lo Spin off in Calabria

Bloccare il virus prima che infetti la cellula

È il processo su cui lavorano i ricercatori dell'Università di Calabria e della Macrofarm

di Donata Marrazzo

È il processo su cui lavorano i ricercatori dell'Università di Calabria e della Macrofarm


2' di lettura

Bloccare il virus prima che infetti la cellula umana. È su questo processo che si stanno concentrando gli studi dei ricercatori dell'Università della Calabria e dello spinoff Macrofarm, specializzato nello sviluppo di nuove formulazioni in campo farmaceutico: hanno elaborato una nuova strategia per il trattamento di SARS-CoV-2 (nuovo Coronavirus), utilizzando anticorpi sintetici monoclonal type capaci di inibire il virus. «Il nuovo Coronavirus aggancia la cellula bersaglio attraverso una proteina, detta proteina spike, che si lega ad uno specifico recettore delle nostre cellule, ACE2. La tecnologia si basa sull'ingegnerizzazione 3D di polimeri a memoria molecolare, che riescono a riconoscere e captare il dominio RBD, ovvero il segmento della proteina spike che si lega al recettore ACE2» spiega Francesco Puoci, professore associato del dipartimento di Farmacia e Scienze della salute e della nutrizione dell'Unical, che conduce lo studio con la ricercatrice Ortensia Ilaria Parisi.

ACE2 è la porta d’ingresso alle nostre cellule che le proteine “spike” (dall'inglese “punta”, sono quegli spuntoni visibili nelle rappresentazioni del nuovo Coronavirus) riescono a forzare utilizzando come chiave l'unità RBD. Gli anticorpi sintetici, rispetto a quelli biologici, hanno una maggiore stabilità e versatilità e costi di produzione più contenuti.

Il lavoro è stato già brevettato per attrarre l’attenzione di istituzioni e aziende farmaceutiche nazionali ed internazionali. «Abbiamo necessità di eseguire i test in vitro, per capire come il device si comporta con il virus», continua Puoci che sulla sua pagina Facebook da qualche giorno tiene il diario della ricerca. A quel punto, dopo la valutazione dei risultati, sarebbe possibile dare corpo alle ipotesi sulle dosi giornaliere per la cura delle polmoniti da Coronavirus: 40mg (costo 10, 15 euro) per sette, dieci giorni.

«Abbiamo lavorato sotto forte stress e a ritmi forzati – spiega Puoci – La selettività di azione è stata verificata utilizzando come analogo strutturale la sequenza proteica di un dominio RBD di un altro coronavirus, la Sars, che con il nuovo SARS-CoV-2 condivide più dell'80 per cento del genoma».

Lo studio è stato realizzato in stretta collaborazione con Macrofarm di cui Puoci è il fondatore. Il team è composto, insieme a Puoci e Parisi, anche da Vincenzo Pezzi, ordinario di Biologia Applicata, e da Rocco Malivindi, tecnico sociosanitario: hanno curato gli aspetti biologici della ricerca. Nel gruppo anche Marco Dattilo e Francesco Patitucci.

«Il nostro budget è limitatissimo, ma abbiamo ottenuto risultati davvero incoraggianti – conclude Puoci – I prossimi passi sono la sperimentazione sul virus attivo e poi quella in vivo. Il lavoro è in progress con la voglia e la speranza di arrivare fino in fondo». È partito un crowdfunding sulla piattaforma digitale “gofundme” per sostenere la ricerca.

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