Credito

Bnl, sciopero generale e lavoratori in piazza

Il contrasto tra azienda e sindacati è focalizzato sul piano di esternalizzazioni. Piano che coinvolge circa 900 lavoratori sugli 11 mila complessivi

di Gerardo Graziola

(FOTOGRAMMA)

2' di lettura

Lavoratori della Bnl in piazza nel secondo sciopero generale della banca in meno di un mese. Uno dei presidi, nella Capitale dove è il quartiere generale dell'istituto del gruppo Bnp Paribas, si svolge sotto la Filiale di Roma della Banca d’Italia in via XX settembre.

Il contrasto tra azienda e sindacati si trascina ormai da mesi ed è focalizzato sul piano di esternalizzazioni voluto dalla banca guidata dall'amministratrice delegata Elena Goitini. Piano che coinvolge circa 900 lavoratori sugli 11 mila complessivi.

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Il primo sciopero si è svolto lo scorso 27 dicembre ed era stato il primo da trent'anni per l'ex banca del Tesoro e soprattutto il primo dell'era francese che l'ha rilevata, a seguito dell'Opa, nel 2006.

Scontro sulle esternalizzazioni

Il piano per le esternalizzazioni riguarda due diversi dossier. Il primo è il progetto ’Pantheon’ con il colosso francese Capgemini al quale Bnl ha deciso di cedere un ramo d'azienda con 250 dipendenti con competenze informatiche (lavorano nel cosiddetto It del core banking).

I sindacati hanno contestato le caratteristiche dell'accordo: governance italiana della newco, iscrizione all'Abi, sede a Roma e garanzie, secondo la banca, ad ampio spettro, compresa la possibilità di rientro alla base a seguito di eventuali tensioni occupazionali che dovessero emergere nei dieci anni di durata del contratto. Garanzie definite insufficienti dai rappresentanti dei lavoratori. Il secondo dossier è quello del cosiddetto back office, per il quale si deve ancora aprire un tavolo negoziale ad hoc. In questo caso l'accordo Bnl lo ha raggiunto con Accenture. Si prevede il trasferimento di vari rami d'azienda che coinvolgono oltre 540 lavoratori dell'istituto romano che lavorano in 23 diverse città italiane. I bancari della Bnl in questo caso verrebbero assunti da Accenture Services and Technologies, una srl controllata da Accenture spa, la filiale italiana della multinazionale della consulenza. Per i sindacati si tratta di operazioni di ‘corto respiro' di cui la banca, in utile, non ha bisogno.

La posizione della banca

La banca in questi mesi, dopo l'ascesa alla presidenza dell'amministratore delegato Andrea Munari che ha sostituito Luigi Abete, non ha commentato se non con un'affermazione fatta dal responsabile delle relazioni industriali, Carlo Fazzi, che al Sole 24 Ore, a dicembre, ha sottolineato come la banca sia “determinata a ricercare soluzioni che consentano alle persone di vivere il passaggio in modo sereno e con la prospettiva di un'occupazione stabile nel tempo”. Nel nuovo piano industriale al 2025 Bnl ha scelto di utilizzare dei partner strategici per affrontare la sfida dell'innovazione tecnologica, ritenendo troppo lunghi i tempi per svilupparla internamente. Nel piano anche nuove chiusure di sportelli che non piacciono ai sindacati. Secondo questi ultimi la banca vuole chiudere 135 filiali su 705 e aprire uffici di consulenza affidati a un migliaio di consulenti incaricati di gestire la clientela più facoltosa distogliendo il focus dal credito a famiglie e imprese.

L'antefatto

Le relazioni industriali in Bnl hanno iniziato a guastarsi l'estate scorsa quando come primo atto dopo la nomina di Goitini, c'e' stato l'annuncio della vendita dell'80% di Axepta (società del ramo dei pagamenti di Bnl) al colosso francese Worldline che ha avuto come corollario il passaggio dei 110 dipendenti della società all'acquirente.

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