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Bitcoin sopra 10mila $, +40% da inizio anno: a sostenerlo c’è anche la Fed

Non solo bene rifugio: basta che Powell parli di valute digitali di Banche centrali e la criptovaluta torna a salire. E si avvicina l’halving

di Pierangelo Soldavini


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Reuters

2' di lettura

A inizio gennaio sono stati i venti di guerra nel Golfo tra Iran e Stati Uniti, poi è arrivato dalla Cina il coronavirus a contagiare l’intera economia globale: per i beni rifugio tradizionali, a partire dall’oro, è stato un avvio d’anno scoppiettante. Anche per quello che molti considerano l’”oro digitale” del futuro, il bitcoin.

La criptovaluta più famosa ha così guadagnato più del 40% da inizio anno: il 1° gennaio era scambiato attorno a 7.200 dollari, in settimana si è consolidato al di sopra di quota 10.000 e ora è scambiato attorno a 10.200. Come spesso succede il bitcoin sfrutta qualsiasi occasione per confermare il suo status di strumento ad altissima volatilità, non adatto proprio a qualsiasi tipo di investitore.

Ma questa settimana a spingerlo con decisione al di sopra dei 10mila dollari ci ha pensato un soggetto che non è certo alleato delle criptovalute: è stato infatti Jerome Powell, il presidente della Federal Reserve americana, a sostenere indirettamente le quotazioni quando è intervenuto confermando che anche la Banca centrale Usa sta valutando l’ipotesi di una valuta digitale, un dollaro nativo digitale emesso dalla stessa Fed.

«Tutte le grandi Banche centrali stanno guardando con interesse», ha affermato Powell martedì nel corso di un audizione davanti al Congresso. «Riteniamo rientri tra i nostri obblighi, ora che la tecnologia la rende possibile. Credo sia impellente per noi e per le altre Banche centrali capire i costi, i benefici e i compromessi associati all’ipotesi di valuta digitale».

Non è detto che una valuta di questo genere sia necessariamente una criptovaluta, ma le sue parole hanno alimentato illazioni e interpretazioni: «Sembra che le autorità Usa stiano finalmente prendendo in considerazione seriamente bitcoin e i suoi pari», ha commentato in una nota Simon Peters, analista per il comparto cripto di eToro.

A gennaio è stato istituito un gruppo di lavoro sulle valute digitali nell’ambito della Banca dei regolamenti internazionali , a cui partecipano tutti i principali istituti di emissione con la vistosa eccezione proprio della Fed.

Oltre al coronavirus e alle valute digitali, a contribuire a sostenere le quotazioni di bitcoin è anche il cosiddetto “halving”, atteso per maggio. Il meccanismo di emissione dei bitcoin messo a punto dal misterioso Satoshi Nakamoto nel suo paper del 2008 prevede che ogni quattro anni sia dimezzato il numero di bitcoin disponibile come ricompensa per i “miners” quando certificano il singolo blocco inserendolo nella blockchain: oggi sono 12,5 bitcoin, a maggio diventeranno 6,25.

Sarà il terzo halving della storia della criptovaluta. E gli altri due sono stati sempre preceduti da forti rialzi delle quotazioni.

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