Criptovalute

Criptovalute giù dopo lo stop della Cina. Dai massimi di aprile persi 1.000 miliardi

Le autorità di Pechino: le criptovalute non saranno accettate come forma di pagamento. Altro scossone dopo i tweet di Elon Musk

Elon Musk dice no ai bitcoin e la valuta digitale crolla

3' di lettura

Il bitcoin e le altre criptovalute crollano dopo che le autorità cinesi hanno ribadito che i token digitali non possono essere utilizzati come forma di pagamento. La criptovaluta regina, nelle ultime 24 ore, è arrivata a scivolare al di sotto dei 33mila dollari (-25,2% sulla giornata e - 46% sulla settimana). Con lei scendono un po’ tutte le cryptocurrency: da ether (-39%) a dogecoin (-46%) fino a Binance Coin (-42,2%) e Cardano (-46%). In generale la capitalizzazione di tutte le criptovalute è passata dai massimi di 2.533 miliardi di dollari agli attuali 1.480. Cioè sono andati persi circa 1.000 miliardi di market cap.

La decisione

Si tratta di un vero e proprio tracollo giornaliero che è stato innecato da una notizia venuta dalla Cina. La National Internet Finance Association of China, la China Banking Association e la Payment and Clearing Association of China, le tre autorità di Pechino responsabili della vigilanza delle banche e dell'industria dei pagamenti, hanno chiesto ai privati di non utilizzare le criptovalute per nessuna operazione, inclusi il trading e la conversione di valute fiat in monete digitali. A ben vedere simili mosse, nell’Impero di mezzo, non sono nuove. Nel 2017, ad esempio, la People’s Bank of China chiuse le piattaforme locali di scambi in criptovalute, soffocando un mercato speculativo pari all’allora 90% dei volumi globali di Bitcoin.

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Lo yuan digitale

A ben vedere la Cina è stata a lungo un paese favorevole alle criptovalute. Poi, però, ha cambiato radicalmente opionione e le accusate di essere uno strumento al servizio di attività criminali. Al di là delle affermazioni ufficiali è chiaro che, a fronte della volontà di lanciare lo yuan digitale, Pechino non vuole consentire la nascita di un mercato parallelo di cryptocurrency. In primis perché questo potrebbe dare luogo all’instabilità di un sistema finanziario che, già in passato, ha avuto diversi problemi (ad esempio con lo “shadow banking”). E poi perché, non va scordato, le criptovalute (per la loro stessa natura di sistema senza un controllo centralizzato) hanno una natura anarco-capitaliztica. Una caratteristica che in Paese autoritario ( e non solo in quello) quale la Cina non viene accettata.

La posizione della Bce

E proprio di Bitcoin è tornata a parlare anche ieri Christine Lagarde. «Bitcoin ed ethereum non sono criptovalute ma criptoasset. Sono speculativi, volatili, non stabili e come hanno detto molti miei colleghi chi investe in questi asset devono essere pronti a perdere tutto» ha detto la presidente della Bce intervenendo al Generation euro Students' Awards 2021.

«A dire il vero - ha detto Lagarde - nelle ultime settimane i prezzi di molti di questi asset hanno subito un declino superiore al 20% e questo solo perché una persona, nello specifico Elon Musk, ha detto alcune parole intervenendo al Saturday Night Show. Questo prova che non si tratta di valute ma asset molto speculativi».

Alla domanda se il settore dei criptoasset possa rappresentare un rischio per la stabilità finanziaria, Lagarde ha spiegato che sebbene in crescita il settore non ha ancora le dimensioni per generare rischi sistemici. Il settore richiede tuttavia supervisione sia per l'alto consumo di energia legato alle operazioni di mining che al rischio che i criptoasset possano essere utilizzati per operazioni di riciclaggio di denaro e finanziamento al terrorismo. «Di sicuro - ha detto Lagarde concludendo il suo intervento - non ne ho nel mio portafoglio».

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