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Blog, tre vie per tutelarsi da offese e violazioni della privacy

Il magistrato può sequestrare il blog ma solo nella parte diffamatoria. È prevista anche una procedura d’urgenza

di Marisa Marraffino


3' di lettura

Chi vuol far rimuovere da un blog commenti diffamatori, critiche negative o dati personali condivisi senza il proprio consenso ha davanti a sé tre diverse alternative. Potrà agire in sede penale, civile o amministrativa. La scelta varia a seconda del contenuto del post.
Se il commento è diffamatorio, quindi lede la reputazione di una persona identificata o identificabile, la vittima può sporgere querela per il reato di cui all’articolo 595 comma 3 del Codice penale («Diffamazione aggravata dal mezzo di pubblicità») e chiedere contestualmente il sequestro preventivo del contenuto illecito, in base all’articolo 321 del Codice di procedura penale.

Sequestro preventivo del blog

A differenza delle testate telematiche registrate, i blog infatti possono essere sequestrati, anche se il blogger è un giornalista. (Corte di cassazione, sezione V, sentenza 12536 del 24 marzo 2016).

Si tratta di una misura cautelare che serve ad evitare che nell’attesa del processo vi possa essere il pericolo di aggravamento del reato.

Il sequestro sarà richiesto dal pubblico ministero e disposto dal Gip se in concreto il reato appare configurabile e se esiste la probabilità di un danno futuro per la vittima nel caso in cui il post rimanesse online.

Di fatto il contenuto viene bloccato, occorre però fare attenzione a non eccedere i limiti del sequestro che non potrà riguardare l’intero blog, ma soltanto il contenuto considerato diffamatorio. Un eccesso nella misura potrebbe rendere illecito il provvedimento. È legittimo il sequestro preventivo di un intero dominio internet solo quando risulta impossibile, con adeguata motivazione, l’oscuramento di un singolo file o frazione del dominio stesso (sentenza 21271 Corte di cassazione, sezione III, del 7 maggio 2014). La misura può essere disposta anche se il blog è registrato all’estero.

La fase decisoria è infatti di competenza dell’autorità giudiziaria nazionale, mentre il controllo della fase esecutiva è dell’autorità straniera secondo la sua legislazione (Corte di cassazione, sentenza 27675 del 20 giugno 2019). Ma, in pratica, se il server è all’estero si pongono molti problemi applicativi. Il pubblico ministero, ottenuto il provvedimento del gip, può comunque raggiungere tutti i provider italiani chiedendo loro di inibire la richiesta di connessione da un pc italiano verso quel determinato sito. In questo modo si può ottenere anche l’oscuramento di un sito allocato all’estero, almeno per gli utenti italiani.

L’autore del reato può però cambiare di nuovo indirizzo Ip, tornando online subito dopo l’oscuramento attuato per il tramite del precedente indirizzo Ip. Oppure l’autore dei contenuti diffamatori può collegarsi tramite reti Tor o proxy prima di arrivare al gestore italiano, utilizzando un Ip riconducibile a un dominio estero, riducendo così di molto le possibilità di identificazione.

Ricorso di urgenza in sede civile

Nei casi in cui l’autore del post sia identificato, il danneggiato può agire direttamente contro di lui anche in sede civile, proponendo un ricorso d’urgenza ex articolo 700 del Codice di procedura. Se l’autore ha scritto il post usando un nickname, la vittima può sporgere querela per sperare di identificarlo oppure informare il blog della pubblicazione del contenuto illecito e, in caso di mancata rimozione, agire contro di lui in sede civile con la tutela cautelare d’urgenza. Il rimedio può essere esperito quando la permanenza del post rappresenti un pregiudizio imminente per la vittima e l’illiceità del contenuto sia verosimile.

Lo strumento è stato usato ad esempio per eliminare recensioni negative di ristoranti che nascondevano in realtà ipotesi di vera e propria concorrenza sleale da parte dei concorrenti (Tribunale di Venezia, ordinanza del 24 febbraio 2015).

La tutela amministrativa

Sui blog non possono essere pubblicati dati personali dei soggetti interessati senza il loro consenso, a meno che non vi sia un interesse pubblico alla loro divulgazione.

Nel caso in cui vengano pubblicate fotografie, numeri di cellulare, targhe di auto, dati riguardanti l’orientamento sessuale o lo stato di salute, nomi di minorenni, dati giudiziari, è possibile presentare un reclamo al Garante per la protezione dei dati personali per chiedere l’anonimizzazione o la cancellazione del dato.

Sarà possibile allora pubblicare le iniziali, purché la persona non sia comunque identificabile, o oscurare i volti delle persone eventualmente ritratte. In caso contrario video, fotografie o post potranno essere bloccati o rimossi perché pubblicati in violazione del Gdpr, così come recepito dal Dlgs 101/2018.

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