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Bambina di 5 anni scomparsa nel Catanese, il cadavere fatto ritrovare dalla madre: «L’ho uccisa»

La mamma aveva denunciato il sequestro della piccola da parte di tre uomini armati e incappucciati ma poi è crollata nell’interrogatorio con i carabinieri, ammettendo le sue responsabilità nella morte della figlia

Aggiornato martedì 14 giugno 2022, ore 15:30

Bambina uccisa nel Catanese, il padre della vittima sotto choc

2' di lettura

È finito l’interrogatorio di Martina Patti, la 23enne che ha confessato a carabinieri e procura di avere ucciso la figlia Elena di 5 anni. La donna avrebbe detto di avere agito senza capire quello che stava facendo. Non è riuscita a fornire una dinamica completa del delitto né del movente. La Procura sta predisponendo il suo fermo per omicidio pluriaggravato e occultamento di cadavere.

La piccola Elena sarebbe stata uccisa nella sua abitazione a Mascalucia (Catania) dalla madre che avrebbe poi portato e nascosto il corpo della bambina in un vicino terreno di campagna abbandonato, cercando di coprire il cadavere con della terra e cenere lavica. Il delitto sarebbe commesso dopo che la donna aveva preso la bambina all’asilo, mentre era sola in casa. È stata la stessa donna a far ritrovare questa mattina il corpo della figlia ai carabinieri, dopo aver confessato il delitto.

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Il rapimento ad opera di tre persone armate e incappucciate che la stessa madre aveva denunciato ieri, era solo una messa in scena per coprire l’omicidio.

La notizia del sequestro era girata sui social e aveva spinto la Procura di Catania ad aprire un’inchiesta, delegando le indagini ai militari dell’Arma. Sul post diventato virale si leggeva che la bambina era «stata rapita zona Piano Tremestieri verso le 15» e che «i probabili autori» sarebbero «tre persone incappucciate a bordo di auto» di cui «non si conosce modello colore e targa». Due scatti di Elena erano stati diffusi in serata dalla Procura perché ritenuti utili alle indagini. Uno è proprio di lunedì 13 giugno: si vedeva la piccola in un’immagine riflessa, indossare una maglietta a maniche corte bianca e un paio di pantaloncini gialli, mentre sembrava giocare serenamente. L’altra era dell’8 maggio, sembrava scattata all’asilo, ed Elena indossava il sopra di una tuta e, sorridente, mostrava un biglietto con in basso la parte finale della scritta «auguri mamma».

Gli investigatori avevano escluso che il sequestro fosse «opera della criminalità organizzata», che storicamente non vuole rapimenti e gesti eclatanti nel territorio in cui opera. Né che fosse «collegato a una richiesta di riscatto»: la famiglia non aveva problemi economici, ma neppure disponibilità tali da giustificare un sequestro estorsivo. La donna vive a Mascalucia, dove ha presentato la denuncia recandosi alla Tenenza dei carabinieri.

Accertamenti e rilievi erano stati eseguiti da militari dell’Arma del Ris di Catania anche su alcune automobili ritenute in qualche modo coinvolte nelle indagini. I genitori, al momento conviventi, e i familiari della piccola erano stati subito sentiti dai carabinieri per ricostruire frequentazioni e dinamiche. Già il sindaco di Mascalucia, Enzo Magra, aveva partalto non «di smarrimento o di fuga, ma di altro, probabilmente di dinamiche familiari».

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