la call di sogin

Blockchain e internet delle cose per gestire i rifiuti radioattivi

La startup pisana Toi si è aggiudicata la call for innovation di Sogin per abilitare il decommissioning dei rifiuti nucleari

di Riccardo Oldani

4' di lettura

La digitalizzazione, la blockchain e le tecnologie Industry 4.0 entrano anche nel delicato settore dello smaltimento dei rifiuti radioattivi. E lo fanno grazie a Sogin, la società italiana incaricata del decommissioning delle quattro centrali atomiche e degli impianti legati al ciclo del combustibile nucleare presenti sul nostro territorio nazionale. In totale dieci strutture che richiedono l'adozione di procedure estremamente complesse e delicate per il loro smantellamento e l'impiego, oltre che di tecnologie avanzate, anche di precauzioni straordinarie.

Proprio per accelerare il processo di digitalizzazione e raccogliere idee innovative dal ribollente e fecondo bacino delle startup italiane, Sogin ha lanciato a giugno una call for innovation, un concorso di idee con cui ha stimolato le giovani aziende tecnologiche del nostro Paese a proporre soluzioni implementabili nella sua organizzazione.

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Appena quattro mesi dopo ha indicato il progetto prescelto, selezionato tra una cinquantina di proposte. Un risultato ottenuto in tempi record con una partecipazione, in termini quantitativi e qualitativi, che, come spiega Fabrizio Speranza, responsabile Innovazione digitale e Industry 4.0 di Sogin, «è andata oltre le nostre più rosee aspettative. Abbiamo potuto valutare molte idee, anzi progetti veri e propri, realizzati velocemente e in tempi difficili dai partecipanti ma, soprattutto, indicative di una grande creatività e competenza delle nostre startup. Ne abbiamo ricavato anche spunti che sono andati al di là delle nostre richieste iniziali, suggerendo, per esempio, l'uso di sistemi di realtà aumentata o virtuale per guidare il personale in operazioni complesse, oppure soluzioni innovative di allarme per la gestione dell'ambiente e degli operatori».

Il vincitore del contest è stata Toi, acronimo di Things On Internet, azienda pisana che ha sviluppato una piattaforma, chiamata Zerynth, pensata per facilitare lo sviluppo di applicazioni IoT (Internet of Thing) a livello aziendale.

Prima di entrare nel dettaglio della soluzione prescelta, però, è opportuno risalire alle esigenze che hanno spinto Sogin, una società pubblica, a ricorrere alla formula della call for innovation, un'autentica novità per una realtà chiamata abitualmente a gestire le collaborazioni esterne attraverso il sistema degli appalti.

La call, denominata “Sarr – Soluzioni avanzate per i rifiuti radioattivi”, chiedeva ai partecipanti di proporre tre diversi tipi di soluzioni: bridge di interfaccia per acquisire informazioni dai diversi sistemi coinvolti nello smantellamento e gestione dei rifiuti radioattivi, sistemi di posizionamento per tracciare sempre la posizione degli “oggetti” radioattivi durante le varie fasi di decomissioning e di trattamento, e, infine, soluzioni di smart monitoring, per garantire la sicurezza dei lavoratori e automatizzare alcuni processi, come il controllo dei rifiuti stoccati.

Perché l'azienda ha maturato queste esigenze? «Dalle operazioni di decomissioning - spiega Francesco Troiani, responsabile Sviluppo e Innovazione tecnologica di Sogin -siamo arrivati al punto di recuperare e inserire in un sistema di economia circolare il 95% dei materiali provenienti da una centrale nucleare. Un risultato tecnologico molto importante, che ha riscontrato anche l'attenzione della Iaea, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica. Il restante 5% di rifiuti è composto invece di materiali che richiedono una grande attenzione e vanno tenuti sotto stretto controllo. Da qualche tempo a questa parte abbiamo quindi cominciato a introdurre di un sistema informatico integrato per tenere sotto controllo questo tipo di rifiuto. Si chiama Aigor (Applicativo informatico di gestione di oggetti radioattivi) e lo stiamo implementando su tutti gli impianti di cui dobbiamo occuparci».

Parliamo di strutture realizzate nei decenni scorsi, quindi nella gran parte dei casi non dotate di macchinari e strumentazioni connesse alla rete. «Aigor - aggiunge Flaviano Bruno, responsabile Rifiuti radioattivi e Materie nucleari di Sogin e presidente della giuria che ha scelto il vincitore della call - è un database che ci permette di gestire le informazioni sui materiali radioattivi che dobbiamo controllare in modo sicuro, basato sulla blockchain e quindi aperto al pubblico, trasparente e controllabile da chiunque. Ma come alimentare questo database? Un'idea è connettere ad Aigor tutti i nostri sistemi per realizzare in modo automatico la raccolta dei dati ed essere aggiornati in tempo reale sui volumi di rifiuti radioattivi, la loro ubicazione in base alle varie fasi di trattamento a cui sono sottoposti, il loro livello di radioattività».

La proposta premiata attraverso la call, quella della società pisana Toi, consente proprio di realizzare questa connessione, attraverso soluzioni software, hardware e cloud, e anche mediante la “sensorizzazione” di dispositivi o macchinari utilizzati da Sogin e precedenti all'epoca dell'Internet of Things. Si tratta, in altre parole, di adattare la soluzione proprietaria di Toi, la piattaforma Zerynth, alle particolari necessità della società pubblica.

Cosa succederà ora? La startup toscana sarà chiamata a sviluppare concretamente la soluzione in collaborazione con i tecnici di Sogin. «E in più - conclude Troiani - andremo ad aggiungere una nuova best practice, costituita dal ricorso alla call for innovation e dall'individuazione di questa soluzione innovativa, a quelle che già oggi possiamo esibire a livello internazionale e trasformare in un business, per noi e per le startuap che lavorano con noi».

Un ulteriore biglietto da visita per le tecnologie italiane per il decommissioning, che Sogin da tempo esporta con successo nel mondo.

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