Analisi

Bmw e Vw multate dalla Ue su concorrenza e emissioni: ecco i motivi e le conseguenze

di Pier Luigi del Viscovo

2' di lettura

Le multe inflitte dalla Commissione UE a Volkswagen e BMW non si basano solo su questioni tecniche molto sofisticate. Ci sono almeno due fronti di analisi che riguardano il rapporto della politica con l'industria.
Uno riguarda i limiti dell'una e i doveri della seconda. Secondo quanto affermato dalla commissaria Vestager, “le case possedevano la tecnologia per ridurre le emissioni nocive oltre quanto richiesto legalmente, ma hanno evitato di farsi concorrenza non usando appieno il potenziale di questa tecnologia per andare oltre quanto richiesto dalla legge”. La sostanza appare alquanto grave.

Tradotto: tu industria non devi solo rispettare le norme che la politica, ultra-legittimamente, ti impone, ma devi interpretarle, condividerle e adottarne lo spirito come guida per le tue strategie. Poco importa se invece tu industria esisti per soddisfare la domanda dei tuoi clienti, che tu sia l'unica intitolata, grazie al tuo capitale di rischio e alla responsabilità di milioni di lavoratori, a interpretarne i bisogni e a stabilire quali soddisfare con la tua offerta e come. Le leggi, spiace doverlo ricordare, si rispettano, senza che sia richiesta la loro condivisione. Dentro il perimetro della legge, ognuno è libero di perseguire le finalità che ritiene opportune. Nella vicenda della riduzione delle emissioni, come in ogni altra attività, non esiste il pasto gratis. Se ottieni un po' più di A, devi rinunciare a qualcosa di B, che siano prestazioni del motore o costo di produzione. Farlo o non farlo resta una facoltà dell'impresa.

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L'altro riguarda la funzione della politica a sostegno dell'industria. Il settore automobilistico è globale: se quello europeo è migliore e più competitivo, quelli asiatici e quello americano ne soffrono. Tutto il diesel-gate si fondava sullo squilibrio commerciale tra USA e Germania, come poi è stato reso chiaro dalla guerra dei dazi. In Europa, gli addetti diretti sono oltre 3 milioni a cui si aggiunge un indotto ancora maggiore. Dalle istituzioni europee ci si attenderebbe che questa fetta di economia venisse, se non protetta, magari tutelata e sicuramente non attaccata. Purtroppo, tutto ruota intorno a un oggetto, l'auto, che non gode né mai ha goduto di una buona immagine. L'opinione pubblica deve avere un bersaglio per abbattere le emissioni clima-alteranti e inquinanti e offrirle l'auto fa buon gioco. Dalle agenzie risulta che Volkswagen stia considerando se reagire legalmente. Questo sarebbe dirompente rispetto all'atteggiamento tenuto in occasione del diesel-gate e anche un segnale importante nella difesa di un prodotto, l'auto, al momento non sostituibile come mezzo di mobilità individuale.

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