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Biologico, la Sicilia perde terreno: in un anno oltre il 17% di ettari in meno

Secondo i dati Sinab l’Isola ha perso più superficie di quanta ne conti l'Abruzzo. Pesa la mancata copertura di impegno agroambientale e pagamenti

di Nino Amadore

(AdobeStock)

3' di lettura

La Sicilia resta la prima regione italiana per quantità di ettari di terreno coltivato a biologico ma perde terreno: in un anno ha perso più superficie biologica di quanta ne conti l'Abruzzo. Per la Sicilia il calo secco degli ettari dedicati al biologico è stato 17,4%: si passati da 382.798 ettari a 316.147 ettari. E questo è avvenuto per la «mancata copertura dell'impegno agroambientale e dei relativi pagamenti a superficie» . Nel confronto tra 2021 e 2020 quello della Sicilia è il peggior risultato visto che la Lombardia perde solo il 3,1% e il dato della Valle d’Aosta che pure perde poco più del dieci per cento è irrilevante. Al contrario vi sono regioni in cui le superfici biologiche crescono a ritmi mai visti prima: è il caso di Campania (+55%), Toscana (+25%) e Friuli-Venezia Giulia (+23%) e la Toscana (+25%) supera la Calabria e si colloca al terzo posto per Sau biologica. Sono alcuni dati Sinab presentati da Ismea nell’ambito del convegno “Appuntamento con il bio: l’agricoltura biologica del futuro” che si è tenuto a Roma mercoledì 6 luglio.

La tendenza del biologico in Italia

Secondo i dati Sinab, la superficie biologica italiana è aumentata del 4,4% arrivando a sfiorare i 2,2 milioni di ettari a fine 2021. Secondo Ismea, il mantenimento di questo ritmo di crescita anche nei prossimi anni permetterebbe di raggiungere i 2,7 milioni di ettari al 2027, ultimo anno della Pac 2023-2027, e toccare i 3 milioni al 2030, valore prossimo al target Farm to Fork del 25% di superficie bio, da raggiungere entro la fine del decennio. Tra le diverse coltivazioni bio crescono soprattutto le colture permanenti (+3,5% nel complesso), con andamenti diversificati tra le diverse tipologie: si riducono gli agrumeti (arance -17,2% e limoni -0,8%) e rimangono sostanzialmente stabili i meleti bio (-0,4%) e gli oliveti (+0,5%) mentre aumentano i vigneti (+9,2%) e i noccioleti (+12,5%). Crescono anche le superfici investite a cereali (+2,8%) trainate soprattutto dai maggiori investimenti a grano duro e tenero, mentre risultano stabili le colture foraggere (-0,7%) e i prati e pascoli (-0,8%).

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«Rileviamo quattro dati importanti – dice Angelo Frascarelli, presidente di Ismea –. Da una parte continuano a crescere la superficie e gli operatori bio con l'esplosione nel 2021 del settore vitivinicolo dall'altra l'incidenza sugli acquisti alimentari delle famiglie resta stabile al 3,9%. Lo sviluppo dell'agricoltura biologica è considerato tra i principali driver della transizione verde e la politica italiana ha deciso di aumentare il sostegno al bio, con un incremento di risorse di 720 milioni di euro nei prossimi 4 anni. In sintesi, cresce l'offerta e il ruolo politico-ambientale del bio, ma non cresce il consumo e il valore del mercato. Molte luci e qualche ombra: è necessaria una valutazione del ruolo del bio nella specificità italiana».

Gli operatori con certificazioni bio

Relativamente agli operatori certificati a bio, i dati indicano una crescita di oltre il 5% rispetto al 2020, grazie ai 4.413 nuovi ingressi nel sistema di certificazione che hanno portato a 86.144 il numero complessivo di produttori, preparatori e importatori biologici. Una conferma alla grande vitalità del comparto nonostante le molte incertezze degli anni di pandemia. La distribuzione regionale degli operatori conferma il primato della Sicilia con 11.128 operatori, seguita da Calabria e Puglia, con 10.400 e 9.232 operatori rispettivamente. Altre sono, invece, le regioni che nel 2021 registrano gli incrementi percentuali maggiori. Ben quattro presentano un aumento superiore al 15%: Basilicata (+32,5%), Campania (+26,5%), Friuli-Venezia Giulia (+21,9%) e Toscana, (+16,5%).

Tra le imprese biologiche, particolare attenzione viene riservata anche al settore ittico il cui sviluppo è particolarmente sostenuto dalle politiche europee e più volte richiamato anche nel Piano d'azione europeo per l'agricoltura biologica. L'acquacoltura biologica continua la sua evoluzione anche nel 2021 nonostante i valori assoluti siano ancora modesti: sono infatti 69 le aziende certificate (+12,8% rispetto al 2020), concentrate soprattutto in Veneto ed Emilia-Romagna.

«L'Italia conferma e rafforza il proprio impegno sul biologico, stanziando fondi per la programmazione 2023-2027 della Nuova Pac, per oltre 2 miliardi di euro – dice il sottosegretario al Mipaaf, Francesco Battistoni –. Ciò, rappresenta un segno tangibile di quanto l'Italia creda nell'agricoltura biologica e di come gli interventi messi in atto, a partire dall'approvazione della legge sul biologico fino al Piano d'azione nazionale, rientrino in un quadro organico e complessivo finalizzati alla crescita del settore».

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