali posti dopo l'1%».

Tempi stretti
Intanto il tempo stringe. L'obiettivo iniziale della commissione Juncker quando a maggio 2018 aveva presentato la propria proposta, era di approvarla in Consiglio e in Parlamento entro fine 2019 in modo da poter dedicare il 2020 all'esame e all'approvazione dei vari regolamenti, in codecisione con il Parlamento, e dare modo e tempo agli Stati membri e alle regioni di predisporre gli accordi di programma e i programmi operativi per la gestione dei fondi strutturali e per lo sviluppo rurale. Il ritardo accumulato rischia ripercuotersi su tutto il periodo di programmazione, con danni rilevanti soprattutto per le amministrazioni regionali più deboli. E molte italiane sono tra queste.

Gli sconti da eliminare e la posizione italiana
In tutto questo, manca per ora una posizione italiana definita. Al di là delle dichiarazioni di principio su un budget pluriennale ambizioso, ribadite dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte nei giorni scorsi a Roma, non c'è una presa di posizione precisa sulle dimensioni del bilancio: «Un bilancio di 1.100 miliardi è senz’altro inadeguato» andando incontro quindi alle richieste del Parlamento, ma senza aggiungere dettagli, così come non si sono ancora espresse esplicitamente Germania e Francia, alle prese con problemi interni che inevitabilmente complicano il confronto europeo. Ciò che Conte ha detto con determinazione è che devono essere cancellati i cosiddetti “rebate”, gli sconti, di cui godono Germania, Svezia, Austria, Danimarca e Paesi Bassi, conseguenza dello sconto accordato al Regno Unito nel 1984, quando il bilancio era per due terzi destinato all'agricoltura. Su questo l'Italia ha un folto gruppo di alleati. Gli altri due punti su cui l'Italia di sicuro darà battaglia sono la difesa della politica di coesione, di cui è il secondo paese beneficiario e l'agricoltura di cui sono in discussione i criteri di distribuzione delle risorse che potrebbero essere molto penalizzanti per gli agricoltori italiani.

Per approfondire:
Il mega piano «green» dell’Ue parte con solo 7,5 miliardi di risorse fresche

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    Giuseppe ChiellinoUfficio centrale

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, Inglese, Francese

    Argomenti: Politiche europee, politica di coesione, fondi strutturali Ue, integrazione carta-web

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