Ex Fiat Termini Imerese

Blutec, lavoratori pronti alla mobilitazione

di Nino Amadore


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(ANSA)

3' di lettura

Un incontro urgente con il presidente della Regione Nello Musumeci e con il prefetto di Palermo per sollecitare risposte sulla vertenza Blutec di Termini Imerese e dunque il rilancio concreto dell’ex stabilimento Fiat. Una richiesta arrivato al termine dell’assemblea che si è svolta davanti ai cancelli dello stabilimento cui ha partecipato gran parte del migliaio di lavoratori interessati dalla vertenza. Di fatto uno stato di agitazione che ha alla base, spiegano i sindacati, la mancanza di certezze sia sull’avanzamento del piano industriale, sia sulla cassa integrazione per tutto il 2019, sia sui rientri degli operai in fabbrica.

Il tutto distanza di un paio di settimane dall’incontro romano in cui è stato raggiunto l’accordo per la Cassa integrazione straordinaria in favore di un numero medio di 560 unità (si legge) «fatte salve alcune punte di utilizzo che potranno riguardare, per alcune settimane, un numero più elevato di lavoratori fino a coinvolgere l’intero organico pari a 691 unità».

Cassa integrazione straordinaria ritenuta necessaria per la riorganizzazione e il riavvio del nuovo piano industriale a carico dell’Inps che, secondo le stime della Blutec, prevede una spesa pari a 11,5 milioni. Sul punto i rappresentanti del ministero del Lavoro che deve emanare il decreto hanno fatto mettere a verbale che «la misura richiesta sarà concessa nei limiti delle risorse assegnate». I sindacati (Cgil-Cisl-Uil) non intendono più aspettare e chiedono certezze anche perché, spiegano, i punti su cui non sono arrivate risposte non sono pochi: «C’è grande preoccupazione per tutti i lavoratori Blutec - dicono il segretario nazionale della Fiom Michele De Palma e il segretario generale della Fiom in Sicilia Roberto Mastrosimone - cui si aggiungono i 300 dell’indotto. L’azienda non sta rispettando nessuno degli impegni assunti al Mise a metà dicembre su Metàsalute, sulla copertura di Cometa, sulla corresponsione del welfare aziendale e sul pagamento degli stipendi entro il 15 gennaio per i 130 lavoratori rientrati in fabbrica. L’azienda inoltre non sembra aver versato a Invitalia la prima rata di 4,5 milioni dei 21 milioni che deve restituire».

Una situazione che, spiegano i sindacalisti, fa temere il peggio: «Il rischio è che salti tutto il percorso di reindustrializzazione e di rioccupazione che riguarda complessivamente mille lavoratori. Riteniamo - dicono i due esponenti della Fiom - che questa situazione di incertezza possa creare problemi anche per il rinnovo della Cassa integrazione per il 2019, su cui c’è già un accordo ma siamo in attesa del decreto. Oltretutto per i 62 lavoratori cui è scaduta la Naspi il 31 dicembre, nonostante l’impegno annunciato dal ministro Luigi Di Maio, non c’è stato alcun rinnovo». I sindacati chiedono al prefetto di sollecitare la convocazione di un tavolo ministeriale proprio con il ministro per lo Sviluppo economico che, come si ricorderà, è stato proprio a Termini Imerese, davanti ai cancelli della Blutec, e lì ha preso impegni a sostegno degli operai. Se non giungeranno in tempi brevi le convocazioni, i sindacati sono pronti alla mobilitazione. «Dopo oltre 10 anni – spiegano Leonardo La Piana segretario generale Cisl Palermo Trapani e Antonino Cirivello responsabile Cisl di Termini Imerese – vorremmo non trovarci nella condizione di portare in piazza ancora una volta i lavoratori. Le istituzioni nazionali e regionali intervengano affinché tutte le nubi attorno alla vertenza vengano allontanate. C’è un territorio come Termini Imerese che attende da troppo tempo la rinascita industriale, è ora di far partire la macchina produttiva. Bisogna inoltre pensare a soluzioni occupazionali per l'indotto, intere famiglie che non hanno ancora alcuna certezza sul ritorno a lavoro».

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