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Birrifici made in Italy, il costo delle materie prime azzera la marginalità

Osservatorio Birra: Nel 2022, a parità di valori di vendita rispetto al 2021, per i birrifici l’incidenza dei costi di materie prime ed energia sul valore della produzione è aumentata del +50%

di Giorgio dell'Orefice

(AFP)

3' di lettura

Dopo tanti allarmi e denunce sugli effetti dell’ondata di rincari delle materie prime agricole, dei costi energetici degli imballaggi e dei trasporti, si rischia ora di passare agli effetti concreti. E uno dei primi settori dell'agroalimentare che rischia di farne le spese è il comparto della birra. Un prodotto che negli ultimi anni è riuscito a mettere a segno risultati positivi, anche nel corso della pandemia quando si è registrato un incremento delle vendite soprattutto nella grande distribuzione e dei consumi, almeno in Italia, tra le mura domestiche. Risultati che hanno consentito ai birrifici made in Italy di superare, contando sulle proprie forze, l'emergenza pandemica. Ma adesso il cappio costituito dall'escalation dei costi sommato alla prospettiva (questa tutta legata al solo settore della birra mentre per altri comparti dell'alimentare si è discusso in vista della Manovra di un possibile alleggerimento fiscale) di un incremento delle accise, rischiano davvero di mettere in ginocchio il settore mettendo a rischio fatturato e occupazione.

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È quanto è emerso dall'analisi di Osservatorio Birra con la presentazione del 6° Rapporto «La creazione di valore condiviso del settore della birra in Italia”, realizzato da Althesys. “In un anno e mezzo, dal 2021 al primo semestre 2022 – si legge nell'analisi dell'Osservatorio - i prezzi di materie prime strategiche come mais e malto d'orzo, sono cresciuti dell'80 e del 95%; raddoppiati quelli degli imballaggi e dei materiali, soprattutto il vetro; addirittura quadruplicati quelli dell'energia elettrica. Nel 2022, a parità di valori di vendita rispetto al 2021, per i birrifici l'incidenza dei costi di materie prime ed energia sul valore della produzione è aumentata del +50%. Parliamo di un aumento di 20 punti percentuali, superiore anche alla marginalità del settore nel 2021 (17,1%)».

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Perdite operative per un birrificio su due

Secondo Osservatorio Birra, aumento dei costi e riduzione del potere d'acquisto degli italiani, rischiano di azzerare quel “fenomeno birra” che in dieci anni ha reso questa bevanda al centro della gastronomia e della socialità degli italiani. “Un calo del 5% dei ricavi del settore – spiegano ancora a Osservatorio Birra - ipotizzabile sulla base di una dinamica classica che vede nell'aumento dei prezzi una possibile diminuzione della domanda, porterebbe a perdite operative per almeno un birrificio su 2 (48%). Quelle stesse aziende che, negli ultimi 4 anni, non hanno mai smesso di investire (250 milioni di euro tra impianti e risorse umane) e che sono uscite con le loro forze dai due anni più difficili di sempre”. Uno scenario già complesso al quale rischia di sommarsi anche un nuovo incremento delle accise sulla birra gettando così un'ombra non solo sui conti 2022 ma anche sul prossimo anno.Tutte condizioni che rischiano di mettere in grave difficoltà un comparto strategico dell'Italia alimentare, una filiera che secondo Osservatorio Birra e Althesys nel 2021 ha generato 9,4 miliardi di euro di valore condiviso, che corrispondono a mezzo punto percentuale (0,53%) del nostro PIL e al 5% dei fondi previsti dal PNRR. “La birra – spiegano a Osservatorio Birra - non ha portato ricchezza solo a chi la produce. Semmai è più vero il contrario: solo il 2% dei 9,4 miliardi di valore condiviso è ‘trattenuto' dai birrifici, il resto viene distribuito ai lavoratori della filiera e allo Stato. E infatti, ogni euro di birra venduta ne ha generati 6,4 lungo l'intera filiera. Ne beneficiano soprattutto le fasi a valle (distribuzione e vendita, con 7.341 milioni di euro), mentre la birra ha portato un cospicuo contributo alle casse dello Stato: 4.206 milioni di euro tra Iva, imposte e contributi sul reddito e sul lavoro. Inoltre, la filiera della birra ha distribuito 2.348 milioni di euro di salari, dando lavoro a oltre 95mila famiglie, con un valore di circa 30 occupati per ogni addetto alla produzione”. Questo effetto moltiplicatore del valore, che cresce per ogni passaggio della filiera, purtroppo vale anche al contrario. Se cioè entrano in crisi i produttori, che rappresentano una minima parte del valore condiviso che la birra porta al Paese, ne risente tutta la filiera. In particolare, il comparto dei consumi fuori casa, cioè ristoranti, le pizzerie, i pub e i bar, dove la birra, in virtù della sua ampia marginalità costituisce una parte fondamentale del giro di affari. Lo confermano gli stessi gestori e proprietari dei locali italiani, che Osservatorio Birra ha intervistato pochi mesi fa: per il 64,5% dei locali la birra oggi rappresenta più del 25% del business, e nelle previsioni a 5 anni la quota di chi dipenderà per metà degli incassi dalla birra passerà dall'attuale 16,7% al previsto 30,2%.

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