fine vita

Biotestamento, arriva il divieto di accanimento terapeutico

(ANSA)

3' di lettura

Via libera dell’aula della Camera al divieto di accanimento terapeutico e al riconoscimento del diritto del paziente di abbandonare totalmente la terapia. Nel giorno in cui torna in aula di Montecitorio il Ddl sul Biotestamento o Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat), passa con 326 sì l’articolo 1, il cuore del testo, che disciplina il consenso informato, risultato dell’emendamento del presidente della commissione Affari sociali di Montecitorio Camera, Mario Marazziti. La modifica sopprime il sesto comma dell’articolo. La norma eliminata prescriveva che il rifiuto «del trattamento sanitario indicato dal medico o la rinuncia al medesimo non possono comportare l’abbandono terapeutico. Sono quindi sempre assicurati il coinvolgimento del medico di famiglia e l’erogazione delle cure palliative». A votare contro Forza Italia e Alternativa popolare, a favore il Pd, M5S e Mdp

Biotestamento, di cosa si discute

Riformulata la norma sul «consenso informato»
Il testo risultante dall’emendamento Marazziti prescrive, invece, che «nel caso di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati. In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente. Il ricorso alla sedazione palliativa profonda continua o il rifiuto della stessa sono motivati e sono annotati nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico». A fronte del rifiuto di un trattamento sanitario da parte del paziente «il medico non ha obblighi professionali». Potrà rifiutarsi di “staccare la spina” ma il paziente potrà comunque rivolgersi a un altro medico nell’ambito della stessa struttura
sanitaria.

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Nessun esonero per le cliniche cattoliche

Le cliniche private, e in particolare quelle cattoliche, convenzionate con il sitema sanitario nazionale, non potranno chiedere alle Regioni di essere esonerate dall’applicazione delle norme sul biotestamento «non rispondenti alla carta di valori su cui fondano i propri servizi». L’aula della Camera infatti ha respinto a scrutinio segreto l’emendamento di cui era primo firmatario Gian Luigi Gigli che puntava a evitare penalizzazioni «nei rapporti che legano» quelle strutture al Sistema sanitario nazionale. L’emendamento è stato bocciato con 335 no (82 i sì).

I tempi e le posizioni dei partiti
Sono un centinaio in tutto gli emendamenti da votare. Il testo potrebbe essere licenziato domani dalla Camera per passare al Senato. L’esame del ddl è iniziato all’inizio di aprile, ma è stato caratterizzato da un continuo “stop and go” per consentire all’Assemblea di esaminare il decreto voucher. Il disegno di legge, la cui relatrice a Montecitorio è Donata Lenzi del Pd, resta di scottante attualità dopo i casi di eutanasia assistita in Svizzera da parte di cittadini italiani aiutati ad attuare il loro proposito da dirigenti Radicali. Nella maggioranza è emersa la contrarietà dei deputati di Ap (tranne l’ex socialista Fabrizio Cicchitto, favorevole anche al suicidio assistito). Perplessi anche alcuni cattolici del Pd.

Testo in 5 articoli
Il ddl, di 5 articoli, prevede che per depositare le proprie disposizioni sul fine vita ci si dovrà rivolgere a un notaio o pubblico ufficiale, ma sarà possibile farlo anche davanti a un medico del Servizio sanitario nazionale. Le volontà sono sempre revocabili ed ognuno potrà disporre il rifiuto dei trattamenti sanitari, incluse la nutrizione e l'idratazione artificiali.

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