Spazio

Bezos, Blue Origin lavora a una stazione spaziale per turisti e ricerca scientifica

Nel progetto un consorzio di aziende, che comprende anche Boeing e Sierra Space. Ancora da definire i tempi di realizzazione, e non mancano le difficoltà

L'ultimo progetto di Jeff Besoz: una stazione spaziale per aziende e turisti

3' di lettura

Sta partendo il business delle stazioni spaziali realizzate e messe in orbita da privati. Dopo l’annuncio fatto da un consorzio di tre società statunitensi, tra cui Lockeed Martin, che hanno detto di aver intenzione di lanciare una stazione spaziale privata entro il 2027 (di cui abbiamo parlato nel podcast Start di sabato 23 ottobre), ora è la volta della Blue Origin di Jeff Bezos, che ha presentato un primo progetto di stazione spaziale, il cui nome sarà Orbital Reef.

Orbital Reef avrà dimensioni paragonabili a quella della Iss (Stazione spaziale internazionale), fra pochi anni pensionata, e verrà realizzata da un consorzio di aziende. Oltre a Blue Origin che curerà sistemi di utilità, moduli principali di grande diametro e il sistema di lancio New Glenn riutilizzabile per carichi pesanti, partecipano anche Sierra Space, con il modulo per il rientro degli astronauti e merci che potrà atterrare in un normale aeroporto; Boeing con il modulo scientifico e la navicella spaziale Starliner per portare a bordo astronauti e attrezzature; Redwire Space, che gestirà la microgravità e strutture dispiegabili come i pannelli solari; Genesis Engineering Solutions, che si occuperò della relaizzazione di un veicolo spaziale monoposto, agganciato con bracci mobili a Orbital Reef, per operazioni esterne di manutenzione ed escursioni turistiche. L’Arizona State University guiderà invece un consorzio di università per fornire servizi di consulenza sulla ricerca e la sensibilizzazione di possibili clienti.

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Orbital Reef aperta a business e turismo spaziale

Insomma, il progetto nasce alla grande, e non ha solo finalità scientifiche, ma anche di business e turistiche. Orbital Reef sarà in grado di ospitare fino a 10 persone contemporaneamente, verrà posta in orbita terrestre bassa, la stessa della Iss, avrà una volumetria intorno ai 1.000 metri cubi, e potrà essere utilizzata anche per progetti che potrebbero dare una spinta ulteriore al business spaziale, ospitando ricercatori di aziende private interessati a scoprire le possibilità pratiche di un laboratorio R&D a gravità zero. Per esempio, una società chiamata Redwire sta lavorando alla realizzazione di un sistema di stampa 3D utilizzabile direttamente a bordo della stazione, che un giorno potrebbe rendere più facile la produzione di oggetti e strutture nello spazio, senza che sia necessario inviarli dalla Terra.

Un’altra novità sarà l’architettura interna di Orbital Reef, che sarà più simile a quella di un comune aereo piuttosto che a quella, ricca di cavi esposti e di apparecchiature a vista, della Iss.

Belle intenzioni, ma...

Molto lavoro però deve essere ancora fatto. Per esempio New Glenn, il razzo progettato da Blue Origin che dovrebbe essere abbastanza grande e potente de riuscire a portare in orbita le parti più grandi della stazione spaziale, non è ancora operativo e il suo volo inaugurale è stato recentemente ritardato almeno alla fine del 2022.Anche i veicoli spaziali che potrebbero essere utilizzati per trasportare le persone verso la stazione spaziale sono ancora in fase di sviluppo. Lo Starliner di Boeing, la capsula che dovrebbe servire a portare in orbita astronauti e carichi, deve ancora effettuare il suo primo vero volo di prova, in programma intorno alla metà del prossimo anno.

Infatti, la data definitiva di messa in orbita non è stata ancora annunciata, anche se l’obiettivo è rendere Orbital Reef operativa entro la seconda metà di questo decennio. Bocche cucite anche sui costi complessivi. Ma la sfida è comunque aperta.

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