ASSEMBLEE

Boccia, rimettere l’impresa al centro per puntare sullo sviluppo

di Luca Orlando


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Vincenzo Boccia

3' di lettura

Un miliardo di ricavi aggiuntivi in bilancio il prossimo anno, solo da Internet delle cose, spiega Alessandro Cremonesi. Tre miliardi di persone connesse alla rete in più nel mondo entro il 2020, aggiunge Fabio Vaccarono. E poi robot collaborativi in grado di aiutare gli umani, spiega Lorenzo De Michieli.

Le previsioni di due aziende leader nell’hi-tech, Stm e Google, e i video presentati dall’Istituto italiano di tecnologia, danno il senso della rapidità della rivoluzione in corso.

Ed ecco perché occorre scegliere, per non restare in mezzo al guado in un posizionamento competitivo incerto. Prepararsi e agire, per non farsi travolgere dai cambiamenti in atto. In sintesi - spiega Fabio Porro davanti agli imprenditori riuniti in assemblea a Cernobbio - occorre avere una visione, una strategia.

Una scelta, spiega il presidente di Unindustria Como, che deve riguardare anzitutto il territorio, contesto cruciale per garantire competitività all’intero sistema produttivo.

Per Como, naturalmente, il benchmark non può essere la grande metropoli europea, ma città giovani o sostenibili che hanno scelto con determinazione la propria vocazione, come Friburgo, Anversa, Lubiana o Tallin. «Che sia digitale o green - spiega Porro - culturale o creativa, si tratta di aree che hanno scelto e ottenuto l’obiettivo, diventando attraenti».

Investire sull’attrattività, d’impresa ma anche del territorio, è per Porro la strategia corretta, da implementare anche attraverso una rigenerazione complessiva. «Tecnologia e urbanistica - spiega - sono due potenti strumenti che se ben utilizzati possono convertire aree di trasformazione urbana in cluster creativi». Un esempio è il parco scientifico e tecnologico di Lomazzo ComoNext, incubatore di start-up che ha portato a nuova vita un’area industrial dismessa. «Ogni giorno, qui - spiega Porro - entrano 600 persone che lavorano,creano, innovano: quale altra azienda ha assunto negli ultimi cinque anni così tanti addetti?».

La disponibilità delle nuove tecnologie pone le aziende davanti a scelte complesse, con rischi ma anche grandi opportunità, da cogliere puntando anzitutto su orientamento e formazione. «Il nodo - aggiunge Porro - sarà quello delle competenze necessarie per svolgere i lavori disponibili, che andranno ad evolversi più velocemente di quanto i lavoratori riusciranno ad adattarvisi».

Giovani, insegnanti e imprese devono dunque impegnarsi in questo percorso, per imparare a gestire i cambiamenti senza esserne travolti, in un percorso complessivo teso ancora una volta a valorizzare il grande patrimonio manifatturiero esistente.

Da sostenere senza più «guardare il futuro attraverso lo specchietto retrovisore» ma rilanciando drasticamente la produttività del lavoro, investendo certo in nuove tecnologie ma anche riducendo alcune rigidità strutturali. Un impegno che deve coinvolgere sindacati, imprese e Governo e che deve portare anche alla soluzione di nodi “fisici” reali, come il gap infrastrutturale che penalizza il territorio, o ancora il peso della burocrazia che grava sul sistema produttivo.

«La maggior parte di noi - spiega Porro - è concorde nel chiedere allo Stato di essere messa nelle condizioni di lavorare, per competere ad armi pari con le aziende di altri paesi non afflitte da pesanti oneri burocratici».

Porro lancia così un appello alla politica, candidando il territorio come nuova area di economia speciale, con l’Europa che dal 2021 riaprirà le valutazioni per la concessione di questo status.

«Un’area con semplificazioni burocratiche e tassazioni contenute per i nuovi insediamenti diverrebbe estremamente competitiva».

E la competitività - spiega il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia chiudendo i lavori dell’assemblea - è l’obiettivo che l’Italia deve raggiungere, anche grazie all’inserimento progressivo di Industria 4.0, «portatrice di alto valore aggiunto, investimenti, produttività».

L’impresa - aggiunge Boccia - deve essere messa al centro della politica economica perché è il luogo in cui si genera la crescita, e «la questione industriale diventa così questione nazionale, che l’intero paese deve saper cogliere». Ricette facili non ne esistono, aggiunge, anche se riduzione dell’Irpef, flat tax e sussidi possono apparire belle e affascinanti.

La strada maestra resta invece quella del sostegno alle imprese, attraverso la realizzazione di infrastrutture o la conferma di iperammortamento e superammortamento. Al Governo un invito a proseguire sulla strada delle riforme, «con la speranza, che dopo un mese passato a parlare di elezioni, si torni a discutere di politica economica».

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