Pmi ad alto potenziale

BioDue, non raddoppia al listino Mta ma lascia l’Aim Italia

Il gruppo fiorentino attivo nella produzione e commercializzazione di dispositivi medici, sarà il quarto deal di acquisto di Armònia Sgr (e il primo riguardante una società quotata) dopo il brand dell’abbigliamento Aspesi, il fornitore di estensioni di assistenza a elettrodomestici Estendo e il fornitore di servizi di prevenzione incendi Gsa

di Valeria Novellini


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(Agf)

4' di lettura

Aveva annunciato l'intenzione di passare dall'Aim Italia al Mta e a inizio 2018 aveva anche appositamente rafforzato la struttura manageriale, procedendo alla nomina a Cfo del precedente direttore amministrativo Emanuele Angellotto e all'inserimento di 3 nuovi dirigenti con esperienza ultradecennale nel settore farmaceutico per lo sviluppo dei brand di proprietà. Invece BioDue, gruppo fiorentino attivo nella produzione e commercializzazione di dispositivi medici, sarà il quarto deal di acquisto di Armònia Sgr (e il primo riguardante una società quotata) dopo il brand dell'abbigliamento Aspesi, il fornitore di estensioni di assistenza a elettrodomestici Estendo e il fornitore di servizi di prevenzione incendi Gsa.

Lo scorso 6 agosto infatti Aurora Dodici, veicolo di investimento facente capo ad Armònia SGR (e partecipato anche da Fidim Srl della famiglia Rovati: fra l'altro Luca Rovati è fondatore e Vice Presidente di Armònia SGR), ha annunciato di aver siglato un contratto preliminare di compravendita per acquisire il 48,6% di BioDue al prezzo di 6,5 euro per azione, ed in particolare il 23,15% da Ruffo Benedetti (che uscirebbe del tutto dalla compagine sociale), il 20,31% dal presidente Vanni Benedetti (che continuerebbe a detenere una quota del 17,19%) e il 5,14% da Pierluigi Guasti (a cui rimarrebbe una quota del 13%).

Prevista Opa totalitaria per delisting a 6,5 euro per azione

Sul rimanente 20,68% del capitale sociale di BioDue che rappresenta il flottante (la società detiene azioni proprie per lo 0,53% del capitale) sarà lanciata un'Opa finalizzata al delisting sempre al prezzo di 6,5 euro per azione. Vanni Benedetti, figlio di Sion Fulvio Benedetti che fondò l'azienda nel 1986, continuerà a occuparsi della gestione societaria in veste di amministratore delegato e, unitamente a Pierluigi Guasti, siglerà un patto parasociale con il futuro nuovo azionista di maggioranza Aurora Dodici.
L'annunciata operazione evidenzia l'interesse da parte dei fondi di investimento verso società dell'Aim Italia contraddistinte da un track record di attività consolidato e risultati positivi. BioDue ha chiuso l'esercizio 2018 con ricavi complessivi in aumento del 14,5% a 41,5 milioni, un ebit balzato del 69,1% a 5,4 milioni e un utile netto apparentemente in lieve flessione (-3,3%) a poco meno di 4 milioni, ma che si confronta con un dato 2017 di 4,1 milioni che beneficiava di plusvalenze da rivalutazione per 2 milioni. Solida anche la situazione patrimoniale, con un rapporto Debt/Equity al 31 dicembre 2018 pari a 0,45 volte (quindi decisamente contenuto) pur in presenza di investimenti complessivi nel 2018 pari a 7,4 milioni, di cui 1,4 per l'acquisizione del 43,42% di Farcoderma Srl (azienda bergamasca attiva nel medesimo settore di attività di BioDue) e 6 destinati ad altre attività di cui 4,8 finalizzati alla produzione di soft-gel (formulazione per la somministrazione per via orale di principi attivi racchiusi in un guscio di gelatina).

Il gruppo evidenzia risultati positivi e distribuisce dividendi

Lo scorso 5 giugno è stato distribuito agli azionisti un monte dividendi complessivo di circa 1,1 milioni (0,1 euro per azione), corrispondente a un pay-out del 29,4% sull'utile netto della capogruppo e del 27,8% sull'utile netto consolidato. Nel 2017 il dividendo era ammontato a 0,06 euro per azione, con un pay-out del 34% sull'utile netto della capogruppo e del 16,2% sull'utile netto consolidato. Per gli esercizi 2019 e 2020 il consiglio di amministrazione di BioDue aveva annunciato un pay-out compreso fra il 25% e il 35% dell'utile netto della capogruppo, ma di tale distribuzione di dividendi non beneficeranno gli attuali piccoli azionisti qualora l'operazione di delisting di BioDue andasse in porto.

Quali sono le prospettive per la chiusura dell'esercizio 2019? BioDue renderà noti i risultati del primo semestre entro il prossimo 27 settembre, ma è stato già reso noto l'andamento dei ricavi che ha visto un incremento del 3,2% a 21,6 milioni, trainato dai marchi propri BiOfta (+16,3% a 1,7 milioni) e Selerbe (+3,7% a 3,3 milioni), oltre a quelli della controllata LaBiotre (+16% a 1,6 milioni). E sono cresciuti anche i ricavi della partecipata Farcoderma (+30,6% a 4,5 milioni), di cui BioDue intende raggiungere la quota di controllo. Va inoltre ricordato che anche per l'esercizio 2019, come già nel 2018, BioDue beneficerà, per quanto riguarda l'incidenza fiscale, dell'accordo Patent Box siglato con l'Agenzia delle Entrate ad aprile 2018. Vi sono quindi le premesse per un risultato 2019 decisamente positivo.

Casi simili a BioDue

La vicenda di BioDue ricorda in parte quella del gruppo farmaceutico Rottapharm, nato nel 1961 su iniziativa di Luigi Rovati (padre di Luca Rovati, fondatore di Armònia SGR), che avrebbe dovuto sbarcare al Mta il 16 luglio 2014 dopo un'offerta pubblica di vendita da parte di Fidim Srl della famiglia Rovati tra 7,25 e 9 euro per azione, corrispondente a una valorizzazione complessiva del gruppo fra 1,45 e 1,8 miliardi. Ma l'Ipo non andò in porto per mancanza di richieste da parte degli investitori nella forchetta di prezzo prevista. Il 31 luglio però Rottapharm fu ceduta al gruppo svedese di farmaceutica specialistica Meda AB per un controvalore di 1,975 miliardi (al netto dell'indebitamento che ammontava a circa 300 milioni), superiore quindi alla valutazione dell'Ipo. Non sempre il mercato è in grado di riconoscere e valutare correttamente le società che approdano in Borsa: sia Rottapharm sia BioDue avrebbero potuto costituire due valide aggiunte al listino Mta.

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