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Blutec, a Termini Imerese esplode la protesta degli operai

di Nino Amadore


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3' di lettura

La rabbia a Termini Imerese è esplosa all’ora di pranzo al culmine di una settimana di assemblee, confronti e soprattutto preoccupazioni. Protagonisti gli operai dell’ex Fiat in attesa del via libera alla Cassa integrazione sulla base dell’accordo firmato a Roma il il 7 gennaio. Sotto accusa c’è Blutec, l’azienda che si è preso in carico l’onere di rilanciare il sito industriale, ma anche il governo nazionale. Un presidio sciolto in serata ma ne è atteso un altro nella mattinata di venerdì. Insomma la protesta non si ferma, anzi: agli operai si uniranno alcuni sindaci del comprensorio disponibili a sostenere le rivendicazioni. Fim Fiom e Uilm hanno invitato a partecipare anche i parlamentari nazionali e regionali, eletti a Termini Imerese per sostenere le ragioni dei lavoratori. I sindacati fanno sapere che se dai ministeri del Lavoro e dello Sviluppo non arriveranno risposte sulla proroga della cassa integrazione e sul piano di rilancio della fabbrica che riguarda mille lavoratori (700 Blutec e 300 indotto) saranno intraprese nuove iniziative di lotta.

«Chiediamo un tavolo urgente al ministero del Lavoro e dello Sviluppo economico, siamo molto preoccupati, i lavoratori vogliono certezze sul rinnovo della cassa integrazione e sul futuro del piano industriale per l'area di Termini Imerese» dicono Ludovico Guercio segretario generale Fim Cisl Palermo Trapani, Antonio Nobile segretario provinciale Fim Cisl e Antonino Cirivello Responsabile Cisl Termini Imerese. Il ministro Luigi Di Maio in visita allo stabilimento lo scorso ottobre aveva dato garanzie sulla continuità delle tutele per i lavoratori e sul futuro della vertenza: «Chiediamo di dimostrare concretamente questo impegno» dicono i sindacalisti».

Punto cruciale della vertenza è la mancata attuazione del piano industriale da parte di Blutec cui Invitalia ha chiesto di restituire le somme erogate. «Anche su questo punto l’azienda sta disattendendo gli impegni sottoscritti non avendo ancora pagato la prima tranche - spiegano i sindacalisti -. Il ministero non ha fornito ad oggi nessuna risposta né sulla cassa né sul rilancio industriale del sito termitano, nonostante le richieste del prefetto e del presidente della Regione, a seguito degli incontri con le organizzazioni sindacali. Siamo molto preoccupati».

La risposta alle accuse a Di Maio arriva dai parlamentari del Movimento Cinque Stelle i quali accusano Blutec: «Da parte del governo nazionale c'è il massimo impegno nel trovare la soluzione per i lavoratori di Termini Imerese che meritano la priorità. Blutec, spacciata dalla politica con l'avallo di alcuni sindacati come unica realtà in grado di rilanciare la produzione e dare occupazione, deve immediatamente rispettare i vincoli che le sono stati concessi dal Governo - dicono i portavoce M5S di Termini Imerese Luigi Sunseri (Ars), Antonella Campagna e Loredana Russo (Senato della Repubblica)-. Blutec deve rispettare gli impegni ufficiali presi con il ministero. Il Mise è disponibile ad attivare tutte le iniziative tese a supportare il rilancio del sito e a tutela dei lavoratori e ad oggi permangono le condizioni per l’accordo con Invitalia, purché Blutec provveda al pagamento dei 2,5 milioni già dovuti per la sottoscrizione del primo accordo con Invitalia».  Netta la Fiom-Cgil: «Se Blutec non è in grado, è necessario trovare un'alternativa –dicono Michele De Palma, segretario nazionale Fiom-Cgil, e Roberto Mastrosimone, segretario generale Fiom Sicilia-. Nell'ultimo confronto al tavolo nazionale il ministro aveva dichiarato che avrebbe coinvolto Fca. La situazione sta diventando esplosiva».

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