nel decreto clima

Biscotti, olio e saponi si vendono sfusi: bonus da 5mila euro per chi apre un green corner

Nel decreto clima in arrivo in consiglio dei ministri c’è un contributo fino a 5mila euro per gli esercenti che attrezzano spazi ad hoc per la vendita senza packaging.

di Marzio Bartoloni


Dal bonus mobilità ai green corner, le novità del decreto Ambiente

2' di lettura

Lo shopping ai tempi di Greta Thunberg, la sedicenne svedese che si batte contro i cambiamenti climatici, passa anche dall’acquisto dei cibi sfusi per evitare lo spreco di carta e plastica per gli imballaggi. Un tuffo nel passato che rievoca i negozi di alimentari del dopo guerra e prima dell’avvento delle grandi catene di distribuzione che ora potrà sfruttare una agevolazione. Nel decreto clima in arrivo in consiglio dei ministri c’è infatti un contributo fino a 5mila euro per gli esercenti che punteranno sulla vendita senza packaging.

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La bozza di decreto che il Governo sta limando prevede infatti un contributo massimo di 5.000 euro «a fondo perduto» per gli esercenti che attrezzano «spazi dedicati alla vendita ai consumatori di prodotti sfusi o alla spina, alimentari e per l'igiene personale» (i cosiddetti Green corner) in modo da «ridurre - si legge nella bozza - la produzione di rifiuti e contenere gli effetti climalteranti». Il bonus sarà assegnato secondo l’ordine di presentazione delle domande, nel limite complessivo di 20 milioni di euro per il 2020 e il 2021, «sino ad esaurimento delle predette risorse e a condizione che il contenitore offerto dall'esercente non sia monouso». Sarà un decreto del ministero dell’Ambiente d’intesa con il Mise entro 60 giorni, a fissare requisiti e modalità per «l'ottenimento del contributo e per la verifica dello svolgimento dell'attività di vendita per un periodo minimo di tre anni a pena di revoca del contributo».

Questi green corner rievocano l’antica tradizione dei negozi italiani di quartiere dove per molti anni si vendeva tutto sfuso: dalla frutta all'olio, al vino e alle sigarette fino ai legumi che tracimavano dai sacchi in tela e juta. Allora - in una epoca che va da dopo guerra a tutti gli anni Cinquanta - non si utilizzavano plastica o cellophane, ma involucri creati dai negozianti con carta paglia, considerata la carta alimentare per eccellenza. Per i liquidi, come vino ed olio, erano i clienti a portarsi le bottiglie da casa. Poi è arrivata la rivoluzione del commercio, le reclame e i grandi marchi fino all’avvento delle grandi catene e l’obbligo di «igienizzazione» dello smercio dei prodotti alimentari che hanno assestato il colpo mortale allo sfuso. Che ora potrebbe almeno in parte risorgere grazie alla crescente attenzione di cittadini e famiglie per l’ambiente e per il grande costo economico ed ambientale del packaging.

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