Auto

Bmw ignora la crisi dei chip e alza le stime sui margini

La casa di Monaco: «Gli effetti positivi dei prezzi sia per i veicoli nuovi che per quelli usati compenseranno gli effetti negativi sul volume delle vendite»

di Alberto Annicchiarico

La sede di Bmw a Monaco (Reuters)

2' di lettura

La crisi dei microchip per l’automotive è peggiorata nelle ultime settimane. Il collo di bottiglia questa volta non è stato a Taiwan, ma in Malesia. Molte fabbriche specializzate nell’imballaggio dei preziosi componenti, la cui domanda è esplosa a partire dalla seconda metà del 2020, si sono fermate per una forte siccità (le fabbriche di chip hanno bisogno di migliaia di litri al giorno di acqua superfiltrata) e per una nuova fiammata della pandemia da Covid-19. La variante Delta ha colpito duro nel sudest asiatico, Vietnam incluso. E anche a fabbriche riaperte la domanda è alle stelle e mette in crisi la filiera. Nonostante tutto per la tedesca Bmw la crisi dei semiconduttori è un problema superabile. Come? Con prezzi più alti. Succede anche alla concorrenza. Secondo AlixPartners per fare fronte al calo dei volumi le case automobilistiche, su scala globale, hanno aumentato i prezzi in media del 7%.

Bmw, che produce auto premium (ha appena presentato l’innovativo e discusso - soprattutto per il design - suv iX), prevede ora un margine operativo tra il 9,5% e il 10,5%, in aumento rispetto a una precedente previsione del 7% e del 9%. Il Roe per il segmento Servizi Finanziari è stato anche rivisto al rialzo: da 17-20% a 23%.

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«Mentre si prevede che le restrizioni sulla fornitura di semiconduttori influiranno ulteriormente sulla produzione e sulle consegne, gli effetti positivi dei prezzi sia per i veicoli nuovi che per quelli usati compenseranno gli effetti negativi sul volume delle vendite», ha affermato la società con sede a Monaco.

Gli effetti positivi sugli utili avranno un impatto positivo anche sull’utile ante imposte, previsto in aumento significativo. Il free cash flow nel segmento Automotive è ora previsto intorno ai 6,5 miliardi di euro.

Le nuove stime di Bmw sono nettamente migliori di quelle di molte case automobilistiche di tutto il mondo colpite dalla crisi dei chip, che da essere limitata alla prima metà dell’anno è poi perfino peggiorata in estate e promette di non dare tregua ancora per molti mesi, almeno fino alla fine del 2022. Secondo AutoForecastSolutions il danno alla produzione globale potrebbe superare i 10 milioni di vetture in meno nel 2021, con punta massima negli stati Uniti (3,2 milioni), seguiti da Europa (2,8) e Asia (2). Secondo AlixPartners la perdita in termini di produttività sarebbe inferiore (7,7 milioni) ma il danno in termini di fatturato toccherebbe i 210 miliardi di dollari, cifra raddoppiata rispetto alla precedente stima dei primi mesi dell’anno.

Certo, Bmw non è sola, anche se dalla filiale italiana si assicura che gli aumenti, «contenuti», riguardano i prodotti di fascia alta, mentre le serie entry level 1 e X1, che fanno il 50% dei volumi, non hanno subito variazioni.

In ogni caso, come si diceva, anche altre case automobilistiche hanno creato vie preferenziali per la realizzazione dei modelli più redditizi. E la scarsità di scorte nelle concessionarie ha finito per far salire il prezzo sia dei veicoli nuovi che di quelli usati. Adesso bisognerà fare i conti con le risposte del mercato.

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