Export e Musica

Bocelli, Zucchero e Calcutta: perché sempre più italiani cantano a Londra

Dai maestri del bel canto agli alfieri dell’indie nostrano. Si moltiplicano gli artisti del Bel Paese che si esibiscono in Inghilterra. Fa «curriculum» e ci sono gli incentivi. E poi la crescente comunità italiana della City è garanzia di pubblico

di Simone Filippetti


Andrea Bocelli a sorpresa incanta Capri con Ave Maria di Schubert

4' di lettura

LONDRA - Le pagine centrali dell’Evening Standard, giornale del pomeriggio che viene regalato nella metropolitana di Londra, sono dedicate al gossip e agli spettacoli: traboccano di pubblicità di concerti. Decine e decine di inserzioni di musica pop, rock, classica. Un fenomeno tipicamente britannico: i concerti costano tanto, ce ne sono a decine e fanno tutti sold out con mesi di anticipo. Tra le decine di locandine spicca il viso di Andrea Bocelli: a ottobre la rock star-lirica sarà tutto il mese in giro per la Gran Bretagna, da Birmingham a Leeds, da Belfast a Glasgow, con il concerto conclusivo a Londra.

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Bocelli come «Big Luciano»
La pubblicità informa che molte date sono già esaurite e che nella capitale Bocelli radunerà i suoi fan alla O2 Arena, il mega palazzetto indoor dove suonano solo i grandi (i Muse due settimane fa e Celine Dion il prossimo anno, già tutto esaurito fin da ora). Il «tenore più amato di tutti» in Uk ha pure fatto un duetto con il fenomeno Ed Sheeran, riproponendo, 20 anni dopo, l’abbinata pop-lirica lanciata dal suo maestro spirituale Luciano Pavarotti. Lo stesso «Big Luciano», il più grande cantante lirico di tutti i tempi, fece diventare poi diventare l’abbinamento un franchise coi suoi concerti benefici Pavarotti & Friends che toccarono apice con Miss Sarajevo, il celeberrimo duetto con Bono, gli U2 e pure la leggenda Brian Eno.

Tra Nek e i Lacuna Coil
Bocelli, unico italiano nella storia ad avere 8 album nella Top10 degli Stati Uniti, assieme a Laura Pausini è anche l’unico nostro artista in attività a poter vantare un seguito oltre i confini nazionali. Eppure in Inghilterra c’è un fenomeno nascente: la «Expat Music» per gli italiani. Se il tenore leggero prestato al pop ha così tanti fan in tutti i Paesi da potersi permettere un vero e proprio tour in tutto il Regno Unito, altri lo seguono con tappe nella sola Londra. La stagione natalizia della italo-music inizierà a Londra con Nek. Filippo Neviani da Sassuolo, Emilia profonda, che si impose nel 1997 a Sanremo con l’instant classic Laura non c’è, è un altro «brand» da export. Poche settimane fa gli italianissimi Lacuna Coil, band di metal rock di culto tra i fan, ha fatto un’apparizione da Rough Trade, il negozio di dischi più famoso di Londra in vista di un mini tour inglese sempre a ottobre.

Se il sold out è più facile a Londra che ad Ancona
Tra il metallo pesante, Bocelli, Nek e persino Calcutta, il vate dell’indie nostrano in cartellone allo Shepherd’s Bush Empire, sarà un autunno da «operazione nostalgia» per tutti gli italiani che vivono all’estero. Ma niente di più lontano dal clima «paisà» alla Toto Cutugno che è andato avanti per decenni all’estero a cantare, con successo immarcescibile, L’italiano, una canzone che sembra scritta apposta per l’emigranto in stile film di Carlo Verdone. La Expat Music è invece semplice demografia e dunque economia. Con 700 mila connazionali ufficiali, più quelli «in nero», di cui 400mila a Londra, l’Inghilterra è il secondo paese italiano dopo l’Italia. E la capitale è di fatto la settima città italiana per abitanti, davanti a Bologna e Firenze. Logica conclusione che gli organizzatori dei tour includano anche Londra nei tour «nazionali». Con questi numeri, per un cantante italiano oggi può risultare più facile fare sold out con pubblico tricolore a Londra che ad Ancona o Salerno. Senza contare che cantare a Londra, soprattutto nel caso di un emergente, fa «curriculum». Dà punteggio che puoi rivenderti in patria con i local promoter. Meglio ancora se riesci ad avvalerti dei contributi istituzionali di enti come Italia Music Export.

Zucchero alla Royal Albert Hall
In primavera, invece, sarà la volta di un altro pezzo da 90: Zucchero. A novembre uscirà D.O.C., il nuovo album del multi-disco di platino. La popstar internazionale, nonché l’uomo che iniziò Pavarotti al pop (vedi alla voce Miserere), è sempre stato uno dei pochi ad avere una audience internazionale fin da subito. Memorabile la versione inglese di Senza una donna (Without a Woman) in duetto con Paul Young, altro mostro sacro degli Anni Ottanta: un po’ perché si rifaceva apertamente al blues, con uno stile in forte debito con Joe Cocker, un po’ per le ospitate di musicisti stranieri e le canzoni infarcite di inglesismi. Da anni i suoi tour fanno tappa all’estero: è ospite fisso alla Carnegie Hall di New York.

La staffetta Zucchero-Bocelli
La Per Zucchero il prossimo 10 e 11 giugno si apriranno addirittura le porte della Royal Albert Hall, la sala concerti costruita a fine Ottocento dalla Regina Vittoria in onore di suo marito, il Principe Alberto morto prematuramente, uno dei templi mondiali della musica. Non fa i numeri della 02 Arena, 5mila posti o i 20mila del Millennium Dome, ma è un Olimpo riservato solo a pochi. Il concerto di Zucchero chiuderà un cerchio ideale per la Expat Music. Andrea Bocelli seguiva Zucchero in tour ai tempi di Miserere: a lui era affidata la parte lirica del brano, in studio cantata da Pavarotti. Quando a Sanremo 1994 il tenore toscano vinse nella categoria Giovani proposte, la sua canzone Il Mare calmo della sera era sta scritta proprio da Adelmo Fornaciari, con lo pseudonimo di Malise. Corsi e ricorsi storici: Oro, Incenso & Birra, recentemente celebrato con una ri-edizione per il 30ennale, fu per molti anni l’album italiano più venduto delle storia, con 8 milioni di dischi. A scalzarlo dal trono fu proprio Bocelli, con Romanza, ancora imbattuto. Zucchero-Bocelli, una staffetta da esportazione.

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