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Bocciato a scuola, conquista la Silicon Valley: la storia di Marco Palladino

dal nostro corrispondente Stefano Carrer

3' di lettura

Come essere bocciati alle scuole superiori a Milano e poi conquistare la Silicon Valley: e' la storia di Marco Palladino, 29 anni, Chief Technology officer e co-fondatore della startup tecnologica Mashape, ribattezzata di recente Kong.
Trasferitosi a San Francisco a 20 anni, senza soldi e con l'assillo del problema del visto, in tempi relativamente brevi e' riuscito a far decollare l'impresa, che finora ha raccolto in totale dagli investitori della Silicon Valley 30 milioni di dollari. Nell'ultimo anno l'azienda e' passata da 15 a 50 dipendenti tutti giovanissimi (e molto ben remunerati per un lavoro senza orari). E conta di accelerare la crescita. “Sono a Tokyo per cercare di promuovere il nostro business in Asia e incontrare clienti e partner, prima fra tutti Rakuten. Poi andrò in Corea e in Australia”, afferma Palladino, aria da perfetto ragazzo in carriera. Non male per un bocciato al quarto anno di scuola superiore, al “Leonardo da Vinci” di Milano.

Italiani all'estero: come conquistare la Silicon Valley

“L'anno in cui fui bocciato avevo iniziato a collaborare con alcune aziende italiane per vendere software e mettere da parte qualche spicciolo. Io sono un programmatore autodidatta: sviluppo da quando avevo 13 anni. Diciamo che studiavo solo quello che mi interessava e non mi ritrovavo in una scuola che mi pareva troppo ancorata a tradizioni che non cambiano”. Riusci' comunque a finire il liceo e, just in case ma solo per formalità transitoria, iscriversi a Scienze Politiche, il che duro' ben poco.
Dalla fame al successo. “Sono andato via dall'Italia per andare negli States quando avevo 20 anni: San Francisco e la Silicon Valley sono il posto migliore per sono il luogo migliore per fare impresa tecnologica, con un ecosistema irripetibile altrove”. Inizialmente erano in tre italiani (con Augusto Marietti e Michele Zonca) e nei primi tempi la situazione fu molto difficile: dal problema del visto a quello di mettere insieme il pranzo con la cena (“Andavamo nei Meetups per avere la pizza gratis”). Marietti, in particolare, ha una storia simile alla sua, parallela e condivisa, con la differenza che era un ragazzo romano venuto a studiare a Milano e non un milanese.
“A San Francisco abbiamo cercato di fare più network possibile, per cercare di conoscere imprenditori e potenziali finanziatori. Costruire una rete di contatti e' fondamentale. E lo si fa anche su Internet”.

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Angel investors. Gli appoggi di Angel Investors cominciarono ad arrivare. Con i primi 50mila dollari, attraverso un contratto firmato sul tavolo della cucina di Travis Kalanick, il fondatore di Uber, operazione che convinse poi ad aderire un imprenditore italiano. La disponibilità arrivo' a 100mila dollari, utilizzati per migliorare il prodotto e farsi conoscere meglio. Fino cosi' alla seconda tappa nel 2013, con altri 7 milioni in arrivo da fondo personale di Jeff Bezos (boss di Amazon) e altri investitori, tra cui indirettamente Eric Schmidt di Google. La svolta successiva e' arrivata la scorsa primavera, con i 18 milioni di dollari messi sul piatto dalla Andreessen-Horowitz, con la partecipazione di investitori precedenti come CRV e Index Ventures. Poteva una storia cosi' accadere in Italia?

Ecosistema irripetibile per startup. “No. Soprattutto nel 2010, quando abbiamo fatto partire l'azienda, c'era un sistema di venture capital in Italia molto piccolo: non sarebbe stato possibile fare granché se fossimo rimasti. Un ecosistema sbagliato, poco propenso a scommettere sui giovani, magari con la preoccupazione che poi questi ragazzi sarebbero spariti in America a divertirsi. Oppure, se anche disposti a finanziare, con la richiesta di quote eccessive”.
“Fare impresa non dev'essere necessariamente una questione di orgoglio nazionale - continua Palladino - . Io sono un imprenditore, devo andare dove c'e' più opportunita' di avere successo e di creare più valore possibile.
Ma cosa potrebbe fare l'Italia per diventare essa stessa un ecosistema più favorevole alle starutp tecnologiche? “Pensiamo a Israele. Non ha l'ambizione di replicare la Silicon Valley. Loro sponsorizzano attività startup gia' con l'idea di lanciarle sulla Silicon Valley. Anche l'Italia può essere una buona rampa di lancio per aziende sviluppate inizialmente in Italia, ma che poi vanno dove conviene andare per il loro mercato di riferimento”.

Kong e' un prodotto infrastrutturale che lavora con la community degli sviluppatori (oltre 100mila nel mondo) e con l'enterprise: e' in sostanza un software che permette di proteggere e mettere in sicurezza le API (Application Programming Interface), tecnologia che permette a un server di comunicare con un altro server. Un mondo che “sta registrando un forte cambiamento - conclude Palladino - e' una transizione in cui siamo riusciti a occupare una nicchia di mercato molto promettente”.

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