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Biocarburanti, Eni rafforza la produzione

di Nino Amadore

(exclusive-design - stock.adobe.com)

3' di lettura

È un altro passo avanti nel percorso di rafforzamento della produzione di biocarburanti. E aggiunge un nuovo segmento a quelli già esistenti che fa di Gela un sito produttivo strategico nella geografia degli impianti Eni.

Su queste direttrici si muove il progetto per la costruzione del nuovo modulo produttivo nella bioraffineria di Eni a Gela, dedicato alla produzione di biofuel per gli aerei che già dà lavoro a oltre mille operai diretti e che si prepara a questo nuovo potenziamento della produzione, in un’ottica di transizione ecologia finalizzata alla decarbonizzazione. 

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In questo caso si tratta dell’impianto che, una volta completato, produrrà un biofuel destinato solo gli aerei: «Oggi – spiega Michele Viglianisi, responsabile di Bioraffinazione e Supply di Eni – noi anche in assenza dell’impianto di cui stiamo parlando, cioè quello di Gela, stiamo già producendo biojet. Ma per farlo utilizziamo una bioraffineria e una raffineria tradizionale in modo integrato. Faccio un esempio: produco nella bioraffineria di Gela un semilavorato di origine biologica e poi a Livorno faccio l’altra parte di lavoro. Domani tutto questo sarà fatto unicamente a Gela e anche a Venezia. Perché stiamo sviluppando unità per la produzione di biojet sia a Venezia che a Gela, però, dal punto di vista della qualità del biojet Gela arriverà prima».

In questa fase l’Eni Biojet è il Saf (Sustainable aviation fuel) prodotto nella raffineria Eni di Livorno, in sinergia con la bioraffineria di Gela, da materie prime di scarto, grassi animali e oli vegetali esausti: il Saf viene miscelato al 20% nel carburante Jet Fuel Eni.

La bioraffineria di Venezia, a Porto Marghera, è il primo esempio al mondo di conversione di una raffineria di petrolio in bioraffineria per la produzione di biocarburanti idrogenati ottenuti da materie prime biogeniche; è in esercizio dal 2014.

Dal 2019 Eni ha avviato la bioraffineria di Gela dove, a marzo dell’anno scorso, è stato avviato e collaudato il nuovo impianto Btu (Biomass Treatment Unit), che consente alla bioraffineria di utilizzare fino al 100% biomasse di scarto. Eni punta entro il 2025 a raddoppiare la capacità delle proprie bioraffinerie fino a raggiungere 2 milioni di tonnellate ed entro il prossimo decennio la capacità di bioraffinazione Eni crescerà fino a 6 milioni di tonnellate l’anno.

Per il nuovo “modulo” di Gela è stato pianificato un investimento di una settantina di milioni: il progetto è già stato presentato ed è allo stadio della valutazione di impatto ambientale.

«Il progetto in questo momento si trova al ministero della Transizione ecologica e quindi in fase di autorizzazione – aggiunge Viglianisi – . Devo dirle che abbiamo registrato un grande interesse da parte dei funzionari del ministero che sono venuti a Gela a vedere da vicino caratteristiche, area e prospettive anche di natura sociale. Ci auguriamo che l’autorizzazione arrivi entro l’anno».

Intanto i tecnici dell’Eni stanno andando avanti nella fase di progettazione dell’intervento con l’obiettivo di cantierizzare l’opera entro l’anno una volta ottenute tutte le autorizzazioni. La realizzazione dovrebbe essere completata entro il primo semestre del 2024. Grazie all’unità che sarà costruita a Gela, Eni sarà in grado di produrre fino a 350.000 tonnellate di biojet all’anno che si sommeranno a quelle prodotte da Venezia: in totale, come Eni con queste due bioraffinerie, saranno prodotte oltre 500.000 tonnellate all’anno di biojet.

«Pensiamo – conclude Viglianisi – che si possa decarbonizzare con il biojet oggi, ma naturalmente devono essere compiuti passi in avanti ed è importante la ricerca anche su altri possibili strumenti».

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