ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùil magnate dei media ed ex sindaco di new york

Bloomberg rinuncia a candidarsi alla Casa Bianca per i democratici

di Marco Valsania


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(Ap)

3' di lettura

NEW YORK - Ha dato i natali e portato al successo - e successo globale - un impero dell’informazione e dei dati finanziari che porta il suo nome. È diventato uno degli uomini più ricchi al mondo. Ha governato per dodici anni, dal 2002 al 2013, una delle metropoli più grandi e ingestibili, New York City. Ma non sarà mai presidente degli Stati Uniti. Michael Bloomberg, miliardario e politico, ha rinunciato ieri al sogno di correre per la nomination democratica alla Casa Bianca nel 2020. Un sogno che aveva coltivato apertamente, convinto di poter battere Donald Trump. Adesso il 77enne Bloomberg è ancora certo di avere la stoffa per surclassare Trump alle urne. Quello di cui non è affatto sicuro, anzi, è di avere le armi per conquistare il partito democratico, per emergere vittorioso dalle primarie.

«Credo di poter sconfiggere Trump in una elezione generale - ha scritto ieri sera sulla sua Bloomberg News annunciando l’uscita di scena dai ranghi degli aspiranti presidenti - Ma sono pienamente cosciente della difficoltà di vincere la nomination democratica in un campo così affollato». Bloomberg ha fatto implicito riferimento ai 14 esponenti del partito che già hanno dichiarato la loro candidatura, tra i quali cinque donne. Senza contare ulteriori possibili discese in campo, quale quella dell'ex vicepresidente Joe Biden e dell'ex parlamentare del Texas - e giovane stella in ascesa - Beto O'Rourke. L'unica altra rinuncia eccellente finora è stata quella di Hillary Clinton, ufficializzata lunedì.

Bloomberg - un moderato economicamente conservatore e liberal sulle questioni sociali che era stato eletto primo cittadino di New York nelle liste repubblicane - ha indicato che preferisce continuare a finanziare e sostenere le cause che gli sono care. «Possiamo ottenere risultati nei prossimi due anni e una campagna nazionale limiterebbe la mia capacità di farlo». È noto il suo impegno, ad esempio, per riforme che limitino la diffusione delle armi da fuoco, e per l’ambiente. Una nuova iniziativa che ha preannunciato è stata battezzata “Beyond Carbon” e ha l’obiettivo di muovere la nazione verso il 100% di energia pulita.

Pur rinunciando a correre in prima persona, però, Bloomberg non ha mancato di inviare un messaggio elettorale. Ha le carte in regola, avendo cambiato la sua registrazione elettorale da “indipendente” a “democratico” e investito oltre cento milioni di dollari nelle elezioni di Midterm per sostenere candidati del partito alla Camera. Ha invitato i democratici a nominare un candidato che «sia nella posizione più forte per battere Donald Trump e per riportare nuovamente il Paese all’unità». E non ha fatto mistero di essere contrario in particolare alla piattaforma più progressista che avanza tra i democratici, ancorata a proposte di assistenza sanitaria universale e aumenti delle tasse per i redditi più elevati.

Bloomberg sembra voler incoraggiare i candidati moderati a farsi avanti, davanti alla forza dimostrata finora piuttosto dall'ala più di sinistra del partito che vede in campo le senatrici Elizabeth Warren (Massachusetts) e Kamala Harris (California) e il senatore ed ex sfidante di Hillary Clinton per la nomination del 2016 Bernie Sanders (Vermont). Tra i moderati si contano ad oggi la senatrice del Minnesota Amy Klobuchar, l’ex governatore del Colorado John Hickenlooper e l’ex deputato del Maryland John Delaney. Biden sarebbe un altro influente candidato moderato se entrerà in lizza. Altri potenziali candidati moderati che devono esprimersi sono l’ex governatore della Virginia Terry McAuliffe e il senatore del Colorado Michael Bennet.

Il ruolo di Bloomberg per i democratici, per attirare elettori moderati oltre che progressisti, è stato riconosciuto esplicitamente dai leader del partito, lo speaker della Camera Nancy Pelosi e il senatore Chuck Schumer. «La sua candidatura sarebbe stata un importante contributo al dibattito su come il Paese debba guardare al futuro», ha detto Pelosi. «Ma sono convinta che continuerà a fare grandi cose per l’America». Nella base del partito le sue mire presidenziali non erano tuttavia ben viste, al di là della sua agenda moderata: il 68% dei democratici non vedono positivamente un candidato che sia un topo executive capace di finanziarsi da solo (il suo patrimonio personale è stimato in 56 miliardi di dollari, undicesimo al mondo). Altri lo vedevano dotato di scarso carisma e oratoria e di scarsa capacità di entusiasmare l’elettorato.

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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