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Bill Bensley: «La sostenibilità non fa solo bene: è anche un ottimo investimento»

Incontro con l’architetto, paesaggista e interior decorator che ha firmato oltre 200 progetti di accoglienza nel mondo: «Così convinco gli imprenditori a tutelare le risorse e il territorio. Perché conviene a tutti»

di Sara Magro

Bill Bensley, architetto, paesaggista, artista, giardiniere, è stato definito da Vanity Fair Usa «il più pazzo dei più saggi designer». Progetta per i più importanti gruppi alberghieri internazionali, da Oberoi a Mandarin Oriental, da Rosewood a Four Seasons a Capella.

4' di lettura

Architetto, paesaggista, interior decorator e molte altre cose, Bill Bensley ha realizzato in 30 Paesi diversi più di 200 progetti, molti dei quali alberghieri, che illustra nel libro “More Escapism: Hotels, Resorts and Gardens around the World”, pubblicato a marzo (Thames Hudson, circa 82 € su Amazon). Dal Capella Ubud, nominato «best hotel of the world», all’imminente Samurai Camp di Okinawa in Giappone, dove gli ospiti arrivano in zipline, il suo interesse è sempre più focalizzato sul design sostenibile non solo come necessità ma come modello di business innovativo, di cui sintetizza gli standard in un White Paper. In questa intervista ci spiega perché essere sostenibili è più vantaggioso anche dal punto di vista economico.

Bensley, nel gennaio 2020 ha scritto il Sensible Sustainable Solutions White Paper (SSS), una guida pratica all’hotellerie sostenibile. Qual era il suo obiettivo?
«A ogni nuovo incarico i committenti mi mandano l’elenco dei loro standard, e mai una volta che riguardino la sostenibilità. Perciò mi sono deciso a scrivere una guida su questo tema nella speranza di rendere il mondo un posto migliore attraverso un «buon» design. SSS è la sintesi di ciò che ho imparato negli ultimi trent’anni sulla costruzione di alberghi a basso impatto e alto rendimento.

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Dove si può consultare?
«Tengo al fatto che SSS sia uno strumento utile per velocizzare il cambiamento verso pratiche più sostenibili; per questo è e sarà sempre gratuito (a questo link https://www.bensley.com/media/sensible-sustainable-solutions/).

Qualcuno ha cominciato a usarlo?
«Tra i fruitori ci sono importanti gruppi alberghieri come Six Senses, Marriott e IHG, sempre più impegnati nell’implementazione di soluzioni a basso impatto ambientale.

Business plan e sostenibilità possono andare di pari passo?
«Costruire tende invece di casermoni in cemento costa molto meno in materiali edili e non si abbattono alberi. Inoltre, una tenda nascosta nella giungla è decisamente più esclusiva e si può vendere a un prezzo molto più alto di una camera standard. Il denaro gioca un ruolo importante, soprattutto quando la scelta di sostenibilità si traduce in un prodotto migliore, a un prezzo di profitto più alto, a fronte di un investimento molto minore da parte dell’investitore.

Una camera di Capella Ubud a Bali. Non un albero è stato tagliato per realizzare questo progetto di 24 tende delicatamente appoggiate sul terreno di una vallata sacra per la popolazione locale.

Ha già realizzato qualche progetto di questo genere?
«A parte i miei hotel Shinta Mani (Bensley Collection), il Capella Ubud di Bali è un ottimo esempio. Inizialmente dovevamo occuparci solo del paesaggio di questo resort che avrebbe letteralmente cancellato la bellezza naturale di un’intera vallata. Sono riuscito a convincere l’imprenditore a passare da un hotel di 120 camere a un campo di 24 tende appoggiate delicatamente sul terreno. Inoltre abbiamo proposto un marchio di management più lussuoso – Capella appunto – che avrebbe permesso di aumentare il prezzo della camera: attualmente è la più alta dell’isola, e Capella Ubud è stato nominato «Best Hotel of the World» dalla rivista di viaggi Condé Nast Traveler».

Gli albergatori sono diventati più sensibili alla sostenibilità?
«Devono esserlo, perché lo sono i loro ospiti. Oggi i viaggiatori sono più consapevoli, e se hanno sentore di greenwashing ci mettono un attimo a scegliere un altro hotel che sembra loro più autentico e onesto. Eppure, proprietari e management tremano quando sentono parlare di design sostenibile, perché invece dei vantaggi, pensano solo a quanto gli costerà diventare ecologici. Per questo ho tolto la voce dai preventivi: se li accettano hanno automaticamente comprato una soluzione sostenibile. Poi man mano che i lavori procedono spieghiamo loro gli aspetti sostenibili del progetto, dove il bel design e la bioedilizia vanno di pari passo. Un esempio è il Worldwild, un mega progetto che dovrebbe aprire in Cina nel 2026. Inizialmente doveva essere uno zoo, invece diventerà una riserva protetta di 700 ettari a nord di Guangzhou: l’85% del terreno sarà lasciato alla natura e agli animali, e solo il 15% ai sei hotel e alle 2.200 camere».

In che modo un hotel può diventare un fattore di sviluppo per una comunità?
«Il nostro Shinta Mani Wild, in Cambogia, è un campo tendato sostenibile costruito per proteggere la foresta dal bracconaggio e dal disboscamento, in collaborazione con la ong Wildlife Alliance. Oltre all’impatto positivo immediato sull’ambiente, c’è stato un effetto anche sulla popolazione, grazie ai programmi di educazione ambientale della Fondazione Shinta Mani, la cui mission è trasmettere i vantaggi della conservazione del territorio rispetto al suo sfruttamento. Attualmente il campo impiega 120 persone, per il 70% locali. Prima dell’apertura dell’hotel, avevano poche speranze di trovare un impiego, a parte tagliare la legna e cacciare animali selvatici. Li abbiamo assunti per costruire il campo, poi alcuni di loro hanno frequentato la nostra scuola alberghiera e sono rimasti a lavorare in hotel. Ora sono dei professionisti e possono ambire a stipendi ben pagati».

Il Samurai Camp, con 25 tende sparse in una foresta vergine a Okinawa in Giappone. L’hotel, la cui apertura è prevista entro la fine del 2022, vuole essere una full immersion nella cultura nipponica antica. Gli ospiti arrivano in zipline, portati da una carrucola sospesa nel vuoto .

Come si mantiene la fondazione?
«Il 5% degli incassi dei nostri hotel va alla Shinta Mani Foundation, che ci permette a sua volta di usare il 100% delle donazioni raccolte. Con quei soldi scaviamo pozzi, compriamo filtri per l’acqua pulita, costruiamo e manteniamo scuole, seminiamo campi biologici, diamo cure mediche e microprestiti. Quel 5% basta per fare tutto questo».

Quanto contribuisce il design all’esperienza di soggiorno in hotel?
«Penso che il design sia una parte enorme dell’esperienza, anzi ne è l’essenza! Il design alberghiero dà la possibilità di creare un universo alternativo per le persone. Per qualche giorno, possono vivere in una realtà completamente diversa, dalle stoviglie in cui cenano al letto in cui sprofondano, al bagno in cui si immergono all’ascensore in cui salgono e scendono».

Come vede il futuro dell’ospitalità di lusso?
«Oggi essere sostenibili è essenziale per la nostra sopravvivenza. Il mio sogno è realizzare un giorno un hotel al 100% di materiali riciclati. All’inizio vedevo i committenti spaventati all’idea, ora drizzano le orecchie quando gliene parlo. Forse quel giorno è arrivato».


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