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Bio, km zero e made in Italy: cresce l’attenzione alla sostenibilità della spesa

La conferma del trend in una puntata dell’Osservatorio “The world after lockdown” realizzata da Nomisma per Fileni

di E.Sg.

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La conferma del trend in una puntata dell’Osservatorio “The world after lockdown” realizzata da Nomisma per Fileni


3' di lettura

Il lockdown scaturito dall'emergenza sanitaria Covid-19 ha cambiato le abitudini di consumo degli italiani rafforzando in loro la sensibilità verso i temi della salute, della sicurezza, dell'origine e della sostenibilità dei prodotti alimentari acquistati. È quanto emerge dal focus sui trend dei consumi alimentari dell'Osservatorio “The world after lockdown” di Nomisma, il cui ultimo approfondimento è stato realizzato ad hoc per Fileni (azienda specializzata in carni bianche che punta sulla sostenibilità).

L’indagine (che indaga in maniera continuativa abitudini di consumo e aspettative relative al post Coronavirus su un campione di 1.000 italiani responsabili degli acquisti) evidenzia «come gli italiani negli ultimi mesi hanno fatto scelte più salutari orientandosi verso cibi di maggiore qualità e più sicuri, sia in termini di provenienza che in termini di metodi di produzione. Made in Italy e Km 0 sono diventati attributi centrali nella scelta dei prodotti alimentari (il 22% dei consumatori dichiara di aver incrementato gli acquisti in queste due categorie) coinvolgendo anche chi prima non era solito ricercare queste caratteristiche (il 28% ha cominciato ad acquistare prodotti alimentari provenienti da filiere corte proprio durante la quarantena)».

In crescita anche l'interesse verso i metodi di produzione biologica e sostenibile: «durante il lockdown, il 20% degli italiani ha preferito cibi prodotti con metodi a basso impatto ambientale, il 12% ha acquistato prodotti alimentari con packaging sostenibile e il 30% ha sperimentato i prodotti biologici per la prima volta.L'aumento della consumer base di prodotti a marchio bio si inserisce in uno scenario di crescita che interessa tutti gli indicatori di questo settore, +76% la superfice agricola coltivata secondo il metodo bio negli ultimi 10 anni e +66% il numero di operatori impegnati nella filiera dal 2008 a oggi e un valore dell'export pari a circa 2,3 milioni di euro (+2,6%)».

Sul mercato interno i dati Nielsen sugli Iper e Super evidenziano una crescita del +3,6% rispetto al 2018 e del +83% rispetto al 2014, facendo aumentare il peso del bio sul totale della spesa alimentare a valore che passa dal 2% al 4% in cinque anni. Complessivamente, ricorda Nomisma, le vendite di prodotti alimentari biologici in Gdo nel 2019 superano 1,3 milioni di euro. «Il lockdown – recita l’Osservatorio – ha accelerato la spinta verso l'alto del settore bio: dal 17 febbraio al 22 marzo 2020 le vendite di prodotti alimentari e bevande bio in Gdo (perimetro: Iper+Super+Discount+Lsp) hanno segnato un +20,1% rispetto allo stesso periodo del 2019.In particolare, è il comparto dei freschi quello su cui si è concentrata maggiormente l'attenzione dello user bio: +10% nei primi 3 mesi del 2020, con picchi nell'ortofrutta (+15%) e nella carne (+31%)».

La diffusione di pratiche sostenibili come l'agricoltura e l'allevamento biologici è infatti al centro del Green New Deal, la sfida ambientale comunitaria presentata dalla Presidente della Commissione europea che mira a progettare un nuovo sistema alimentare giusto, sano e rispettoso dell'ambiente. Minimizzare l'uso di pesticidi, fertilizzanti e antibiotici e convertire le terre agricole in agricoltura biologica sono i principali obiettivi della nuova politica alimentare Farm to Fork, uno dei pilastri del Green Deal.

Nell’approfondimento per Fileni nell'ambito dell'Osservatorio Lockdown Nomisma ha rilevato che «attributi come “origine 100% italiana”, “sostenibilità” e “biologico” sono per il consumatore assolutamente indispensabili nel carrello della spesa alimentare e, ancor di più su alcune categorie di prodotti. È il caso dei freschi e, in particolare della carne: il 71% dei consumatori reputa importante l'origine 100% italiana ma questa quota sale al 78% per la carne, il 51% cerca il marchio bio tra gli scaffali, ma ancor di più sul banco carne (54%). Altri fattori che entrano in gioco nella scelta della carne da acquistare sono l'assenza di antibiotici (importante per il 75% dei consumatori di carne), la preferenza verso carni da animali cresciuti all'aperto (66%), l'assenza di Ogm nei mangimi (65%) e l'alimentazione con soli mangimi vegetali (56%)».

Anche il packaging diventa portatore di messaggi green: 9 consumatori su 10 vogliono trovare nei supermercati carne bio con un packaging sostenibile e il 36% afferma che la confezione della carne bio dovrebbe essere riciclabile al 100%, compostabile (17%) o comunque contenere meno plastica possibile (16%). L'11% degli user di carne bio, vorrebbe trovare in etichetta informazioni sull'impatto ambientale dell'imballaggio.

«Istituzioni e consumatori chiedono a gran voce un sistema alimentare più sano e che rispetti l'ambiente e l'allevamento biologico gioca un ruolo fondamentale nel raggiungimento di questo obiettivo. Fileni – afferma Roberta Fileni, membro del Cda del Gruppo – è stato un pioniere nell'ambito della sostenibilità: abbiamo molto a cuore il benessere degli animali, che vengono allevati nelle migliori condizioni all'interno di una filiera biologica, e il futuro del nostro pianeta che difendiamo anche attraverso la scelta dei migliori e più innovativi packaging sostenibili per i nostri prodotti».


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