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Boeing blocca da gennaio la produzione del 737 Max

L’azienda garantirà il posto di lavoro ai 12mila dipendenti direttamente impegnati sul progetto. Ma non c’è una data per riprendere l’attività. A causa degli incidenti, le autorità rinviano almeno fino a febbraio qualunque ricertificazione

di Marco Valsania

Boeing avvisa compagnie per problema sulle ali dei 737

L’azienda garantirà il posto di lavoro ai 12mila dipendenti direttamente impegnati sul progetto. Ma non c’è una data per riprendere l’attività. A causa degli incidenti, le autorità rinviano almeno fino a febbraio qualunque ricertificazione


3' di lettura

New York - Boeing ferma la produzione del 737 Max. Una sospensione che definisce «temporanea», a partire da gennaio. Ma che non ha scadenza, è a tempo indeterminato. E rappresenta la prova di come lo scandalo degli incidenti fatali dei quali è stato protagonista il suo aviogetto non sia stato risolto, né sia vicino a una soluzione. Il titolo a Wall Street ha ceduto quasi il 5% non appena si sono diffuse le voci di probabili stop della produzione, poi confermate.

Nessuna ricertificazione in vista
La decisione, presa al termine di un incontro di due giorni del consiglio di amministrazione, è la conseguenza diretta del fatto che le autorità americane e internazionali hanno ormai tolto ogni illusione al re statunitense del settore aerospaziale: nessuna certificazione a riprendere i voli del 737 è in arrivo entro fine anno, e neppure all’inizio dell’anno prossimo.

Stop agli impianti
Lo stabilimento di Renton, nell’area di Puget Sound dello stato di Washington, che sforna i 737 Max e dà lavoro a 12mila dipendenti avrà i cancelli di fatto sbarrati dopo Capodanno e la prevista pausa natalizia. Hangar e catena di produzione saranno messi in naftalina. Boeing si è impegnata a minimizzare l’impatto per i lavoratori: buona parte verrà trasferita ad altri impianti nell’area. Dovrebbe inoltre restare attiva una piccola linea di produzione dedicata a una versione precedente del 737 destinata all’aviazione della marina militare.

A Renton si lavora
«In questo periodo, è nostra intenzione che i dipendenti colpiti continuino a lavorare su progetti legati al 737 oppure siano riassegnati ad altre squadre nel Puget Sound», ha fatto sapere l’azienda. Parte della ragione per tenere in qualche misura operativa la struttura di Renton è legata in realtà a priorità aziendali: è lo stabilimento forse più sofisticato e innovativo della Boeing, la quale vuole scongiurare una paralisi completa che potrebbe danneggiare in seguito le possibilità di riattivarlo.

Preoccupazioni nell’indotto
Ma lo shock, nonostante le misure per ammortizzarlo, è profondo. L’indotto, i fornitori di componenti e servizi per il velivolo incriminato, risentirà pesantemente del blocco. Boeing è inoltre la principale azienda manifatturiera americana sul fronte dell’export e i modelli 737 sono da sempre i più popolari della flotta, con l’ultima incarnazione immaginata come il velivolo del futuro, in grado di tener testa alla sfida di efficienza e tecnologia portata dall’europea Airbus. Oltre 700 dei velivoli sotto accusa sono invece fermi a terra da mesi e e non è chiaro il destino dei cinquemila che ha complessivamente venduto, una cifra da best-seller. Ben 400 aerei sono sati prodotti solo da quando il blocco dei decolli è stato decretato lo scorso marzo, parcheggiati in aree desertiche del Paese.

Aspettando febbraio
Nei giorni scorsi il responsabile dell’autorità di supervisione dell’aviazione civile Faa, Steve Dickon, aveva incontrato il chief esecutive nella bufera di Boeing, Dennis Muilenburg, per comunicargli l’ultima cattiva notizia: un eventuale nuovo via libera ai 737 Max a tornare in servizio potrebbe non arrivare prima di metà febbraio se non oltre. E gli ha ordinato esplicitamente di ritirare dichiarazioni ottimistiche fino a quel momento rilasciate dai vertici del gruppo e che ancora vedevano decolli a cavallo di fine anno.

Ipotesi insabbiamento
Il caso è esploso dopo due incidenti fatali del 737 Max tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019 in Indonesia e Africa che sono costati la vita a 346 persone. Nel mirino è finito un nuovo sistema di pilotaggio automatico (Mcas) che corregge automaticamente l’angolo di volo e il cui cattivo funzionamento, con l’impossibilità di disattivarlo da parte dei piloti e la carenza di ulteriori sistemi di sicurezza, appare causa dei due disastri. Scarso addestramento e istruzioni fornite da Boeing avrebbero contributo alla tragedia. I riflettori sono però puntati soprattutto sul fatto che l’azienda, e le stesse autorità di regolamentazione, potrebbero aver insabbiato critiche interne alla sicurezza del velivolo. Avrebbero trascurato controlli e verifiche nella fretta di sviluppare e mettere in servizio un nuovo modello anti-Airbus. Da marzo Boeing è scivolato del 25% in Borsa e il ceo Muilenberg è stato parzialmente esautorato, perdendo la poltrona di presidente. Da aprile Boeing aveva già ridimensionato la produzione mensile del velivolo a 42 unità al mese da 52, prologo della fermata totale.

PER APPROFONDIRE:
La crisi del Boeing Max rilancia Airbus
Come sono caduti i due Boeing 737 Max
Iata prevede frenata dei profitti mondiali

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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