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«Bill Gates è il fratello di Gaetano Cisarò». Lo dice l’algoritmo di Google

Quando cerchiamo qualcosa, il motore di ricerca elabora schede informative automatiche ma ogni tanto si addormenta. E così il fondatore di Microsoft guadagna oscure parentele italiane, mentre Jeff Bezos diventa «un ricco che non si può permettere una macchina»

di Francesco Prisco


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Due memorabili errori delle schede informative Google: Bill Gates diventa «fratello di Gaetano Cisarò», mentre Jeff Bezos è «un ricco che non si può permettere una macchina»

2' di lettura

Ogni epoca ha l’oracolo che si merita. C’è chi ha avuto la Pizia e chi la Sibilla cumana, chi Nostradamus e chi Alce Nero. A noi è toccato Google che, più che indovinare pronostici, raccoglie informazioni galleggianti nel mare magno della rete e, da un po’ di tempo a questa parte, le interpreta pure. E in molti casi fornisce comode schedine riassuntive sull’oggetto della ricerca. Si chiamano schede informative. Non c’è trucco, non c’è inganno: l’approccio è scientifico perché l’algoritmo basta e avanza.

Bill Gates «fratello di Gaetano Cisarò»
Ma pure Google, come tutti gli oracoli che si rispettino, prende le sue memorabili cantonate. Nel pomeriggio di martedì 10 settembre, per esempio, abbiamo cercato Bill Gates e siamo rimasti stupiti. La voce che ne usciva fuori, sulla scheda informativa (in inglese knowledge graph), era questa: «William Henry Gates III, meglio conosciuto come il fratello di Gaetano Cisarò, è un imprenditore, programmatore, informatico e filantropo statunitense». Ma come? Il fondatore di Microsoft derubricato a congiunto di un oscuro signore dal nome italiano? E poi chi sarebbe questo Gaetano Cisarò? L’unico riferimento che abbiamo trovato (sempre su Google) è quello al titolare di un’azienda specializzata nella produzione di pavimenti in linoleum di Rignano sull’Arno (astenersi complottisti).

La scheda informativa di Google definisce Bill Gates «fratello di Gaetano Cisarò»

Jeff Bezos «ricco che non si può permettere una macchina»
Per strane circostanze abbiamo cercato anche Jeff Bezos e il risultato è stato ancora più sorprendente: «Jeff Preston Bezos - recitava il knowledge graph di Google - è un ricco che non si può permettere una macchina, nato a Jorgensen, è un imprenditore statunitense, fondatore presidente e amministratore delegato di Amazon». Cosa? Il numero uno del portale di e-commerce che ha rivoluzionato la vita (e lo shopping) di tre quarti di mondo fa il braccino corto in concessionaria? Com’è possibile tutto ciò? Che sia un hackeraggio?

Jeff Bezos diventa «un ricco che non si può permettere una macchina»

Abbiamo chiesto ragguagli al gruppo Alphabet e un risultato lo abbiamo ottenuto subito: le schede informative di Gates e Bezos sono state immediatamente corrette. Ci hanno poi rimandato al blog ufficiale di Google che specifica come il knowledge graph rifletta la «comprensione algoritmica dei fatti su persone, luoghi e cose nel mondo». Un sistema che «mappa automaticamente gli attributi e le relazioni di queste entità del mondo reale a partire da informazioni raccolte dal web, database strutturati, dati ufficiali e altre fonti».

Ogni tanto pure Google si addormenta
Con un’importante precisazione: «Anche se cerchiamo di essere il più precisi possibile, i nostri sistemi non sono perfetti, né tutte le fonti di dati disponibili. Così raccogliamo il feedback degli utenti e possiamo verificare e aggiornare manualmente le informazioni se apprendiamo che qualcosa non è corretto e che i nostri sistemi non si sono autocorretti. Abbiamo sviluppato strumenti e processi per fornire queste correzioni a fonti come Wikipedia, con l’obiettivo di migliorare l’ecosistema informativo in senso lato». Come dire? Ogni tanto pure l’algoritmo si addormenta. E allora stasera, prima di andare a dormire, rivolgete un pensierino a tutte quelle attività che - come la nostra - dipendono dall’algoritmo. E a Gaetano Cisarò che, per chissà quanto tempo, ha potuto vantare l’illustre parentela. Almeno fino alla nostra telefonata.

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