IL FONDATORE DI BALADIN

Birra artigianale: Teo Musso alla guida del primo consorzio di tutela

L’obiettivo, spiega il presidente Musso, è quello di rafforzare il concetto di italianità preferendo le materie prime nazionali e consolidare la tradizione di una bevanda che deve essere considerata, prima di tutto, un frutto della terra

di Food24


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2' di lettura

Negli ultimi dieci anni i piccoli birrifici artigianali italiani hanno registrato una crescita del 330% passando da 200 a 862 realtà da nord a sud della penisola. Per la loro tutela è nato il 20 giugno il Consorzio Birra Italiana. Alla guida il cuneese Teo Musso, il creatore del birrificio agricolo Baladin, con Marco Farchioni del birrificio Mastri Birrai Umbri, Giorgio Maso del birrificio dell'Altavia, Vito Pagnotta del birrificio agricolo Serro Croce e Giovanni Toffoli della Malteria Agroalimentare Sud.

Il nuovo ente garantirà l'origine delle materie prime e la lavorazione, contro la proliferazione delle finte birre artigianali. Favorirà inoltre le coltivazioni di orzo e luppolo, materie di base della bevanda. Gli associati si impegnano a usare nelle produzioni almeno il 51% di materia prima italiana. La produzione di orzo per la filiera della birra, che in Piemonte i conta oltre 50 birrifici artigianali, è un'opportunità nuova per l'agricoltura.

Cosa dice il disciplinare
Il disciplinare del Consorzio per la tutela e la promozione della birra artigianale italiana si basa sulla definizione di “Birra Artigianale” stabilita per legge (art. 2 comma 4 bis della legge n. 1354 del 16.8.1962, come modificata dall'art. 35, comma 1, L. 28 luglio 2016, n. 154) che indica in tre fattori cardine i criteri da rispettare da parte del birrificio:
1-indipendenza del birrificio;
2- limite di produzione stabilita in un massimo di 200.000 ettolitri all'anno:
3-integrità del prodotto che non deve essere sottoposto a processi di pastorizzazione o di microfiltrazione.

Gli obiettivi: difendersi dai falsi marchi artigianali
Sul fronte dei consumi il Consorzio vuole inoltre spingere verso una maggiore trasparenza dei menù nei ristoranti, pizzerie, bar o pub, dove troppo spesso sotto la denominazione di birre artigianali vengono offerti marchi che sfruttano nomi o indicazioni geografiche Made in Italy ma che in realtà sono prodotte da colossi del settore a livello mondiale. Il disciplinare del Consorzio prevede che alla denominazione di “Birra Artigianale” venga integrata l'indicazione “da filiera agricola Italiana”, laddove l'utilizzo di materia prima secca provenga in prevalenza dal nostro Paese, che la sede produttiva e legale dello stabilimento in cui viene prodotta e confezionata la birra sia situata sul territorio nazionale.

“Il movimento della birra artigianale italiana, nato attorno al 1996 – dichiara Teo Musso, Presidente del Consorzio Birra Italiana - ha prodotto, negli anni, un incredibile fermento che ha interessato più generazioni di imprenditori favorendone una crescita rilevante e concreta che ha coinvolto un importante indotto di aziende e forza lavoro. Rafforzare il concetto di italianità preferendo nella maggioranza degli ingredienti, le materie prime nazionali, ritengo sia la via concreta per sostenere la differenziazione del prodotto e per consolidare la tradizione di una bevanda che deve essere considerata, prima di tutto, un frutto della terra. L'Italia è riconosciuta come un'eccellenza nella produzione agricola e i suoi prodotti, frutto di trasformazione, un'unicità dal grande valore. Perché la birra, prodotto agricolo, non deve essere valorizzato allo stesso modo dei grandi prodotti agricoli italiani? Il Consorzio Birra Italiana, nasce con lo scopo di favorire questo passaggio culturale.

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