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Bitcoin, debutto sui mercati da gestire con prudenza

di Donato Masciandaro

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4' di lettura

L’esordio di moneta digitale criptata (Bitcoin) su un mercato regolamentato rilevante – quello dei futures di Chicago - può essere salutata in un solo modo: prudenza. La prudenza deve consigliare gli operatori che vogliano diversificare il proprio portafoglio utilizzando i Bitcoin, perché oggi l’unico movente rilevante della sua domanda è quello speculativo, con tutti rischi connessi. Ma la stessa prudenza deve essere richiesta a tutte le autorità di vigilanza chiamate a monitorare quei mercati in cui il Bitcoin venga utilizzato come strumento di pagamento.

Il fenomeno Bitcoin può essere facilmente compreso riportandolo alla grammatica dell’economia monetaria. Il Bitcoin è un protocollo elettronico con tre caratteristiche: genera segnali, utilizzabili come mezzo di pagamento per uno scambio, e lo scambio viene convalidato attraverso un meccanismo decentralizzato, basato su tecniche di crittografia, che viene perciò percepito come garanzia di anonimato.

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Come moneta il Bitcoin viene sovente comparato con l’oro; la comparazione ha due elementi di somiglianza ed uno di differenza. La prima somiglianza è nel fatto che in entrambi i casi si presume che il mezzo di pagamento abbia una produzione limitata; nel caso dell’oro il limite sono le miniere fisiche del metallo pregiato, nel caso del Bitcoin la quantità prefissata definita nel protocollo che ha codificato la produzione e la distribuzione del segnale elettronico. La seconda somiglianza è che la produzione di entrambi i mezzi di pagamento è costosa, in termini generali di energia necessari per renderla disponibile; pur essendo costosa, la produzione di un mezzo di pagamento può essere conveniente, finché il suo prezzo di mercato risulta stabilmente superiore al suo costo, evento finora verificato sia per l’oro che per il Bitcoin

La differenza sostanziale è che l’oro ha un valore diretto come metallo, che fissa un limite inferiore al suo prezzo, mentre il valore intrinseco del Bitcoin è negativo, perché se il suo prezzo crollasse a zero comunque sarebbe stato costoso produrlo. Quindi, a parità altre condizioni, il Bitcoin è più rischioso dell’oro.

Un altro paragone comune è quello tra il Bitcoin e la moneta contante, in quanto entrambi mezzi di pagamento caratterizzati dalla proprietà dell’anonimato. Anche in questo caso, il paragone è corretto a metà. Sia la moneta contante che il Bitcoin sono basati su una distribuzione decentralizzata – ogni scambio per realizzarsi ha bisogno solo di un compratore e di un venditore – ma la similitudine sull’anonimato non è perfetta. Il perfetto anonimato è più facilmente realizzabile con lo scambio in contante, mentre lo scambio con Bitcoin è basato su pseudonimi elettronici, in cui la caratteristica dell’anonimato è funzione del grado di affidabilità e sicurezza dei sistemi di elettronici di scambio e di intermediazioni in cui il Bitcoin entra per regolare i vari scambi, siano essi di merci e servizi reali, o di attività finanziarie, sia legali che illegali. Inoltre il contante ha una proprietà che il Bitcoin non ha: essendo emesso dallo Stato, ha – almeno nel perimetro territoriale dello Stato in questione – corso legale, per cui il rischio liquidità –cioè il rischio che la moneta non venga accettato nello scambio – è minore. Quindi, a parità di altre condizioni, il Bitcoin è più rischioso della moneta contante.

Un altro luogo comune è che il Bitcoin sia più efficiente di altri sistemi di pagamento elettronici, che oggi sono prodotti da imprese ed infrastrutture private – banche, ma non solo. L’efficienza per il consumatore può essere misurata su una serie di parametri, che vanno dal costo economica, alla affidabilità, alla disponibilità. Ad oggi, non esiste una evidenza empirica che mostri in modo robusto e condiviso che lo scambio in Bitcoin sia più efficiente per il consumatore rispetto alla moneta elettronica tradizionale.

Rimane un solo parametro che oggi può spiegare l’appetibilità di breve periodo di un acquisto di Bitcoin: la speranza di un guadagno atteso che derivi dalla differenza tra il costo di acquisto ed il costo di vendita. È il cosiddetto movente speculativo, che è razionale e legittimo, purché l’acquirente sia conscio che un alto rendimento atteso corrisponde sempre ad un alto rischio atteso, anche se non immediatamente evidente. Se non è conscio di questo, il vaso – in questo caso il portafoglio – si può rompere, e gli rimangono solo i cocci. In altri termini, se la dinamica di un prezzo ha tutti i connotati di una eventuale bolla, chi scommette su una bolla ha il diritto di farlo, purché poi non versi le solite lacrime di coccodrillo.

In altri termini, non vi è alcun interesse pubblico a proteggere gli scambi speculativi, se non quello di assicurare la trasparenza e la regolarità degli scambi in cui i vari mezzi di pagamento – Bitcoin inclusi – vengono utilizzati. Già oggi le autorità di vigilanza stanno accendendo i riflettori sugli scambi in cui le valute digitali criptate vengono coinvolte, come quelle in cui vengono scambiate con le monete comuni, come il dollaro e l'euro. Occorre continuare in tale direzione, perché da sempre il miglior antifurto è la luce.

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