parte la banca dati

Biotestamento, ora medici e ospedali potranno conoscere sempre le volontà dei pazienti

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha appena firmato il decreto che istituisce il registro nazionale, dopo l’ultimo via libera del Consiglio di Stato che ha sciolto gli ultimi nodi.

di Marzio Bartoloni


Il biotestamento diventa legge

3' di lettura

Niente più rischi che il testamento biologico di un paziente resti chiuso in un cassetto. Ospedali e medici in tutta Italia sapranno quali sono le sue volontà sulle interruzioni delle terapie, comprese quelle salva-vita. La legge sul testamento biologico - quella nata sulla scia dei casi di Eluana Englaro e di Welby che hanno scosso il Paese - diventa operativa al 100% con il decollo dell’attesa Banca dati nazionale che dovrà conservare tutte le «Dat» (dichiarazioni anticipate di trattamento) degli italiani e non (sono compresi anche i non iscritti al Ssn) e renderle accessibili a chi ne ha diritto.

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha appena firmato - si veda anche il Sole 24 Ore del 26 novembre - il decreto che istituisce questa maxi Banca dati, dopo l’ultimo via libera del Consiglio di Stato che ha sciolto gli ultimi nodi. «Ho appena firmato il decreto sulla banca dati nazionale per le Disposizioni anticipate di trattamento. Con questo atto - dice Speranza - la legge approvata dal Parlamento è pienamente operativa e ciascuno di noi ha una libertà di scelta in più».

Banca dati attesa da un anno e mezzo
La legge sul testamento biologico è infatti entrata in vigore il 31 gennaio del 2018, ma finora era zoppa: tra gli adempimenti previsti mancava proprio l’attivazione della banca dati attesa da un anno e mezzo dopo che la manovra del 2018 aveva previsto il suo varo entro giugno di quell’anno stanziando anche 2 milioni per il suo funzionamento. Da allora un valzer di rimpalli tra ministero della Salute, consiglio di Stato, Regioni e Garante della privacy fino al testo finale di 12 articoli che finalmente ora vede la luce. «La creazione del registro nazionale - avvertiva Filomena Gallo segretario dell’associazione Coscioni nel congresso di ottobre scorso - è uno strumento essenziale per consentire che le Dat siano conoscibili a livello nazionale, siano utili anche a chi non dispone di un fiduciario e assicurino il deposito anche delle videoregistrazioni previste per chi non può firmare».

Come si fa il biotestamento
La legge in ogni caso, come detto, è in vigore da quasi due anni. E già oggi chiunque può far valere le sue Dat, redigendole per atto pubblico o scrittura privata autenticata (ricorrendo a un notaio) oppure con una semplice scrittura privata consegnandola direttamente all’ufficio di stato civile del Comune di residenza dove, per legge, deve essere attivato un registro apposito per i biotestamenti o in alternativa nella Asl se è prevista una sua raccolta attraverso il fascicolo sanitario elettronico. Una realtà poco nota, questa, finora: a mancare sono soprattutto le informazioni pratiche su come fare per mettere a punto un testamento biologico e dove registrarlo. A livello nazionale secondo l’ultima relazione al Parlamento della primavera scorsa ne risultano in tutto 62mila. La creazione dei registri comunali non basta però a garantire la conoscenza dei biotestamenti in tutta Italia a esempio nel caso che un paziente si trovi in qualche altra città. Da qui la necessità di una Banca dati nazionale a cui secondo il decreto in arrivo potrà accedere il medico che ha in cura il paziente, se non è in grado di autodeterminarsi, o il suo fiduciario nel caso sia stato nominato.

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