CONFINDUSTRIA

Boccia: ora attenti a scegliere le priorità per il Paese

di Luca Orlando


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3' di lettura

Avanti con le infrastrutture, con le politiche per il lavoro, scegliendo con cura le priorità in vista della prossima manovra di bilancio. All’indomani del voto europeo che ha premiato la Lega spostando a suo favore gli equilibri del Governo, Vincenzo Boccia non entra nel merito del futuro a breve dell’esecutivo, “chiedete a Salvini e Di Maio”, ma ribadisce le priorità delle imprese, guardando anche all’ampia fascia di italiani che non si è recata alle urne.

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«C’è un partito dell’astensione che deve fare riflettere tutti – spiega il presidente di Confindustria a Busto Arsizio, a margine dell’assemblea dell’Unione degli Industriali di Varese – che non crede ad un cambiamento positivo. Il prossimo passo per noi deve però essere quello di trattare per avere un Commissario di rango in Europa: se l’Italia vuole svolgere un ruolo riformista in Europa deve avere posizioni strategiche importanti».
L’altra priorità – aggiunge Boccia – è quella di aprire un fronte sulla prossima manovra finanziaria, per affrontare una manovra non facile.
«Serve un piano a medio termine che metta al centro le infrastrutture , un’operazione anticiclica, il che significa aprire i cantieri. Poi si dovrà pensare ad una manovra finanziaria i cui numeri sono rilevanti: bisogna stare attenti a scegliere le priorità per il Paese».

Sul fronte industriale, per Boccia è positivo l’accordo che si profila tra Fca e Renault-Nissan, “bellissima operazione dal punto di vista strategico”.
«Da tempo – chiarisce – auspichiamo che nascano giganti europei, in questo caso si è andati molto oltre: un grandissimo in bocca al lupo a Fca e a John Elkann. Detto questo, non entriamo nel merito delle strategie d’impresa ma mi pare che la direzione di marcia sia quella di un orgoglio molto italiano di questa operazione».

Nel corso del proprio intervento, Boccia ha ribadito la necessità di lavorare per un’Europa unita, perché di fronte alle nuove priorità strategiche della Cina, che cerca rotte per conquistare il mercato europeo e alle scelte di Trump, tra reshoring e protezionismo, «la sfida oggi è tra Europa e mondo esterno - spiega - e non tra singoli paesi europei».

Diciamo sì alla Tav e alle infrastrutture - aggiunge - e no alla procedura d’infrazione. «Dobbiamo capire che lo sforamento per spese ordinarie e non per investimenti, su cui invece saremmo d'accordo, ma per fare debito pubblico, è un elemento che riguarda solo l'Italia e non l'Unione Europea. La campagna
elettorale è finita. Bisogna terminare con le facili promesse per entrare nella fase del realismo e del pragmatismo del Paese».

È cruciale per Boccia che l’Italia continui a giocare un ruolo di primo piano in Europa, senza isolarsi o facendosi a sua volta isolare, avviando una trattativa di alleanze «a partire dalla Francia» per la nuova presidenza delle Bce e puntando ad ottenere un commissario di rango. Dunque Industria, Commercio, Mercato interno o Concorrenza, «perché gli altri sono ruoli di serie B». L’idea di fondo - chiarisce Boccia - è che l’Italia possa essere protagonista di una stagione riformista in Europa.

Al Governo Boccia chiede maggiore attenzione sia sulle politiche che sul linguaggio, spesso responsabile dell’impennata dello spread: «se aumenta solo con le parole dobbiamo stare attenti, è una magia che le imprese italiane non meritano. «Per i fondamentali della nostra economia - aggiunge - l’Italia non può avere un tasso di crescita inferiore alla Francia e uno spread superiore a quello della Spagna».

L’invito indiretto a Lega e Movimento Cinque Stelle è quello di passare da un contratto di Governo in pochi punti ad un’idea globale di Paese, con una visione di medio lungo termine. «E vorrei ricordare - conclude - che il 50% degli italiani non ha votato, non è un bel segnale. Pensano forse che sia inutile, che tanto non cambia niente. Invece si deve cambiare in meglio e non in peggio. E questa è la sfida che l'industria italiana lancia alla politica del Paese».

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