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Biometano, sbloccato il decreto da 1,7 miliardi previsti nel Pnrr

Gli incentivi avvieranno investimenti per potenziare la produzione delle imprese agricole: così potrà essere coperto tra il 15 e il 20% del fabbisogno italiano di gas, riducendo l’impatto ambientale

di Giorgio dell'Orefice

Scarti agricoli e zootecnici e sottoprodotti industriali vengono immessi senza ossigeno in silos dove l'azione batterica dà origine al biogas

4' di lettura

Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha firmato giovedì il nuovo decreto in materia di incentivi per la produzione di biogas e biometano che consentirà di avviare gli investimenti per potenziare la produzione italiana e ridurre la dipendenza dal gas estero. Si tratta del provvedimento che sblocca la misura del Pnrr per la quale sono stanziati 1,7 miliardi di euro per rafforzare, adeguando gli impianti esistenti o costruendone di nuovi, la produzione italiana di biometano sostenibile.

Una misura fondamentale anche perché si tratta di una produzione strettamente legata alla produzione zootecnica (tra i principali imput utilizzati ci sono infatti gli effluenti zootecnici) che attraverso la produzione di biogas riduce il proprio impatto ambientale e ottiene al tempo stesso una fonte di energia a costi ridotti. Aspetto di non poco conto considerato che la filiera zootecnica è tra quelle più esposte all’escalation dei costi energetici e delle materie prime agricole utilizzate per l’alimentazione animale.

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Si tratta di un provvedimento molto atteso dai produttori italiani «La Commissione Ue – ha commentato il presidente del Consorzio italiano biogas, Piero Gattoni – ha impiegato oltre otto mesi per dare l’ok al provvedimento notificato dall’Italia nello scorso novembre. Adesso arriva questa misura chiave per accelerare sul rafforzamento della produzione di biogas e biometano agricolo. È decisivo passare al più presto alla fase degli investimenti. Adesso dobbiamo accelerare con l’adozione delle procedure applicative per l’apertura delle prime aste. La filiera del biogas e biometano può arrivare a coprire tra il 15 e il 20% del fabbisogno italiano di gas. Un’opzione fondamentale per un Paese alla ricerca di strade per diversificare le forniture di gas dalla Russia».

Il provvedimento appena varato dal ministro Cingolani non scioglie però tutti i nodi. Tra le misure ferme e che potrebbero dare nuovo impulso al settore, c’è infatti anche il Decreto Fer 2, il provvedimento che sostiene attraverso incentivi dedicati la produzione elettrica di impianti rinnovabili innovativi. Un ambito in cui rientra anche il biogas.

Il decreto, atteso dal settore da più di cinque anni, è stato all’esame della Conferenza Unificata nei giorni scorsi, ma anche questa volta si è deciso di non decidere e si è optato per un rinvio alla prossima settimana. «Restano aperti alcuni nodi critici – ha sottolineato il presidente del Cib –. Auspichiamo che il Governo intervenga sul testo per permettere davvero al settore primario di dare un contributo effettivo nella risoluzione della crisi energetica».

Al di là del significativo potenziale produttivo che il Cib stima a regime in otto miliardi di metri cubi (dei quali 6,5 miliardi dal settore agricolo e 1,5 miliardi dal riutilizzo dei rifiuti organici), biogas e biometano offrono anche altri importanti vantaggi.

Tra le principali virtù della produzione di biogas da digestione anaerobica – dove matrici organiche, effluenti zootecnici e sottoprodotti dell'agroindustria vengono immessi, senza ossigeno, in grossi contenitori nei quali attraverso l’azione batterica danno origine al biogas – c’è quella della flessibilità: il biogas può essere destinato al mercato elettrico o a quello termico, alla produzione di biometano (che si ottiene depurando il biogas dall’anidride carbonica) da mettere in rete per gli usi finali e per i settori di difficile elettrificazione.

«La necessaria accelerazione sugli investimenti del Pnrr (che oggi hanno un ritardo medio di 12 mesi) e il nodo relativo al Decreto Fer2 rappresentano solo un aspetto del problema – aggiunge Gattoni – quello relativo agli investimenti strutturali e di più ampio periodo. L’altra riflessione da avviare subito è cosa fare nel breve termine. Come imprese agricole e agroindustriali ci avviamo ad avere la terza ondata di razionamento: abbiamo affrontato prima la mancanza di fertilizzanti, poi quella di acqua, ora andiamo verso la gestione efficiente del gas (se non il vero e proprio razionamento) in autunno».

«Come produttori - prosegue il presidente del Cib - stiamo vivendo un paradosso: da un lato abbiamo un sistema di incentivi inadeguato a una realtà di grande incremento dei costi. Dall’altro ci confrontiamo con un meccanismo che ci spinge a immettere energia elettrica in rete a un prezzo inferiore al prezzo di mercato. I nostri impianti stanno producendo a 280 euro a megawatt e al tempo stesso acquistano energia a 650 euro».

«Occorrerebbe - conclude Gattoni - andare verso un sistema in cui un produttore possa fare accordi di filiera di medio periodo con le industrie per avere una riduzione del costo della bolletta incrementando la parte di energia autoconsumata. Bisogna rivedere un sistema che è troppo rigido. Attendiamo da aprile che dal Gse ci dicano come produrre quel 10-15% di energia in più a prezzi di mercato mentre restiamo vincolati a un tetto prefissato. Serve quindi una strategia a due livelli: da un lato rendere più flessibile l’attuale produzione rendendo la filiera più efficiente. E nel medio lungo termine far sì che le risorse del Pnrr per il biometano si traducano presto in investimenti effettivi».

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