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Birra in crisi se non ripartono i consumi in bar e ristoranti: valgono il 36% del business

Dopo un ottimo 2019 filiera a rischio a causa del crollo delle vendite in bar e ristoranti. I produttori: meno tasse e aiuti agli esercenti

di Maurizio Maestrelli

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Dopo un ottimo 2019 filiera a rischio a causa del crollo delle vendite in bar e ristoranti. I produttori: meno tasse e aiuti agli esercenti


4' di lettura

Ogni anno in questo periodo Assobirra pubblica il suo report relativo all’anno precedente. E i dati del 2019 confermano il trend di crescita che era iniziato ormai da tempo, con tutti gli indicatori che fanno registrare il segno positivo. Aumenta infatti la produzione nazionale a 17,2 milioni di ettolitri con un buon +5 per cento.

Aumentano anche il consumo interno (+2,6%) e i posti di lavoro: oltre tremila in più tra addetti diretti e indiretti. Per l’export, l’incremento è a doppia cifra (+13%) con i maggiori successi messi a segno in Paesi di forte tradizione birraria come il Regno Unito, gli Stati Uniti e l’Australia. Di conseguenza il fatturato degli associati passa dai circa 3,1 miliardi del 2018 a 3,3 miliardi. Insomma, ci sarebbero tutti gli elementi per un bel brindisi. Con un boccale di birra ovviamente.

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Trend positivo interrotto dal lockdown

Ci sarebbero se non fosse poi arrivato il 2020 che, portando in dote il Covid-19 e un lockdown di mesi che ha in pratica congelato l’intero canale horeca (bar e ristoranti), desta più di qualche preoccupazione per il futuro. Il comparto birra nel 2019 aveva infatti totalizzato il 36,1% dei volumi proprio nel canale on trade , generando in questo segmento un valore aggiunto di 5,7 miliardi sui 9 creati complessivamente in Italia.

«Il 2019 ha confermato la crescente predilezione degli italiani per la birra che, anno dopo anno, assume un ruolo sempre più di rilievo nel panorama del beverage italiano e di conseguenza nell’economia nazionale – commenta il presidente di Assobirra Michele Cason –. Tuttavia, l’emergenza Covid mette a rischio la sopravvivenza di molte realtà e le prospettive di crescita a medio termine. Quanto al nostro settore, siamo convinti che le potenzialità insite nella filiera dell’orzo e nella coltivazione del luppolo meritino un’adeguata valorizzazione soprattutto a livello europeo di politica agricola comune. Prioritario è inoltre un potenziamento degli incentivi fiscali, a cominciare da una progressiva riduzione delle accise».

Le richieste di Assobirra al governo

L’appello a Governo e istituzioni da parte dell’associazione più rappresentativa del settore si articola sostanzialmente su due richieste: fisco più leggero da un lato e sostegno immediato a bar e ristoranti dall’altro. «La birra negli anni ha subìto una penalizzazione assolutamente ingiustificata, con un aggravio delle accise di addirittura il 30% tra l’ottobre 2013 e il gennaio 2015», rimarca il vicepresidente Assobirra, Alfredo Pratolongo che, in merito all’horeca, aggiunge: «La proposta è sostenere i consumi fuori casa tramite un apporto concreto di liquidità destinato ai singoli esercenti, tramite l’inserimento di un credito d’imposta sull’acquisto di birra in fusto. Una misura a totale beneficio del punto di consumo, che migliora i margini per l’esercente».

Assobirra non si sbilancia in una stima del rischio perdite per il 2020, ma senza provvedimenti ad hoc, nel report del prossimo anno si registrerà sicuramente «un calo a doppia cifra».

Le contromisure delle aziende

Sicurezza e investimenti a sostegno della filiera sono i mantra che vengono ripetuti da tutte le aziende in un momento nel quale è difficile per tutti fare previsioni. Due le linee di condotta ad esempio per il leader di mercato Heineken Italia (che controlla anche Birra Morettti, Dreher e Ichnusa solo per citare i marchi più famosi, coprendo il 32% dei volumi nazionali nel 2019). «Ponendo al primo posto la sicurezza – afferma Wietse Mutters, ad della società dal primo maggio scorso – abbiamo garantito la continuità di approvvigionamento alla grande distribuzione. Ma abbiamo utilizzato questo periodo per pensare anche alla ripartenza e a come sostenere l’horeca: la direzione commerciale sta fornendo supporto ai clienti valutando caso per caso e a seconda delle specifiche necessità».

Birra Peroni – secondo player in Italia con il 18,3% di quota di mercato e 445 milioni di fatturato nel 2019, + 6% sul 2018 – ha accordato agevolazioni finanziarie per 20 milioni ai distributori del canale horeca e lanciato iniziative di crowfunding a favore della Fipe con l’iniziativa di Nastro Azzurro #unabirraperdomani.

«Anche dopo il lockdown, i consumatori sono più riluttanti a uscire rispetto a prima della pandemia – conferma Alexandros Karafillides, managing director di Carlsberg Italia –. Stiamo anche osservando un considerevole calo delle presenze legate al turismo, che è ̀ un fattore importante per il mercato della birra. Il canale Gdo sta invece crescendo poiché le persone trascorrono più tempo a casa. Stimiamo però che la particolare situazione in cui versa l’horeca quest’anno causerà una riduzione percentuale a doppia cifra nel mercato della birra».

Anche Carlsberg Italia ha predisposto azioni di supporto, come dilazioni di pagamento e lo stesso ha pure fatto AB InBev, il colosso mondiale che in Italia pesa per il 9,4% dei volumi. Per Benoit Bronckart, ad della filiale italiana:̀ «È oggi ancora più importante che ciascun player faccia la propria parte nel consolidare le basi per la ripresa. Noi, con l’iniziativa “Salva Il Tuo Bar” – evidenzia – continuiamo a voler dare respiro alle casse degli esercenti, sperando che questo progetto avvicini ancor di più le persone ai propri locali di fiducia, una volta conclusosi il momento critico».

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