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Bob Kennedy e Jim Whittaker alla conquista della vetta

Nel ’65 il senatore scala, con l’alpinista che aveva domato l’Everest, il Monte Kennedy: la cordata diventa amicizia e sogno di un’America migliore

di Maria Luisa Colledani

2' di lettura

Perdersi nel bianco di una cima per ritrovarsi; perdersi tra la folla per capirla e cambiarla dal di dentro: in fondo, alpinismo e politica sono esperienze sovrapponibili, piene di coraggio, speranza e futuro. A raccontarlo è il libro Esploreremo le stelle. Bob Kennedy e Jim Whittaker dai ghiacciai dello Yukon alle elezioni del ’68, scritto da Eleonora Recalcati, sceneggiatrice, ghostwriter e consulente editoriale.

Alle pendici del Monte Kennedy

Serviva questo gioiellino di scrittura e di vette per rivivere un’amicizia, quella fra il senatore democratico e il primo americano a conquistare l’Everest nel maggio 1963, che inizia sulle pendici del Monte Kennedy. Canada profondo, regione dello Yukon: Bob, con una cordata di sette alpinisti, pur senza allenamento specifico ma aveva il fiato delle partite a touch football con i figli nel parco della tenuta di Hickory Hill, arriva in vetta a 4.500 metri dove nessuno mai aveva messo piede. Jim è guida sicura, ma, lassù, nel bianco abbacinante, Bob è solo. È l’impresa con cui elabora gli spari di Dallas, spartiacque della storia, non solo americana. Dopo quel marzo ’65, Bob ha la forza per ricominciare a vivere e sognare un’America migliore dove «“Il molto è poco, e il poco è molto, di questo si occupa la politica che ti fa così schifo”, sorride rivolgendosi a Jim». E quello stesso sogno, dopo più di mezzo secolo, ha spazio anche nel cuore di tenebra di questi nostri tempi disillusi, violenti e razzisti.

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Verso le Presidenziali del 1968

Lo ricorda lo stesso Bob con una poesia di Albert Camus: «Nel bel mezzo dell’odio / ho scoperto che vi era in me / un invincibile amore. / … Ho compreso, infine, che nel bel mezzo dell’inverno, / ho scoperto che vi era in me / un’invincibile estate». E in quegli anni gonfi di sangue e manifestazioni, l’empatia fra Bob e Jim cresce ed è la forza che dà vita alle battaglie per i diritti umani, sociali ed economici: «Tutto quel fuoco in Vietnam brucia anche noi, anche il nostro passato, anche John. Siamo in un’altra era, o cambiamo, o è la fine». L’anelito è quello, cambiare per non morire e Bob Kennedy corre per le Primarie democratiche che porteranno alle Presidenziali del 1968. Jim lo segue e lo supporta, come tutta la sua famiglia.

Il senatore anela alla possibilità di un mondo migliore, come anelava alla bellezza del bianco: denuncia le ingiustizie di un’America black&white, ha il coraggio di affrontare una folla inferocita a Indianapolis a poche ore dall’assassinio di Martin Luther King. È solo, esposto, fragile. Eppure, ha con sé un Paese intero che gli tende mani e speranze. Ha il coraggio di andare incontro alla storia per cambiarla, di andare incontro anche a quegli spari del giugno 1968. Perché, come scrive Alfred Tennyson nell’Ulysses (1833): «Come on, my friends, it’s not too late to seek a newer world». Era il sogno suo, è il sogno di ogni uomo e di ogni donna.

Esploreremo le stelle, Eleonora Recalcati, Ulrico Hoepli, pagg. 164, € 19,90

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