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Bip passa dall’ego all’equo sistema per ridurre lo skill mismatch

La società di consulenza ripensa l’approccio delle aziende per favorire lo sviluppo delle competenze nel mercato del lavoro e ridurre il divario tra domanda e offerta professionale più qualificata e specializzata

di Cristina Casadei

2' di lettura

Se il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro sembra un tema sempre più difficile da risolvere, nell’ambito della consulenza sono state individuate diverse strategie e metodi. In Bip è stato realizzato uno studio dal Centro di Eccellenza del Gruppo Human Capital, che ha evidenziato un gap molto profondo tra le competenze richieste dalle aziende e quelle effettivamente in possesso da parte dei professionisti. Un dato che riguarda molti settori, compreso l’Ict e trova supporto anche nei dati dello European Centre for the Development of Vocational training (Cedefop) dell’Unione Europea, secondo cui il 2021 è iniziato con 135mila posti di lavoro vacanti inambito ICT in Italia e 750mila in Europa. Situazione che non si è risolta. Questo fa sì che sia «oggi necessaria un’evoluzione del mindset che ha contraddistinto lo sviluppo di competenze e del talento nelle organizzazioni – afferma Carlo Capé, ceo di BIP – per attuare una trasformazione dell’ambiente di apprendimento che da “ego-sistema” diventi “equo-sistema”, all’interno del quale ogni persona possa contribuire al patrimonio culturale comune al fine di creare nuovi ecosistemi collaborativi, insieme a imprese, enti pubblici, istituzioni, scuole e associazioni, per ricostituire il capitale economico e sociale».

La sfida delle organizzazioni sembra essere sempre più quella di individuare le strategie di apprendimento più efficaci per sviluppare nuove skills e ingaggiare e coinvolgere tutte le persone. Questo strategia Bip la sta mettendo in atto anche in casa propria, dopo aver realizzato un sondaggio sulla popolazione aziendale interna ed esterna all’organizzazione. È emerso che la motivazione principale per cui le persone intraprendono percorsi di apprendimento è data dalla volontà di crescita, di apprendere nuove competenze (58%) o di svolgere meglio il proprio ruolo all’interno dell’azienda (25%). «Più si alimenta la presenza della diversità rispetto alla “normalità” e la condivisione collaborativa per uno scopo comune, anche al di fuori del proprio confine organizzativo, più saranno variegate e consistenti le competenze che si possono apprendere e valorizzare nell'ecosistema stesso», dichiara Alessia Canfarini, partner BIP e responsabile del Centro di Eccellenza Human Capital.

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Secondo lo studio di Bip, le principali soft skill necessarie a svolgere al meglio la propria mansione nell’organizzazione di riferimento sono il problem-solving in contesti complessi (41%), il pensiero critico e la capacità di analisi (37%), oltre a creatività, originalità e iniziativa (30%). Viene invece attribuita minore importanza alle competenze come resilienza, leadership e ascolto attivo, rompendo così il paradigma tradizionale. Le persone hanno, inoltre, maturato un maggior interesse su modalità di apprendimento basate sull’interazione Human2Human: il knowledge sharing è ritenuta quella più efficace (36%), e rende necessario passare da un modello di apprendimento individuale alla collaborazione aperta fra più realtà che permetta uno scambio di competenze e arricchimento collettivo. Però solo l’11% dice di essere pienamente soddisfatto delle azioni intraprese dall’azienda per lo sviluppo delle competenze.

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