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Bio-on, conto per il mercato oltre i 400 milioni. I Pir usciti in tempo

Del miliardo bruciato, la gran parte, esclusa i soci storici, va ricondotta ai piccoli risparmiatori: insieme ai fondi, ai massimi estivi avevano virtualmente in tasca circa 500 milioni, oggi ridotti a 70 per un “buco” di 430 milioni

di Matteo Meneghello

Norges Bank (Bloomberg)

3' di lettura

Un parterre di investitori numeroso, con BlackRock, Kairos (Gruppo Julius Baer), Allianz, Norges bank, Azimut, Az fund, Generali (fra gli altri) che hanno fatto il loro ingresso nel capitale tra la metà del 2017 e il 2018, l’anno vero del boom. Dopo il primo assaggio c’è chi ha incrementato. Rimanendo però su posizioni tutto sommato marginali, in gran parte dei casi mantenute fino a poco tempo fa. Chi ci ha rimesso, nello sboom del titolo di Bio-on all’Aim, è stato il retail, e solo in misura minima guidato dai Pir. Del miliardo bruciato sul mercato (la capitalizzazione massima era stata di 1,3 miliardi, oggi vale poco più di 200 milioni), la gran parte, esclusa i soci storici, va ricondotta ai piccoli risparmiatori: insieme ai fondi, ai massimi estivi avevano virtualmente in tasca circa 500 milioni, oggi ridotti a 70 per un “buco” di 430 milioni .

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Secondo quanto confermano i dati di Bloomberg, Bio-on ha incontrato fin da subito l’interesse di molti investitori istituzionali. Tutti hanno voluto mettere un chip sull’unicorno dell’Aim. In realtà, però, senza esagerare. Le posizioni cristallizzate alla data di ieri non si discostano granché dalla fotografia scattata a fine 2017. E dopo il 2018, quando il titolo ha raggiunto il massimo storico sforando quota 70 euro (con un rialzo del 1400% rispetto ai 5 euro con cui aveva debuttato all’Aim il 24 ottobre 2014), i fondi hanno confermato le loro scelte.

Chi ha scommesso di più in assoluto è stata Norges bank, con una posizione che alla fine del 2018 aveva raggiunto 432mila azioni. Posizione non diversa per Julius Baer, che con Kairos ha comprato a inizio 2018 un pacchetto di 547mila azioni, poi assottigliato a 420mila a fine anno e poi scesa a 319mila, sempre secondo i dati di Bloomberg; la società afferma che la quota è stata ulteriormente assottigliata, a 248mila. Chi è arretrato di più è stata Blackrock. Nel boom del 2018 ha incrementato da 16mila azioni a 70mila, poi salite a 99mila nel terzo trimestre; ora però ha dimezzato la posizione, passando a 58mila azioni. Ha venduto anche Generali, che dalle 94mila azioni del primo trimestre di quest’anno è passata a 54mila, sempre secondo i dati più recenti.

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Si tratta però, di noccioline. Il panico vero da vendita è stato tutto appannaggio del mercato retail. E non di quello passato attraverso i fondi, visto che ora che il vaso di Pandora è aperto, si scopre che nemmeno i portafogli Pir (fatta eccezione per la già citata Kairos, comunque presente in misura ridotta) movimentavano più di tanto. «Le principali case di gestione, sia estere come Fidelity, Axa, Schroders, sia domestiche come Eurizon, Mediolanum, Anima - spiega Francesco Paganelli, analista di Mornigstar -, non avevano alcuna esposizione in base agli ultimi dati a nostra disposizione».

«I fondi Pir di Mediolanum Gestione fondi non sono investiti in Bio-on da oltre un anno, l’ultima vendita risale a luglio 2018 - dice Stefano Colombi, direttore investimenti Mediolanum gestione fondi-. Ciò in relazione al fatto che il team di gestione ha ritenuto che in considerazione delle prospettive di crescita del business, a valle delle valutazioni fondamentali nel 2018 in termini di price/earnings, non c’era l’opportunità di continuare a investire». Mgf, conferma Colombi, è il primo investitore domestico sull’Aim (75 milioni di euro e oltre 50 società).

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