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Boccia: «Fare presto prima che arrivi la bufera della recessione»

Il presidente di Confindustria all’assemblea degli imprenditori etnei rilancia il piano infrastrutturale e la questione Paese: «Non esiste un Sud contro il Nord e le persone valgono per quello che fanno non per la latitudine in cui abitano»

di Nino Amadore


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4' di lettura

«Le persone valgono per quello che dicono e fanno. E non per la latitudine in cui abitano. Occorre evitare di contrapporre una questione settentrionale e una questione meridionale: il Paese ha bisogno di una questione italiana e riprendere la dimensione dell'occupazione. In tutto il Paese (al Nord, al Centro e al Sud) occorre una convergenza per evitare elementi di distonia e occorre una grande coesione». Sta in questa frase il senso del ragionamento del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia intervenuto all’assemblea di Confindustria Catania. Un messaggio chiaro e preciso per chi , in politica, ha lavorato sull’ansia per costruire muri. Ma vale anche per un progetto economico di sviluppo perché non c’è un Sud contro il Nord, ma c’è un Paese che ha bisogno di interventi prima che la «bufera della recessione si scateni».

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Boccia: credito di imposta per investimenti e una politica industriale
Boccia affronta il tema sviluppando un ragionamento franco con il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci e in generale alla politica manda a dire: «Bisogna aprire una stagione nuova nel Paese che è quella di passare dal conflitto alla collaborazione per la competitività». Collaborazione per la competitività a prescindere dalle latitudini: «Più che un piano straordinario per il Mezzogiorno occorre un'attenzione a tutto il Paese puntando allo sviluppo utilizzando le risorse che abbiamo e facendo della questione temporale una grande questione del Paese - dice Boccia - : in quanto tempo facciamo le cose che diciamo è la sfida di tutti noi. Più che defiscalizzazione occorre un credito di imposta per investimenti e una politica industriale in tutto il Paese».

«Non andare in Europa per chiedere più deficit»
Sulla strada da seguire i punti fermi sono già segnati. Per esempio in Europa che non va usata «come alibi per non affrontare la questione italiana - dice Boccia -. E non bisogna andare in Europa per chiedere più deficit per incrementare il debito pubblico del Paese. Dobbiamo invece essere protagonisti nella stagione riformista europea in cui andare a chiedere un piano trasnazionale massivo di infrastrutture che si aggiungono a quelle nazionali da mille miliardi di euro per tutti i paesi d'Europa eventualmente finanziabili con l'eurobond . Significherebbe elemento di competitività tra tutti i Paesi d'Europa e attivazione di cantieri. Significherebbe una politica anticiclica insieme a una politica monetaria. Draghi sta facendo una bellissima operazione: una politica monetaria anticiclica, ma manca un pezzo ovvero una politica economica anticiclica».

«Abbattere il cuneo fiscale e detassare i premi di produzione»
Le infrastrutture sono la chiave e in Italia è possibile fare le cose, superando il nodo temporale. Per esempio andando «oltre lo sblocca cantieri . Il modello Genova è il modello che potremmo prevedere: individuare commissari, opere strategiche e fare quanto prima - dice Boccia -. Dobbiamo accelerare se è vero come è vero che sta arrivando un uragano dobbiamo reagire. Sul fronte del credito potenziare sempre di più il fondo di garanzia nazionale. Fare in modo che i flussi dei Pir arrivino alle aziende non quotate con collaterali di garanzia immobiliare. E poi: abbattere il cuneo fiscale il che significa riduzione delle tasse e contributi dei lavoratori italiani, detassare i premi di produzione».

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Confindustria Catania: piano in quattro punti per lo sviluppo del Sud
Dal canto suo il presidente di Confindustria Catania (circa 600 associati tra cui multinazionali come StM e Pfizer, Enel e Sibeg per un totale di 17mila dipendenti), Antonello Biriaco, propone un piano in quattro punti per riavviare lo sviluppo del Mezzogiorno. «Il cronoprogramma degli interventi essenziali è a tutti noto – ha detto Biriaco -: una riforma fiscale organica che riduca il cuneo che in Italia è di ben 10 volte superiore rispetto alla media europea; una politica energetica che riequilibri i costi sostenuti dalle nostre imprese con quelli degli altri Paesi dell'Unione; interventi sull’0occupazione non basati su sussidi, ma su politiche efficaci indirizzate all’aumento dei posti di lavoro ed all'innalzamento delle competenze. Per il Sud, non un generico impegno sul suo rilancio, ma una strategia precisa e univoca per sanare gli squilibri che lo penalizzano. Più investimenti pubblici sulle infrastrutture, sostegno all’innovazione e a favore di industria 4.0, massiccio rilancio del credito d'imposta per gli investimenti».

Per Biriaco bisogna «partire dall’applicazione concreta della clausola del 34% di spesa ordinaria da destinare alle regioni meridionali, come già previsto dal Decreto Mezzogiorno, sarebbe un buon inizio. E la nomina di Giuseppe Provenzano al ministero per il Sud ci fa ben sperare. Ma ciò che nel nostro territorio ha assunto carattere emergenziale è la carenza ormai cronica della dotazione infrastrutturale. Non possiamo pensare di essere innovativi e concorrenziali se non corriamo alla stessa velocità dei nostri competitor».

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