VIAGGI D'ARTE

“No alla mercificazione del talento”: il collezionismo secondo Alain Servais

Gli piace abitare una casa con l'emozione di stare in un museo del contemporaneo. Ora la sua raccolta è aperta al pubblico in un loft che cambia allestimento ogni anno.

di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo

default onloading pic
“Creeping Eye” (1993), Steven Parrino.

3' di lettura

Alain Servais ha 57 anni. Padre felice di due figlie, è un banchiere d'investimento per formazione e passione. Ha iniziato a collezionare arte contemporanea 23 anni fa, per vivere insieme alle opere, come mi racconta, e portare a casa la loro luce. Si definisce eccentrico, avido di informazioni, curioso dell'umanità e delle sue sfide in un mondo condiviso.

Un ritratto di Alain Servais.

QUAL È STATA LA TUA PRIMA ACQUISIZIONE? E L'ULTIMA? La prima, una fotografia di Nan Goldin del 1995. L'ultima è Flowers For Africa di Kapwani Kiwanga.

Loading...

QUANDO E COME HAI INIZIATO A COLLEZIONARE? Nel 1997, quando la conoscenza che avevo acquisito sull'arte mi ha fatto sentire abbastanza sicuro di me stesso per spendere una parte dei miei ricavi in questo ambito. La collezione mi ha permesso di convivere con le opere, replicando nella mia casa parte del piacere che provavo visitando i musei.

TRE ARTISTI EMERGENTI DA TENERE D'OCCHIO E TRE DIMENTICATI DA RISCOPRIRE Tra i giovani: Brognon & Rollin, Liu Chuang e Taus Makhacheva. Da riscoprire: Senga Nengudi, Roger Ballen, Gülsün Karamustafa.

COME SCEGLI LE TUE OPERE? Scelgo gli artisti piuttosto che le opere. Posso apprezzare un pezzo singolo, ma decidere di non acquisirlo se non sono entrato in connessione con il progetto dell'artista. Faccio molta ricerca: leggo i testi critici, le interviste, seguo i lavori chiave della carriera di un artista e le quotazioni di altre opere disponibili sul mercato.

Una vista di “Who's still working on this masterpiece?” (2017), la mostra annuale della collezione Servais, con opere di Allora & Calzadilla, del collettivo Bruce High Quality Foundation e di Andrea Canepa.

QUALI SONO I CRITERI PER VALUTARE UN'OPERA D'ARTE? COME POSSIAMO CAPIRE SE IL PREZZO CHE CI VIENE RICHIESTO È CORRETTO? Impossibile dare una risposta breve, ma ecco le mie considerazioni. In passato, erano le mostre e il successo istituzionale di un artista ad alzare il valore di un'opera. Questo meccanismo è cambiato radicalmente negli ultimi 12 anni. Oggi gli artisti possono avere successo commerciale senza quello istituzionale. Le quotazioni sono definite da un mix tra le tendenze del momento e il branding delle gallerie che li rappresentano. A mio avviso, non c'è mai stata una dicotomia così marcata tra affermazione commerciale e valore culturale. Vale anche per i media: la pittura occupa l'80 per cento dello spazio di fiere e gallerie, ma trova rilevanza all'incirca per il 15 per cento nelle biennali e nelle sale dei musei. I prezzi all'asta sono spesso più economici rispetto al mercato primario, su cui incide quello che io definisco il “gallery premium” e cioè il glamour, l'esclusività e la socialità che le gallerie riservano ai loro migliori clienti. Infine, a influire indirettamente sulle quotazioni è anche il prezzo esorbitante degli immobili in alcuni centri del mercato dell'arte come New York e Parigi. Cerco di districarmi tra questi fattori per ottenere prezzi adeguati per l'arte che considero valga la pena preservare per le prossime generazioni, offrendo risorse per la ricerca e lo sviluppo agli autori che hanno una visione.

IN QUALITÀ DI ESPERTO DI ARTE CONTEMPORANEA, QUALI TENDENZE IDENTIFICHI COME NUOVE E INTERESSANTI DA SEGUIRE? Considerato che la nostra generazione sarà ricordata per la rivoluzione di Internet, sono stupito dallo scarso interesse per l'arte digitale di qualità, che pure sta aumentando. Tra le aree di indagine della collezione ci sono il Medio Oriente e l'Asia meridionale e poi il Messico e l'America Latina.

Una sezione di “A from Animism, Atlas, Adrift” (2019), a The Loft, con opere di Danh Vo, Taus Makhacheva e Yerbossyn Meldibekov.

DOVE CONSERVI LA TUA COLLEZIONE E COME LA MOSTRI AL PUBBLICO? Il focus della Servais Family Collection è il rispetto verso gli artisti e l'attenzione per la vita delle loro opere. Non rifiutiamo mai un prestito, nonostante i rischi. Abbiamo un loft di 900 metri quadri dove, ogni anno, un curatore propone un nuovo allestimento della collezione. Anche l'allestimento di casa cambia regolarmente e attualmente prestiamo le nostre opere a famigliari e amici che amano l'arte, ma non hanno grandi collezioni.

LE RISORSE ONLINE POSSONO AIUTARE? Consentono ricerche approfondite e indipendenti, ma l'esperienza nel reale resta insostituibile. Non ho speso più di cinque minuti nelle viewing rooms. Leggo otto ore al giorno: finanza, arte, interessi personali. La varietà delle fonti è enorme e cerco di contribuire al grande dibattito tramite la condivisione online sul mio account Twitter @aservais1.

COME PENSI CHE L'EMERGENZA COVID-19 CAMBIERÀ IL MONDO DELL'ARTE? Accelererà le tendenze già in atto: la disuguaglianza tra chi ha e chi non ha (artisti, gallerie, musei, organizzazioni no profit, scuole d'arte, curatori, media, ecc.), il declino delle fiere d'arte, in particolare di quelle internazionali. Favorirà l'ascesa delle case d'asta e avvantaggerà lo sviluppo del mercato di Artsy, che mi ricorda paurosamente Amazon, ovvero la mercificazione dell'arte. È urgente che i sostenitori dell'arte raccolgano le forze per preservarla dall'ombra dell'industrializzazione.

QUALCHE CONSIGLIO PER UNA VACANZA A BRUXELLES Non mancate di visitare Wiels, una delle migliori Kunsthalle europee, e la Collezione Vanhaerents. Consiglio una visita all'Hôtel Solvay, un gioiello Art Nouveau salvato dalla demolizione da una famiglia privata.

“Minotaur I” (2009), Thomas Houseago.

Riproduzione riservata ©

loading...

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti