GLI OBIETTIVI

Biomedicale, parte Tech4life. Imprese e atenei ora sono in rete

Con 60 soggetti imprenditoriali coinvolti e sette dipartimenti universitari la nuova realtà è riconosciuta dalla Regione: tratterà di tecnologie, ricerca, assistenza e nuove competenze richieste

di Valeria Zanetti

Ricerca. Tech4life è la ventunesima rete innovativa regionale (Rir) riconosciuta in Veneto: a fine ottobre ha costituito il suo soggetto giuridico

3' di lettura

Può sembrare la risposta più efficace che un intero territorio, gravemente colpito dalla pandemia, come il Veneto, ha pensato di dare quasi in tempo reale, per superare l’emergenza sanitaria, mettendo a sistema le eccellenze imprenditoriali della regione e la ricerca di punta degli atenei, con l’obiettivo di promuovere la salute a 360 gradi. «In realtà l’idea di rafforzare il link tra competenze, saper fare, innovazione declinate sulle tecnologie per la vita è stata indipendente, stimolata dalla normativa regionale e raccolta dalla filiera. L’accoglienza che l’iniziativa ha ricevuto, invece, è stata molto probabilmente influenzata dall’interesse per la salute che il Covid ha amplificato», osserva Denis Faccioli, presidente di Tech4life, la 21esima rete innovativa regionale (Rir) riconosciuta in Veneto, che a fine ottobre ha costituito il suo soggetto giuridico ed ora è pronta a mettere a terra progetti concreti in tre settori-obiettivo.

Connettere i mondi delle imprese e accademico, creare collaborazioni, relazioni e sinergie all’insegna della ricerca, alla quale le Pmi venete per un deficit di dimensione spesso non riescono ad accedere, è stato l’obiettivo che la Regione si è data, promuovendo fin dal 2014 la riforma del sistema distrettuale e creando il modello della Rir. Il Piano industriale veneto, condiviso con le associazioni di categoria e le università, ha messo a disposizione risorse comunitarie Por Fers per ricerca, innovazione e sviluppo. A questi finanziamenti potrà accedere d’ora in avanti anche la neonata Tech4life, che concentrerà la propria attività in tre ambiti. Il primo, le tecnologie per la salute, attraverso la ricerca industriale di nuove soluzioni robotiche e per lo sviluppo di dispositivi che permettano il miglioramento del benessere della persona. Il secondo, le innovazioni per lo star bene e la sostenibilità negli ambienti di vita: grazie a domotica, telemedicina e robotica collaborativa verranno resi più fruibili case, uffici, aziende, centri commerciali, con un’attenzione particolare ai luoghi di cura e quindi al monitoraggio da remoto di casi cronici. La rete svilupperà inoltre i temi dell’assistenza, sfruttando le potenzialità tecniche della medicina rigenerativa, predittiva e personalizzata. Infine, terzo ambito, la formazione, con l’obiettivo, tra gli altri, di creare un osservatorio sulle nuove competenze chieste dal mercato.

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«In questo periodo stiamo raccogliendo le idee ed i progetti dei partecipanti alla Rir. Alcune sono già strutturate, altre sono in cerca di partnership per trovare concretezza», spiega Faccioli, che è anche vicepresidente di Confindustria Verona, promotrice della rete veneta attraverso il consorzio Coverfil con Speedhub (sempre di Confindustria Verona), Unint (consorzio di Assindustria Venetocentro), Confindustria dispositivi medici, Confindustria Veneto Siav, gli atenei Univeneto, le aziende Unifarco (bellunese, leader europea nella cosmesi, integratori, prodotto biomedicali) e Trecres (veronese, specializzata nello sviluppo di cementi e sostituti ossei). Al momento sono quasi una sessantina i soggetti coinvolti tra pmi, grandi imprese dell’industria biotecnologica, della manifattura, commercio e servizi, associazioni del mondo confindustriale, oltre a 7 dipartimenti delle Università di Verona (Informatica; Economia aziendale e Neuroscienze, biomedicina e movimento), di Padova (Meccanica dei materiali biologici) e Ca’ Foscari (Scienze ambientali, Informatica e Statistica; Scienze molecolari e nanosistemi; Economia). Ma la platea di partecipanti si potrebbe allargare esponenzialmente visto che nelle sette province le attività del settore sono oltre 15.300 (17,6% del totale) e danno lavoro a più di 64mila addetti.

«Ci proponiamo di mettere in network le eccellenze locali, che riguardano realtà molto trasversali: dalle aziende Ict, alle farmaceutiche, fino alla clinica privata e ai produttori di dispositivi. Un mondo variegato, che se adeguatamente connesso, può generare ricchezza stabile alla filiera e al territorio. Il nostro è infatti un comparto anticiclico, che non dipende dai consumi. Lavorando insieme possiamo oltretutto diventare attrattori di professionalità del settore ed evitare la fuga all’estero di ricercatori e giovani altamente qualificati», ragiona. L’attenzione sugli sviluppi futuri si concentra, in particolare, sulle applicazioni digitali alla blockchain per la tracciabilità e condivisione dei dati all’interno del sistema sanitario e sull’identità digitale del paziente con le sue patologie e le terapie che assume. Così come sulle soluzioni per la comunicazione tra strutture sanitarie e utenti e sull'evoluzione dell’assistenza a distanza e della telemedicina. Ambiti per cui è previsto, già a breve termine, uno straordinario sviluppo.

«Serve un impegno immediato sulla definizione e formazione di nuove professionalità sempre più necessarie alle nostre imprese e rare da trovare: dagli esperti in sperimentazioni cliniche e raccolta dati, agli specializzati in marketing scientifico, per dialogare in modo appropriato con gli stakeholder e i fruitori finali dei nostri prodotti e servizi, o in ambito regolatorio, per riuscire ad esportare dispositivi all'estero, conoscendo le certificazioni richieste dai mercati, fino ai manager di progetto, solo per fare alcuni esempi», elenca Faccioli. Non c’è un indirizzo universitario che formi queste figure. «Spesso occorrono competenze trasversali: scientifiche, ingegneristiche, economiche, giuridiche ed umanistiche da dosare e mixare per ogni profilo, oggi molto difficili da reperire», conclude.

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