L’inchiesta

Bio-On, rischio fallimento: buco nella liquidità

L’indagine a Bologna: tra 2017 e 2018 bruciata cassa per 46,7 milioni

di Ivan Cimmarusti


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(Italy Photo Press)

2' di lettura

In ballo c’è la continuità aziendale di Bio-On spa. Il rischio di un fallimento, con conseguente apertura di un procedimento per bancarotta, si affaccia sull’indagine per false comunicazioni sociali e manipolazione del mercato della Procura di Bologna. È la posizione finanziaria netta a svelare il buco che è stato causato in un anno: tra il 2017 e il 2018 si è passati da +24,2 milioni di euro a un -22,5 milioni. Una grave variazione netta in negativo di ben 46,7 milioni.

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Uno scenario «celato» dalla forza comunicativa di Marco Astori, patron e socio-amministratore di Bio-On spa, autore di quella scalata «fittizia» attraverso il piano industriale 2017-2020, strumento per assumere una posizione di leader. Eppure, carte societarie alla mano, i problemi sembrano nascere da lontano. Dal 2014 al 2017 la società risulta aver bruciato regolarmente liquidità. A mancare sono i flussi in entrata.

Il procuratore aggiunto Francesco Caleca e il sostituto Michele Martorelli hanno ricostruito questo sospetto impoverimento delle casse societarie, attraverso le analisi investigative del Nucleo di polizia economica-finanziaria della Guardia di finanza di Bologna, al comando del colonnello Luca Torzani. A influire sulla posizione finanziaria sono tre aspetti: l’aumento dell’indebitamento bancario (+24 milioni), la diminuzione di titoli dell’attivo circolante (-13,2 milioni) e il decremento delle liquidità disponibili (-9,3 milioni). E così, nel volgere di un anno, Bio-On è passata da un attivo di 24,2 milioni a un passivo di 22,5 milioni.

I dettagli del Rendiconto finanziario parlano chiaro: risulterebbe un flusso operativo positivo per 9 milioni, ma a fronte di oltre 50 milioni di ricavi iscritti e di 19 milioni di riscontri passivi di natura contabile. Si tratta di un contesto finanziario da tenere sotto analisi, anche perché a decorrere dal 2017 risulta un indebitamento bancario (al 31 dicembre 2018 era pari a 40,5 milioni), con liquidità residue per 6,6 milioni e titoli a breve per 11,5 milioni.

Altro capitolo, ma sempre connesso alla posizione finanziaria, riguarda il bilancio 2018, in cui sono riportate una serie di operazioni su cui gli inquirenti esprimono perplessità. A partire dalle cessioni di licenze per complessivi 16 milioni (di ricavi e crediti) con Aldia spa e Liphe spa, che secondo i riscontri sarebbero fittizie.

Altro aspetto emerso riguarda le modalità attraverso cui sono state portate a termine le operazioni di partenariato con U-Coat spa, Amt Labs spa, Eloxel spa e Zeropack spa. Stando alle analisi investigative, gli accordi – strettamente correlati ad aumenti di capitale sociale – risulterebbero sintomatici di «conferimento di fatto». Per questo, si ipotizza, si sarebbe resa necessaria una relazione giurata di un esperto nominato dal tribunale, secondo quanto prescritto dall’articolo 2343 del codice civile, cosa che però mancherebbe.

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