STREET FOOD

Birra e bici: i pub itineranti sulle due ruote che spillano la bionda in città

di Maurizio Maestrelli


Cina guida mercato birra, Ue seconda

3' di lettura

Quello tra la birra e le due ruote è un rapporto complesso ma duraturo. E con diverse sfaccettature. Insomma, una storia d'amore importante. Tanto per dire, le radler ossia quei blend di birra e limonata tornati recentemente in auge, hanno a che fare con le biciclette fin dal nome. Che infatti, in tedesco, significa “ciclisti”. La storia vuole che, nel 1922, un oste bavarese si trovò a dover dare da bere a un'orda di ciclisti assetati. Consapevole di non avere birra a sufficienza decise di allungarla con della limonata.

Tuttavia, radler a parte e precisando con estrema decisione che bere birra prima di pedalare non è davvero raccomandabile, quella per le bici sembra essere una vera passione per i birrofili. E viceversa. Capita così in numerose città, sia in Europa sia negli Stati Uniti, di poter partecipare a una pedalata di gruppo su un mezzo piuttosto particolare e dai nomi diversi ma che, sostanzialmente, si presenta come un carro di medie dimensioni dove un conducente, che non beve, tiene in mano il manubrio e un gruppo di partecipanti pedala e, allo stesso tempo, svuota i boccali dalla spina piazzata strategicamente tra di loro. A onor del vero questo “pub su due ruote” come è stato definito ha sia estimatori sia avversari e in alcune città, come ad esempio Monaco di Baviera, non ha avuto accesso alla pubblica strada.

Ma se pedalare in compagnia di amici e di un fusto di birra divide le amministrazioni pubbliche, e forse pure la cittadinanza, la somministrazione di birra da una due ruote non incontra ostacoli. A Milano lo sanno bene i ragazzi di Pico Brew, giovane realtà che si è fatta notare con il suo “pub itinerante” ovvero un triciclo a pedali con vano frigo per la birra. È facile incontrarlo in zona Naviglio Grande e da subito ha riscosso curiosità e altrettanto successo.
L'ultimo step di questa strana storia d'amore tra pedale e boccale è il progetto beerETTA (proprietà della società umbra Giumalu), ovvero, anche qui, un veicolo a tre ruote che da fermo, e attaccando una dinamo, garantisce quell'energia elettrica che permette la spillatura della birra. Birra che riempie il bicchiere a patto ovviamente di pedalare per far funzionare la dinamo ma senza andare da nessuna parte. A 3 anni dalla prototipazione, beerETTA è entrato in commercio grazie alla joint venture con la B Cargo Bike Italia di Firenze e conta già 100 biciclette prenotate.

E la birra va in ...Cina
Il primato nella produzione della birra è della Cina, in prima posizione, con l'Europa che insegue. I paesi della UE, con 400,2 mln di ettolitri nel 2016, risulta essere infatti il secondo maggiore produttore mondiale di birra subito dopo la Cina (497,8 mln di ettolitri). L'Italia ha contribuito a questa ottima performance della produzione annua con 14,5 mln di ettolitri, posizionandosi al decimo posto tra tutti i Paesi europei. A delineare la geografia brassicola mondiale è il report 2018 realizzato da Unionbirrai in collaborazione con l'Università degli studi di Firenze-ObiAr (Osservatorio permanente sulla birra artigianale) e relativo al 2016. L'analisi di mercato quantifica nell'Ue un numero di birrifici attivi nel 2016 pari a 8.490 unità con in testa il Regno Unito (2.250 unità), seguito da Germania (1.408) e Francia (950). L'Italia è al quarto posto con 757 microbirrifici ed è prima della Spagna (483) per numero di realtà produttive nell'Unione europea a 28.

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