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Blocco licenziamenti, Orlando cerca un compromesso

Il divieto di licenziare, che in Italia dura ininterrottamente da marzo 2020, probabilmente andrà incontro a una nuova mini-proroga. Quanto agli ammortizzatori, un punto di equilibrio potrebbe trovarsi con la proroga della Cig d'emergenza. Sulle politiche attive il rebus delle agenzie per il lavoro private finora non coinvolte

di Claudio Tucci

Orlando, subito riforma Cig. Resta nodo licenziamenti

Il divieto di licenziare, che in Italia dura ininterrottamente da marzo 2020, probabilmente andrà incontro a una nuova mini-proroga. Quanto agli ammortizzatori, un punto di equilibrio potrebbe trovarsi con la proroga della Cig d'emergenza. Sulle politiche attive il rebus delle agenzie per il lavoro private finora non coinvolte


2' di lettura

Tra le prime sfide del neo ministro del Lavoro, Andrea Orlando, c'è quella di avviare la riforma degli ammortizzatori, legandoli, a doppio filo, alle politiche attive e ai servizi di formazione e riqualificazione del personale. L'argomento è stato ripetuto in queste ore, sostanzialmente, da tutte le parti sociali, complice anche la fine del blocco dei licenziamenti. Il divieto di licenziare, che in Italia dura ininterrottamente da marzo 2020, probabilmente andrà incontro a una nuova mini-proroga, ma certamente non potrà durare all'infinito.

Blocco licenziamenti

Qui il ministro Orlando, forte anche della sua robusta esperienza politica, dovrà trovare un compromesso: i sindacati, incontrati domenica 14 febbraio, premono per una nuova proroga generalizzata e di più mesi. Dall'altro lato, ci sono le aziende, che il neo ministro del Lavoro vede domani 16 febbraio, che invece chiedono di superare il blocco per poter avviare i processi di ristrutturazione aziendale ed assumere giovani e nuove competenze necessari per ripartire.

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Cassa integrazione

Molto delicato, per Orlando, è il tema della cassa integrazione. A fine marzo finiranno per molte aziende le 12 settimane gratuite concesse dalla legge di Bilancio. La riforma degli ammortizzatori sociali è un'altra grande sfida; il suo predecessore, il ministro Nunzia Catalfo, non ha presentato una proposta, preferendo avvalersi di un team di esperti che ha elaborato una bozza criticata dalle parti sociali (la riforma ipotizzata costa 20 miliardi nella transizione, 10 a regime, con un incremento di costi per le imprese). Anche qui un punto di equilibrio potrebbe partire con la proroga della Cig d'emergenza, nel decreto Ristori fermo ai box per la crisi del governo Conte, era prevista una nuova tranche di 26 settimane. Otto settimane per l'industria. Si potrebbe iniziare da qui, e creare l'ammortizzatore per i settori non coperti. In un primo momento, pagato dallo Stato (sotto forma di cig in deroga), poi dalla specifica contribuzione.

Politiche attive

L'altra grande sfida iniziale per Orlando, intrecciata con la cig, è rappresentata dal decollo delle politiche attive. Nella legge di Bilancio ci sono 500 milioni, buona parte va all'estensione dell'assegno di ricollocazione ai disoccupati e ai cassintegrati (l'esecutivo gialloverde lo aveva limitato ai soli percettori del reddito cittadinanza), ma l'impianto della norma disegnato dai tecnici M5S lascia fuori le agenzie per il lavoro private. A Orlando anche il compito di migliorare il reddito di cittadinanza; di rilanciare occupazione giovanile e femminile, superando le rigidità del decreto Dignità, e di proseguire la strada della riduzione del costo del lavoro. Fino a 100 euro al mese sono andati ai redditi entro 40mila euro. Resta da completare il disegno, riducendo il cuneo anche per le imprese.


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