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Bitto e Casera Dop vogliono crescere anche fuori dal Nord Ovest: promozione al via

Il fatturato nel 2020 stabile a 13 milioni: l’obiettivo è guadagnare il 5% in 2 anni

di Emiliano Sgambato

2' di lettura

Bitto e Casera, i due formaggi Dop della Valtellina vogliono crescere al di fuori della Lombardia e del Nord Ovest. Il Consorzio, dopo un 2020 sostanzialmente in tenuta che ha segnato il traguardo dei 25 anni di vita, vuole allargare il mercato dei suoi prodotti anche grazie a una campagna di comunicazione, per un investimento di 600mila euro cofinanziato da Regione Lombardia e fondi europei.

«Vogliamo puntare a far conoscere due pilastri della nostra produzione casearia che nel 2020 hanno generato un fatturato di 13milioni – dichiara a Food 24 il presidente del Consorzio di tutela Valtellina Casera e Bitto, Vincenzo Cornaggia –. In termini di ritorno di investimento della campagna ci aspettiamo un +5% in valore nei prossimi due anni. L’incremento si potrà ottenere ampliando i volumi produttivi del Valtellina Casera, usando ad esempio il latte destinato a produzioni di minor valore, ma anche ampliando nel medio periodo la distribuzione, sia al Nord-Ovest, che rimane il nostro target primario, sia nel resto d’Italia, a partire dalle grandi città».

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Una sfida a cui è chiamata una filiera che dà lavoro a 650 famiglie e conta 133 allevamenti,13 caseifici e 16 stagionatori per il Valtellina Casera, a cui si aggiungono 54 alpeggi produttori e 10 stagionatori per il Bitto. Complessivamente la produzione 2020 si è attestata a 19.130 quintali (17.030 per il Valtellina Casera e 2.100 per il Bitto). Nel 2020 però i due formaggi hanno avuto trend differenti: un boom in quantità per il Casera, la produzione più fresca di fondo valle, che ha portato la crescita nel quinquennio a superare il 26% grazie alle vendite nella Gdo. E un calo di quasi il 9% per il più prezioso Bitto, che però ha risentito di una stagione estiva che ha permesso meno giorni di alpeggio.

Secondo un’indagine commissionata dal Consorzio, solo il 23,5% degli italiani conosce Bitto e Casera – contro oltre il 90% che conoscono ad esempio Gorgonzola, Asiago e Fontina – anche perché è difficile trovarli in vendita al di fuori del Nord Ovest. Ma il 60% di chi ne viene a conoscenza diventa consumatore, anche grazie alle caratteristiche di qualità e origine certificata la cui domanda è molto cresciuta negli ultimi anni. Un’opportunità che il Consorzio vuole appunto cogliere con le iniziative in programma che prevedono attività promozionali e turistiche sul territorio (tra cui la partenza a luglio del primo cammino del Bitto e del Valtellina Casera Dop), press tour, spot televisivi e radiofonici su scala nazionale e locale, azioni sui social media e iniziative di marketing nei supermercati e nei punti qualità nazionali per il biennio 2021-2022. Anche il sinergia con gli altri prodotti Ig come bresaola, mele e pizzoccheri.

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