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Bilancio Ue, un nuovo fondo per stabilizzare le economie in crisi

Le trattative per il nuovo bilancio della zona euro sono state difficili, perché alcuni paesi, come l’Olanda, temono che il nuovo fondo possa creare azzardo morale e frenare il risanamento dei conti pubblici

dal nostro inviato Beda Romano


L’audizione di Paolo Gentiloni all’Ue

2' di lettura

LUSSEMBURGO – Dopo sette ore di negoziato i ministri delle Finanze dell’unione monetaria si sono accordati nella notte qui in Lussemburgo sui delicati dettagli operativi di un nuovo bilancio della zona euro, che vedrà la luce nel quadro del prossimo bilancio comunitario 2021-2027. Il nuovo strumento finanziario, modesto ma innovativo, deve servire a sostenere la convergenza e la competitività, ma conterrà altresì (piccoli) elementi che potrebbero permettere di stabilizzare le economie in crisi.

«Si tratta di uno strumento innovativo rispetto agli altri strumenti finanziari dell’Unione», ha affermato in una conferenza stampa il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno. Per la prima volta, alle raccomandazioni-paesi, pubblicate ogni anno dalla Commissione europea, verrà associato denaro, proveniente dal nuovo bilancio. Le trattative sono state difficili, perché alcuni paesi, come l’Olanda, temono che il nuovo fondo possa creare azzardo morale e frenare il risanamento dei conti pubblici.

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«Non si tratta di un nuovo fondo di coesione. Tutti i paesi riceveranno denaro», ha precisato il presidente Centeno. I fondi verranno distribuiti sulla base di progetti d’investimento e di riforme. Per almeno l’80% del bilancio, la distribuzione si baserà su due criteri: la popolazione e il Pil pro capite invertito. Il tasso di co-finanziamento nazionale sarà pari al 25 per cento. Nel caso di “severe circostanze economiche”, così come definite dal Patto di Stabilità, il tasso di co-finanziamento potrà essere ridotto di metà.

Un’altra differenza rispetto ai normali fondi di coesione è la flessibilità del nuovo strumento: il 20% del bilancio potrà essere usato a favore di paesi che stanno affrontando “sfide particolari” e che devono essere sostenuti per particolari pacchetti di riforme e di investimenti. Sia la modulazione del tasso di co-finanziamento che la possibilità di usare quasi un quarto del bilancio per far fronte a questioni specifiche dotano indirettamente il nuovo strumento di elementi per stabilizzare le economie nazionali.

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La questione se usare il nuovo strumento anche per stabilizzare le economie in crisi, e non solo per esortare alla convergenza o alle riforme, è stata al centro di un acceso dibattito nelle file dell’establishment europeo. Nelle discussioni, ha prevalso il secondo aspetto, ma nella sua conferenza stampa giovedì 10 ottobre in Lussemburgo il commissario agli affari monetari Pierre Moscovici ha parlato «di primo passo significativo, più che simbolico». Di più bisognerà fare, ha aggiunto.

Secondo una prima stima, il nuovo strumento finanziario, la cui nascita dipenderà da un regolamento, riceverà dal bilancio comunitario fino a 17 miliardi di euro. L’intesa di questa notte prevede che i paesi possano aumentare la dotazione con un accordo intergovernativo. Questo aspetto, controverso in molti paesi, deve ancora essere negoziato, ha ammesso il presidente Centeno. Nella gestione del denaro, i governi avranno il compito, insieme alla Commissione, di valutare passo passo i progetti nazionali.

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